Archivio per 7 giugno 2009

Non prendete sottogamba queste Europee!

Oggi, 7 giugno 2009, fino alle 22 ancora è possibile votare.
“Non prendete sottogamba (non sottovalutate) queste Europee 2009!”

brindiamo con papi?

brindiamo con papi?

Subject:
Re: Votate quello che vi pare .. ma votate! [potrebbe essere l’ultima volta, anche Hitler e Mussolini andarono al governo
democraticamente]
Date:
Sun, 07 Jun 2009 07:14:01 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.religioni, it.politica, it.media.tv
References:
1 , 2

=================================================================

LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E’ UNA QUESTIONE ATTIVA E NON PASSIVA:

(mentre gli intellettuali dormono -> l’ignavia è al potere)

=================================================================

“L” ha scritto nel messaggio:

> > Votate quello che vi pare .. ma votate! [potrebbe essere l’ultima volta,
> > anche Mussolini andò al governo democraticamente]

Antonio wrote:

> Democraticamente?
> Mussolini non ha mai preso più del 30 % dei voti in elezioni inficiate da
> violenze e brogli. e prese il potere con la minaccia di invadere Roma con le
> sue camicie nere, la viltà del Re che non mitragliò quei quattro stronzi
> cambiò la storia.
>
> Se l’esercito spara siamo fottuti.
> De Bono

L:

Forse sarebbe meglio riguardarsi un po’ la storia:

“sia Mussolini che Hitler presero il potere _tramite la democrazia!_”
“Una democrazia spenta, senza controllo dell’informazione, senza
intellettuali”
“Intimidendo/uccidendo Matteotti, o mandando pallottole a Di Pietro e
Santoro”

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=60983&sez=HOME_INITALIA

da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini

++
cit on
++

Alle elezioni del 6 aprile 1924, la “Lista Nazionale” (nota con il nome
di “Listone”) ottiene il 60,1% dei voti e 356 deputati (poi ridotti a
355 per la morte di Giuseppe De Nava, non sostituito); ad essi si
aggiungono il 4,8% di voti e i 19 seggi conseguiti dalla “lista bis”.
Nel complesso le due liste governative raccolgono il 64,9% dei voti
validi, eleggendo 375 parlamentari, di cui 275 iscritti al Partito
Nazionale Fascista. Oltre al PNF erano entrati nel “Listone” la
maggioranza degli esponenti liberali e democratici (tra cui Vittorio
Emanuele Orlando, Antonio Salandra, ed Enrico De Nicola, che però ritirò
la sua candidatura prima delle elezioni), ex popolari espulsi dal
partito, demosociali e sardisti filofascisti, e numerose personalità
della destra italiana.

Le consultazioni si svolgono in un clima generale di violenza ed
intimidazioni,[30][31] nonostante Mussolini avesse inviato reiterati
appelli all’ordine ai fascisti e telegrammi ai prefetti affinché
impedissero a chiunque intimidazioni, provocazioni e aggressioni, che
avrebbero potuto portare le forze di minoranza a chiedere l’annullamento
delle elezioni (che vedevano comunque favorito il “Listone”).[32] Allo
stesso tempo, Mussolini aveva impegnato telegraficamente i prefetti[33]
affinché ogni sforzo fosse effettuato per assicurare la vittoria alla
Lista Nazionale, attraverso l’opera di convincimento degli incerti e la
lotta all’astensionismo, l’opera di propaganda sulla corretta
compilazione della scheda elettorale,[34] e soprattutto attraverso
manifestazioni e celebrazioni pubbliche patriottiche e religiose, nelle
quali i Fasci locali avrebbero potuto presentarsi come gli unici
detentori della legittimità a rappresentare la nazione.

Le elezioni si concludono con una schiacciante vittoria della Lista
Nazionale, tale da superare le aspettative dello stesso Mussolini, che
sulla base delle informative ricevute dai prefetti si aspettava una
percentuale di consensi di poco superiore al 50%.[35] Il “Listone”
ottenne invece il 64,9% su base nazionale, tale da raggiungere da solo
il premio di maggioranza del 65% previsto dalla Legge Acerbo per il
partito di maggioranza relativa. La sconfitta delle opposizioni porta la
stampa antifascista e anche quella afascista[36] ad un serrato attacco
contro le violenze e le illegalità commesse dai fascisti e dagli organi
dello Stato allineati al fascismo. Solo pochi giornali riconoscono la
vittoria elettorale del blocco nazionale. Gli abusi, i brogli e le
violenze perpetrate dai fascisti vengono infine denunciate il 30 maggio
dal deputato socialista unitario Giacomo Matteotti con un duro discorso
alla Camera col quale chiede di annullare il risultato delle elezioni.
Il discorso provoca una seduta concitata, e Matteotti viene interrotto a
più riprese, in particolare da Farinacci, il quale a sua volta rinfaccia
all’opposizione le illegalità commesse dai movimenti antifascisti,
mentre maggioranza e opposizione di scambiano accuse reciproche. Alcuni
esponenti della Lista Nazionale abbandonano l’Aula per protesta contro
le accuse lanciate da Matteotti.[37]

