Archivio per 23 gennaio 2009

Gran Bretagnia in recessione

by Layefsky

by Layefsky

Anche la Gran Bretagna vede il PIL (prodotto interno lordo) in diminuzione dell’1,5 nell’ultimo trimestre del 2008 (Q4), rispetto al trimestre precedente (Q3):

PIL(4° trimestre 2008)=PIL Q4
PIL(3° trimestre 2008)=PIL Q3

Supposto il PIL 2003=100 (normalizzato)

PIL Q4′ = 110.3
PIL Q3′ = 112.0

[PIL Q4′ – PIL Q3′]/[PIL Q3′] = -1,5/100

Infatti:

[110.3 – 112.0]/[112.0] = x/100

x = [[110.3-112.0]*100]/[112.0] = -1.51

Quindi -1.5/100 = -1.5%

Info:
http://www.statistics.gov.uk/pdfdir/gdp0109.pdf

Grafici:
http://www.statistics.gov.uk/cci/nugget.asp?id=192

Articolo:
sul sole24ore

Detto tutto ciò, a nostro avviso siamo nel meccanismo seguente:

Tabella A:
(di evoluzione in ipotesi di non intervento di modifiche):

a1) Vi è meno denaro in circolazione a causa del fatto che molta parte della società perde il lavoro o ingenti somme su investimenti (non può pagare il mutuo della casa, o si deprezzano i valori dei titoli in borsa, etc).

a2) A causa del poco denaro in circolazione si acquistano meno merci e servizi.

a3) Poiché sono richiesti meno merci e servizi la produzione diminuisce.

a4) La diminuzione della produzione causa la richiesta di meno forza lavoro e aumenta la disoccupazione o la cassa integrazione.

a5) Si riva al punto “a1” di questa tabella “A”.

Supponiamo ora la seguente

Tabella B:

b1) Interviene lo stato a finanziare opere di pubblica utilità.

b2) Vi è più gente che dispone di denaro e si osserva una maggiore richiesta di merci e di servizi

b3) Poiché sono richiesti più merci e servizi la produzione aumenta.

b4) L’aumento della produzione causa la richiesta di più forza lavoro e aumenta la occupazione.

b5) Si rivà al punto “b2” di questa tabella “B”.

Vediamo ora una tipologia di intervento statale che potrebbe danneggiare la occupazione, anziché diminuirla:

Tabella C:

Supponiamo che si finanzino incentivi per l’acquisto dell’auto.

c1) Si comprano più auto perché a più basso costo.

c2) La vendita di auto richiede un aumento della produzione.

c3) L’aumento della produzione potrebbe richiedere più occupazione e innescare un circolo virtuoso, ma i maggiori capitali sono investiti nella robotica e il numero di occupati resta costante nonostante l’aumento della domanda della forza lavoro.

c4) La diminuzione della occupazione non porta aumento della domanda di auto.

c5) Finiti gli incentivi sugli acquisti vengono espulsi altri operai dal ciclo di produzione, si va al punto “c4” precedente, osservando che non è il finanziare il ciclo di produzione che aumenta la occupazione, ma -anzi- lo diminuisce se gli incentivi sono destinati alla robotica, anziché alla forza lavoro operaia.

Siamo infatti in un epoca “post-industriale”, in cui non è più vero che la forza lavoro sia solo la classe operaia, ma -in alternativa- anche il cambio del ciclo di produzione, verso la automazione degli impianti.

Non bisogna -allora- andare verso il futuro?

Non bisogna usare i cicli di automazione o la robotica?

A nostro avviso bisogna senzaltro andare verso la automazione e la robotica, e tutto ciò che può alleviare il lavoro umano, ma servono nuovi modelli di distribuzione delle risorse.

Necessita, in breve, il concetto del diritto al minimo vitale.

In Italia lo stato sociale non è tutelato per tutti gli italiani.

Gli operai -ad esempio- se escono dal ciclo di produzione hanno diritto a delle tutele, ma chi nel ciclo non vi è mai entrato?

Come potrà acquistare -ad esempio- una casa un laureato o trovare un lavoro .. se la società non lo accoglie?

Lo stesso vale per una casalinga o un pensionato se l’affitto o le spese per vivere sono maggiori divengono maggiori di quanto dispongono.

Si noti che distribuire ricchezza -sempre per esemplificare- anche al disoccupato (o impiegato in assestenza non retribuita) genera ricchezza!

Infatti saranno richiesti (anche dai disoccupati che disponessero di possibilità di spendere per generi di sopravvivenza) prodotti e servizi, ma la ricchezza prodotta e pagata da chi la acquista deve trovare non solo pochi soggetti benestanti che concentrano le risorse, ma più soggetti (tutta la società) verso cui creare un equilibrio -almeno di minimo vitale- che tenga in equilibrio il sistema sociale.

Fronteggiato il minimo vitale, il sistema dovrebbe tendere a una ottimizzazione delle risorse che non necessariamente sono destinate a espandere in una dinamica esplosiva, o contrarsi in una dinamica implosiva.

Ad esempio perché non valutare un raccordo tra gli studi di ogni singolo e le necessità della società (?) per cui le competenze acquisite poi possano trovare un utilizzo .. anziché creare dei disoccupati?

Perché non interessarsi (?) -con l’assistenza sociale- a coloro che vanno aggiornati su nuove competenze al fine di essere introdotti di nuovo nel mondo del lavoro .. che sarà sempre più intellettuale che manuale?

La gestione dei cicli economici non è da lasciare nelle mani di pochi che concentrano il 90% della ricchezza mondiale, altrimenti avremo guerre, insurrezioni, povertà, disperazione.

E’ un ragionamento da fare in pubblico .. sapere dove vogliamo andare perché una volta che saremo lì ..  sarà bene che sappiamo cosa ci aspettava ..

Ing. P. T.

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