La sconfitta del capo [Genesi di un declino]

Mr. Silvio Berlusconi

Mr. Silvio Berlusconi

Segnaliamo oggi un interessante editoriale di Eugenio Scalfari,

su repubblica.it

Ne riportiamo il testo qui di seguito:


cit on

Il successo della destra
la sconfitta del suo capo
di EUGENIO SCALFARI

INNANZITUTTO i voti. Ormai i dati sono ampiamente disponibili e possiamo dunque trarne alcune conclusioni. Ma bisogna distinguere le astensioni dai suffragi ottenuti in percentuale e in numeri assoluti.

I votanti per il Parlamento europeo sono scesi dal 73 al 66 per cento del corpo elettorale, sette punti in meno. Togliendo un 20 per cento di astensione fisiologica, le astensioni motivate politicamente ammontano dunque al 15 per cento, più o meno sette milioni e mezzo di persone. Gli astenuti che nelle precedenti elezioni del 2008 avevano votato per i democratici ammontano a due milioni e seicentomila; circa seicentomila hanno penalizzato le liste minori, oltre tre milioni e duecentomila vanno a carico del Pdl. Ecco dunque una prima indicazione importante.

Veniamo ai voti espressi paragonati al 2008, sebbene non sia corretto confrontare elezioni europee ed elezioni politiche. Il calo subito dal Pdl è stato di due punti, quello del Pd di sette. La Lega è oltre il 10 per cento su base nazionale, non ha sorpassato il Pdl in nessuna regione ma gli ha tolto molto in Piemonte e nel lombardo-veneto. E’ cresciuta (rispetto alle europee del 2004) di otto punti nel nordovest, undici nel nordest, due punti e mezzo nel centro. La sua avanzata è stata rilevante in Emilia con un aumento dell’11per cento. In conclusione: arretra il Pdl sia in voti assoluti sia in percentuale; ancora di più arretra il Pd e si accresce il distacco tra i due partiti; raddoppiano la Lega e Di Pietro (rispetto al 2008).

Avanza di un punto Casini, la sinistra radicale cresce complessivamente di due punti ma non supera la soglia di sbarramento e quindi non entra nel Parlamento di Strasburgo e così pure i radicali. Il Pd perde voti a favore di tutti gli altri partiti salvo il Pdl il quale a sua volta cede voti alla Lega e (pochi) all’Udc.

Il Pdl è più penalizzato dalle astensioni che dai voti espressi, il Pd da tutti e due questi elementi.

La Chiesa si è ripetutamente dichiarata contraria alla politica del governo nei confronti dell’immigrazione e il clero delle parrocchie si è discretamente mobilitato in favore dell’Udc con risultati però molto modesti. Una valutazione attendibile stima in 700mila voti lo spostamento verificatosi a seguito di queste raccomandazioni parrocchiali. In realtà un 20 per cento dei voti cattolici ha scelto di astenersi rispetto a precedenti votazioni in favore del Pdl.

Questo è il quadro d’insieme, che sarebbe tuttavia incompleto se non lo si inquadra nel contesto europeo.

* * *

In Europa si è verificata una frana di proporzioni inusitate dei socialisti in tutti i paesi dell’Unione salvo due modeste eccezioni. Particolarmente gravi i risultati dei socialisti francesi (addirittura scavalcati dai voti del movimento verde di Cohn-Bendit), dei laburisti inglesi e della Spd tedesca.

L’effetto paradossale di queste disfatte, alle quali occorre aggiungere l’insuccesso di Zapatero, ha portato il Partito democratico in testa alla graduatoria delle formazioni progressiste ed ha reso possibile la formazione d’un gruppo parlamentare a Strasburgo formato da un’inedita alleanza tra il Pse e i democratici italiani. Si tratta di una novità cui ha lavorato con tenacia Dario Franceschini e che apre la strada a nuovi sviluppi internazionali, ma resta che la sinistra europea è in piena crisi mentre avanza dovunque la destra moderata ma anche le formazioni xenofobe ed estremiste.

Se si guarda la situazione dal punto di vista dei governi in carica, c’è stata un’erosione del consenso che ha superato soltanto Sarkozy. Tutti gli altri hanno perso voti indipendentemente dal loro colore politico. Le cause vanno attribuite in parte alla crisi economica e in parte al tema dell’immigrazione e della insicurezza in proporzioni diverse da paese a paese.

Da questo punto di vista l’Italia non fa eccezione: la sinistra è stata punita, il Pdl ha perso voti, la Lega aumenta in percentuali e in voti assoluti.