Il 10 giugno 1924 Matteotti viene rapito e assassinato per mano di
squadristi fascisti. L’evento provoca grande turbamento in tutta la
nazione e la «secessione dell’Aventino»,[38] ovvero l’abbandono del
parlamento da parte dei deputati d’opposizione, i quali si riuniscono
sull’Aventino per protesta nei confronti del rapimento. Indicato dalla
stampa e dall’opposizione ma anche da alcuni suoi alleati[39] come
mandante, Mussolini non viene però imputato nel processo, che portò alla
condanna a sei anni per omicidio preterintenzionale[40] di tre militanti
fascisti (Amerigo Dumini, Albino Volpi e Amleto Poveromo) che secondo la
sentenza avrebbero agito di propria iniziativa.

++
cit off
++

Lo stesso si può dire per Hitler:

http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Hitler

++
cit on
++

La corsa al potere

Il punto di svolta delle fortune di Hitler giunse con la Grande
Depressione che colpì la Germania nel 1930. Il regime democratico
costituito in Germania nel 1919, la cosiddetta Repubblica di Weimar, non
era mai stato genuinamente accettato dai conservatori e neanche dal
potente Partito Comunista. I Socialdemocratici e i partiti tradizionali
del centro e della destra si mostrarono inadeguati nel contenere lo
shock della Depressione ed erano, inoltre, tutti segnati
dall’associazione con il “sistema di Weimar”. Nelle elezioni del 14
settembre 1930, il partito nazionalsocialista sorse improvvisamente
dall’oscurità e si guadagnò oltre il 18% dei voti e 107 seggi nel
Reichstag, diventando così la seconda forza politica in Germania.

Il successo di Hitler si basava sulla conquista della classe media,
colpita duramente dall’inflazione degli anni ’20 e dalla disoccupazione
portata dalla Depressione. Contadini e veterani di guerra costituivano
altri gruppi che supportavano i nazisti, influenzati dai mistici
richiami dell’ideologia Volk (popolo) al mito del sangue e della terra.
La classe operaia urbana, invece, in genere ignorava gli appelli di
Hitler; Berlino e le città della regione della Ruhr gli erano
particolarmente ostili; infatti in queste città il Partito Comunista era
ancora forte, ma si opponeva anch’esso al governo democratico, ragion
per cui si rifiutò di cooperare con gli altri partiti per bloccare
l’ascesa di Hitler.

Le elezioni del 1930 furono un disastro per il governo di centro-destra
di Heinrich Brüning, che si vedeva privato della maggioranza al
Reichstag, affidato alla tolleranza dei Socialdemocratici e costretto
all’uso dei poteri d’emergenza da parte del Presidente della Repubblica
per restare al governo. Con le misure austere introdotte da Brüning per
contrastare la Depressione, avare di successi, il governo era ansioso di
evitare le elezioni presidenziali del 1932, e sperava di garantirsi
l’accordo con i nazisti per estendere il mandato di Hindenburg. Ma
Hitler si rifiutò e anzi corse contro Hindenburg nelle elezioni
presidenziali, arrivando secondo nelle due tornate elettorali, superando
il 35% dei voti nella seconda occasione, in aprile, nonostante i
tentativi del Ministro degli Interni Wilhelm Groener e del governo
Socialdemocratico della Prussia di limitare le attività pubbliche dei
nazisti, soprattutto bandendo le SA.

L’imbarazzo delle elezioni pose fine alla tolleranza di Hindenburg nei
confronti di Brüning, e il vecchio Maresciallo di Campo dimise il
governo e ne nominò uno nuovo guidato dal reazionario Franz von Papen
che immediatamente abrogò il bando sulle SA e indisse nuove elezioni per
il Reichstag. Alle elezioni del luglio 1932 i nazisti ottennero il loro
migliore risultato, vincendo 230 seggi e diventando il partito di
maggioranza relativa. In quel momento i nazisti e i comunisti
controllavano la maggioranza del Reichstag, la formazione di un governo
di maggioranza stabile, impegnato alla democrazia, era impossibile e, a
seguito del voto di sfiducia sul governo von Papen, appoggiato dall’84%
dei deputati, il nuovo Reichstag si dissolse immediatamente e furono
ancora una volta indette nuove elezioni.

Von Papen e il Partito di Centro aprirono entrambi dei negoziati per
assicurarsi la partecipazione nazista al governo, ma Hitler pose delle
condizioni dure, chiedendo il cancellierato e il consenso del Presidente
che gli permettesse di utilizzare i poteri d’emergenza dell’Articolo 48
della costituzione. Questo fallimento nell’entrare al governo, unito
agli sforzi nazisti di ottenere il supporto della classe operaia,
alienarono alcuni dei precedenti sostenitori e nelle elezioni del
novembre 1932 i nazisti persero dei voti, pur rimanendo il principale
partito del Reichstag.

