Presentazione Lista Ingroia (RIVOLUZIONE CIVILE)

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Italia dei Valori di Ciampino su La7 [12-10-212]

Nel programma “L’aria che tira” di La7 del 12-10-2012:
minuto 22: Barbato inizia il discorso su Vincenzo Maruccio
minuto 25: Barbato da del “miserabile” a Vincenzo Maruccio
minuto 29: Oscar Tortosa
minuto 30: Sandro Salvi
minuto 30: Costantini – Nuovo commissario pre la regione Lazio di IDV
minuto 31: Il Segretario IDV di Ciampino – Enrico Isidori
minuto 32: Il Candidato a Sindaco per le scorse elezioni per IDV – Elio Santoro
minuto 32: un militante IDV giovani di Ciampino – Luca Salandra

de Magistris spiega la sua opinione sul movimento a 5 stelle

Monti: l’uomo che negava l’evidenza (di Antonio Di Pietro)


In nove mesi di governo il professor Mario Monti ha perso anche la sua proverbiale sobrietà. Quando aveva preso il posto di Berlusconi anche noi dell’Italia dei Valori ci eravamo detti che almeno nello stile, se non nella sostanza, le cose sarebbero cambiate. Adesso invece Monti somiglia sempre di più al suo predecessore.

Trova ogni giorno un colpevole nuovo per i suoi insuccessi, millanta risultati eccezionali dei quali solo lui si accorge e ora, proprio come faceva Berlusconi, si è anche messo a negare l’evidenza.
Ieri Monti ha dichiarato di “vedere la fine della crisi”. Beato lui. I cittadini italiani, invece, vedono il baratro e i dati reali danno ragione a loro, non alle illusioni di Monti. Siamo in recessione e non si intravede un’inversione di tendenza. Negli ultimi anni la produzione in Italia è calata del 3%. Nello stesso periodo quella della Germania, nonostante la crisi abbia morso lì più che da noi, è cresciuta di oltre il 6%.
Il consumo interno cola a picco, come è ovvio visto che nessuno ha più soldi da spendere. Quanto a investimenti esteri è peggio che andare di notte.
Nonostante lo scalpo dell’art. 18 dall’estero non arriva niente, e lo si capisce visto che in materia di burocrazia e corruzione, le vere note dolenti, è stato fatto ben poco. Le banche hanno preso immensi prestiti agevolati dalla BCE, ma non hanno riaperto il credito se non con interessi da strozzo: quelli sui mutui sono cresciuti di oltre il 100%.
Il tasso di disoccupazione ufficialmente è intorno all’11%. Le cifre reali però sono molto più pesanti, se si tiene conto di chi il lavoro proprio non lo cerca più o di chi lavora pochi giorni al mese. Solo un lavoratore su tre, infatti, ha un regolare contratto, gli altri sono esposti ai capricci del precariato. In questa cupa classifica il nostro Paese è al penultimo posto in Europa. Ma a settembre, come ha già informato il ministro Fornero, la situazione peggiorerà. Sono previsti, infatti, migliaia di nuovi licenziamenti in seguito ai fallimenti.
Questa è la situazione reale. I miglioramenti, del resto molto limitati e ipotetici, di cui parla Monti sarebbero casomai una conseguenza delle decisioni annunciate dalla BCE, la cui efficacia è però tutta da verificare, visto che queste sono esposte ai verdetti della Corte Costituzionale tedesca e agli equilibri politici in Germania.
Ma la verità è che in Italia noi dobbiamo fronteggiare due crisi: quella internazionale e quella specifica italiana. Senza risolvere la seconda, la ripresa resterà nelle favole di Monti. Finora sulle specifiche difficoltà italiane l’esecutivo ha fatto solo grossi danni. Così, alla resa dei conti, la sola risorsa alla quale il sobrio Monti può affidarsi è quella tipica del guitto Berlusconi: spararle grosse, come ha fatto ieri.
Purtroppo proprio nel giorno in cui ha perso la vita Angelo Di Carlo, l’operaio che dopo anni e anni di precariato si era dato fuoco per protesta di fronte a Montecitorio e ai cui familiari voglio esternare la mia assoluta vicinanza e solidarietà. Lui, come i tanti lavoratori e imprenditori che si stanno suicidando senza che la stampa ne parli, la fine della crisi proprio non riusciva a vederla. E neppure noi.
http://www.antoniodipietro.it/2012/08/monti-luomo-che-negava-levidenza

Agenzia Asca 10 agosto 2012: Di Pietro, Idv oggetto di calunnie solo perché chiede la verità

link all’articolo originale di Antonio Di Pietro:
http://www.antoniodipietro.it/2012/08/tutti-zitti-per-portare-rispetto-ma-i-cittadini-vogliono-verita-e-giustizia

lettera del senatore Gotti di IDV sulle responsabilità di scoprire chi ha ucciso i pm Falcone e Borsellino