Poiché von Papen aveva chiaramente fallito nei suoi tentativi di
garantirsi una maggioranza attraverso la negoziazione che avrebbe
portato i nazisti al governo, Hindenburg lo dimise e chiamò al suo posto
il generale Kurt von Schleicher, che era stato per lungo tempo una forza
dietro le quinte e più recentemente Ministro della Difesa, il quale
promise di poter garantire un governo di maggioranza attraverso la
negoziazione con i sindacalisti Socialdemocratici e con la fazione
nazista dissidente, guidata da Gregor Strasser.

Come Schleicher si imbarcò in questa difficile missione, von Papen e
Alfred Hugenberg, Segretario del Partito Popolare Tedesco-Nazionale
(DNVP), che prima dell’ascesa nazista era il principale partito di
destra, cospirarono per persuadere Hindenburg a nominare Hitler come
cancelliere in coalizione con il DNVP, promettendo che sarebbero stati
in grado di controllarlo. Quando Schleicher fu costretto ad ammettere il
suo fallimento, e chiese ad Hindenburg un altro scioglimento del
Reichstag, Hindenburg lo silurò e mise in atto il piano di von Papen,
nominando Hitler Cancelliere con von Papen come Vicecancelliere e
Hugenberg come Ministro dell’Economia, in un gabinetto che comprendeva
solo tre nazisti; Hitler, Göring, e Wilhelm Frick. Il 30 gennaio 1933,
Adolf Hitler prestò giuramento come Cancelliere nella camera del
Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori
del nazismo.
Hitler visita la Finlandia nel 1942

Il Partito Comunista Tedesco, vincolato da Mosca, ebbe larga parte delle
responsabilità nell’ascesa al potere di Hitler. Fin dal 1929, Stalin
aveva spinto il Comintern ad adottare una politica di estremo settarismo
verso tutti gli altri partiti di sinistra; i socialdemocratici erano
trattati come “social-fascisti” e nessuna alleanza doveva essere stretta
con loro. Questo serviva ai fini politici interni di Stalin, ma ebbe
conseguenze opposte in Germania. Il Partito Comunista, non solo fallì
nell’opporsi ai nazisti in alleanza con i socialdemocratici, ma cooperò
tatticamente con i primi (soprattutto in occasione dello sciopero dei
trasporti pubblici berlinesi del 1932). Furono presto costretti a capire
l’errore di questa politica. Usando il pretesto dell’Incendio del
Reichstag, Hitler emise il “Decreto dell’incendio del Reichstag”, del 28
febbraio 1933. Il decreto sopprimeva diversi importanti diritti civili
in nome della sicurezza nazionale. I leader comunisti, assieme ad altri
oppositori del regime, si trovarono ben presto in prigione. Al tempo
stesso le SA lanciarono un’ondata di violenza contro i movimenti
sindacali, gli ebrei e altri “nemici”.

Ma Hitler non aveva ancora la nazione in pugno. La nomina a Cancelliere
di Hitler e il suo uso dei meccanismi incastonati nella Costituzione per
approdare al potere hanno portato al mito della nazione che elegge il
suo dittatore e al supporto della maggioranza alla sua ascesa. Hitler
divenne Cancelliere su nomina legale del Presidente, che era stato
eletto dal popolo. Ma né Hitler, né il partito disponevano della
maggioranza assoluta dei voti. Nelle ultime elezioni libere, i nazisti
ottennero il 33% dei voti, guadagnando 196 dei 584 seggi disponibili.
Anche nelle elezioni del marzo 1933, che si svolsero dopo che terrore e
violenza si erano diffuse per lo stato, i nazisti ricevettero solo il
44% dei voti. Il partito ottenne il controllo della maggioranza dei
seggi al Reichstag attraverso una formale coalizione con il DNVP.
Infine, i voti addizionali necessari a far passare il Decreto dei pieni
poteri, che investì Hitler di un’autorità dittatoriale, i nazisti se li
assicurarono espellendo i deputati comunisti e intimidendo i ministri
del Partito di Centro. In una serie di decreti che arrivarono subito
dopo, vennero soppressi gli altri partiti e bandite tutte le forme di
opposizione. In solo pochi mesi, Hitler aveva raggiunto un controllo
autoritario senza aver mai violato o sospeso la costituzione del Reich.
Ma aveva minato la democrazia per poterlo fare.

++
cit off
++

La cultura è un’azione paziente e che non si lascia intimidire dalla
verità, perché ama la verità, poiché solo la verità ci fa liberi.

Salute felicità,

L

IdV-Ciampino-Blog

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