Enrico Letta

Enrico Letta

LA MAFIA HA ANCHE BISOGNO DELLE FALSITÀ DI ENRICO LETTA

“Il condensato di ipocrisia dell’articolo ‘Chi sporca il ricordo’, firmato da Enrico Letta, impone una risposta perché, per bassa politica, prende a prestito gli scenari tragici delle stragi e del massacro di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e degli uomini in divisa. Questa è una cosa insopportabile”. E’ quanto scrive il sen. Luigi Li Gotti, responsabile del dipartimento giustizia dell’Italia dei Valori, in una lettera pubblicata sul quotidiano ‘L’Unità’.
“Enrico Letta è costretto, per confezionare la sua sporca operazione di bassa politica, a rinnegare i fatti o a cancellarli dalla memoria. Mi tocca ripetere cose risapute, sia pure in forma didascalica.
1. Nel tempo intercorrente tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, venne avviata dal ROS una cosiddetta trattativa, per il tramite di Vito Ciancimino, con Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.
2. Per coltivare quest’iniziativa, il capitano De Donno, stretto collaboratore del colonnello Mori, chiese al Ministro della Giustizia, Claudio Martelli, una sorta di ‘copertura’ e di aiuto (così ne ha riferito Martelli), per una possibile controfferta a Cosa Nostra.
3. Il Ministro Martelli rifiutò la richiesta e si lamentò dell’iniziativa, ritenuta spregiudicata, con il Ministro dell’Interno, Nicola Mancino.
4. Il Ministro Nicola Mancino, negò di aver mai saputo dell’iniziativa del ROS e negò d’aver mai ricevuto le lamentele di Martelli.
5. La Procura di Palermo, nell’ambito del processo in corso a carico di Mori ed altri, decise di chiedere il confronto in Aula tra Mancino e Martelli.
6. Mancino, infastidito dal rischio di dover sottoporsi al confronto, chiese aiuto al Quirinale, al fine evidente di evitare il confronto.
7. Sono ampiamente documentate le numerose telefonate e conversazioni di Mancino con il consigliere giuridico del Presidente della Repubblica.
8. E’ ampiamente documentata la strada che si decise di percorrere, dopo aver scartato quelle non praticabili, ossia la confezione di una lettera al Procuratore Generale della Cassazione, con oggetto la preoccupazione del Capo dello Stato circa un asserito difetto di coordinamento delle indagini tra le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta.
9. All’evidenza, l’asserito difetto di coordinamento non poteva riguardare lo specifico atto da compiersi (confronto Mancino-Martelli) in Aula, innanzi al Tribunale di Palermo, nell’ambito di uno specifico processo pubblico.
10. La lettera, peraltro concordata (così nelle conversazioni intercettate) con la Procura Generale della Cassazione, rappresentava quindi lo strumento che potesse consentire un intervento, presentato come preoccupazione per il coordinamento delle indagini, avente come fine quello di venire incontro alla richiesta di Mancino, ossia di non essere messo a confronto con Martelli.
11. In verità accadde che il Procuratore Generale della Cassazione, provocò una riunione con il Procuratore Nazionale Antimafia, anche alla presenza di uomini del Quirinale.
12. E’ altresì certo (così risulta dalle conversazioni intercettate) che il Presidente della Repubblica fosse al corrente di questa preoccupazione di Mancino. Peraltro, in due occasioni, Mancino telefonò, parlando direttamente con Napolitano.
13. E’ evidente che, l’attivismo per venire incontro alle esigenze di Mancino, mal si concilia con il fine dell’accertamento di un segmento importante della cosiddetta trattativa. Invero, non si spiega come il non compimento di un atto (il confronto), possa essere annoverato tra le attività di ricerca della verità. Il non assumere una prova, richiesta dai Pubblici Ministeri, elimina la formazione di una possibile prova e non il contrario.
Enrico Letta ha cancellato dai suoi ricordi questa così rilevante ricostruzione storica. Nel suo pezzo ‘Chi sporca il ricordo’, non esiste traccia di tutto ciò. Insomma non è sporcato il ricordo. Bensì è cancellata la memoria, che è una forma più raffinata di sporcare il ricordo. Per Enrico Letta, l’unica cosa di cui dovrebbe parlarsi, è quella della richiesta di Napolitano di rivolgersi alla Corte Costituzionale per una pronunzia su un preteso diritto alla distruzione delle due telefonate ricevute da Mancino. Come può Enrico Letta pretendere che, il segmento dell’iniziativa di rivolgersi alla Corte Costituzionale, possa essere scisso dal complesso della vicenda, sin qui ricostruita? Eppure, egli scrive: “E allora – ripeto – per quale ragione Di Pietro accusa il Quirinale di mortificare le istituzioni della Repubblica e di boicottare l’accertamento della verità? Come mai si accanisce su una questione tecnico-giuridica – quella dell’intercettabilità o meno del capo dello Stato – che non investe la ricognizione delle responsabilità su via D’Amelio?”. Una domanda Enrico Letta potrebbe porsela, e voglio aiutarlo a concepirla: “Attivarsi per esaudire la richiesta di Mancino di evitare il confronto con Martelli, aiuta il percorso lungo la strada impervia dell’accertamento della verità?” Ecco, se Enrico Letta dovesse rispondersi che, sì, l’aiuta, beh, allora, il discorso è bello e finito. Forse Enrico Letta non riesce a rendersene conto: lui, proprio lui, con il suo articolo ha sfregiato la morte di tanti servitori dello Stato. Ha offeso la memoria. Parlare con lui non mi interessa. Si tenga le sue idee. Mi interessa, invece, parlare con i cittadini e respingere le cialtronate. Io voglio la verità, senza guardare in faccia nessuno. La voglio per onorare le vittime, per consegnare il loro ricordo alla Storia, senza imbrattature. La voglio perché tutti i cittadini onesti la vogliono. La voglio per la nostra democrazia e per la nostra Italia”.

fonte:
http://www.facebook.com/pages/Informare-ControInformando-News/175257429198582

IDV contro la politica dei tagli


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