Qui da noi il quadro è reso più complicato dalle contemporanee elezioni in molte province e comuni. Il patrimonio del centrosinistra era molto cospicuo ai nastri di partenza perché le precedenti elezioni del 2004 erano avvenute in una fase di scarsa popolarità berlusconiana favorendo ampiamente l’Ulivo. Oggi, in una situazione ben diversa, il pingue patrimonio di amministrazioni locali di centrosinistra non poteva che cedere di fronte alla spinta degli avversari. Infatti ha già ceduto in parecchi luoghi ma altre importanti amministrazioni sono andate in ballottaggio, sicché un bilancio definitivo si potrà fare soltanto il 21 giugno, fermo restando fin d’ora che anche nel potere locale sta avvenendo una scossa robusta in favore del centrodestra.

Ancora qualche osservazione, che è stata finora sostanzialmente ignorata, su quanto è accaduto in Sicilia, una regione considerata da tempo serbatoio di voti per la destra berlusconiana.

In Sicilia nel 2008 il Pdl aveva ottenuto il 46,6 per cento dei voti; è sceso alle europee al 36,6 per cento, dieci punti sotto. In valore assoluto la perdita è ancora maggiore: da un milione e 300mila voti a 600mila. Commenta Roberto Alimonte su “24 Ore”: “La metà degli elettori siciliani del Cavaliere si è volatilizzata”. Riassorbire la crisi siciliana sarà uno dei compiti che Berlusconi dovrà darsi al più presto. Ma ce n’è un altro assai più incombente per lui, sul quale ora dobbiamo soffermarci ed è quello del suo personale logoramento interno e internazionale.

* * *

La sua immagine pubblica ha subito un colpo evidente, ampiamente registrato da tutta la stampa occidentale e in tutte le capitali d’Europa e d’America. Non si tratta, come ancora i suoi “supporter” si ostinano a sostenere, di un “gossip” che riguarderebbe soltanto la sua vita privata, sebbene la vita privata d’un presidente del Consiglio sia in tutte le democrazie occidentali sotto i riflettori della pubblica opinione.

Si tratta invece d’una serie di fatti resi di pubblico dominio da sua moglie e da lui stesso in varie trasmissioni televisive; si tratta delle sue incerte versioni di quei fatti gremite di contraddizioni e reticenze, del suo ostinato silenzio su alcuni aspetti che hanno minato la sua credibilità. Si tratta infine e soprattutto di un aspetto estremamente grave per un capo di governo e cioè della sua potenziale ricattabilità.

Essa deriva da due circostanze particolarmente inquietanti. La prima: la sua frequentazione, della quale si continua ad ignorare l’origine, con il signor Letizia, padre della giovane Noemi, personaggio quanto mai equivoco con precedenti penali e relazioni di assai dubbia natura tra Secondigliano, Scampia, Casoria.

La seconda: il materiale fotografico in possesso di un fotografo sardo che forse non contiene nulla di particolarmente compromettente ma che costituisce un deposito di immagini ormai in circolazione internazionale che può esser fonte di intimidazione e di veri e propri ricatti da parte di personaggi spregiudicati e perfino di servizi più o meno segreti.

L’opinione pubblica italiana, nonostante il silenzio delle emittenti televisive e le reticenze di gran parte della stampa, ha percepito la gravità di una situazione che è stata altrettanto percepita nelle cancellerie dei nostri principali partner e alleati.

L’interessato avrebbe ancora la possibilità di fare chiarezza almeno sulla prima circostanza e cioè sulle origini e la natura dei suoi rapporti con il Letizia. Quanto alle centinaia di fotografie in circolazione, esse raffigurano senza dubbio una violazione della sua “privacy” ma ciò non toglie nulla alla loro oggettiva pericolosità e al sospetto che possano tradursi in strumenti di ricatto e di debolezza del capo del governo.

Questa situazione reagisce inevitabilmente sulle tensioni interne tra i membri del governo e tra le varie componenti della maggioranza, aggravate dai nuovi rapporti di forza tra la Lega e il Pdl; accentua le prese di distanza di Gianfranco Fini; spinge Berlusconi a interventi sempre più scomposti e a provvedimenti sempre meno accettabili, l’ultimo dei quali sulle intercettazioni sta suscitando proteste corali, allarma il Capo dello Stato e può precipitare una crisi tra i poteri dello Stato.

* * *

Se l’opposizione non fosse così fortemente debilitata avremmo almeno un aggancio robusto per riportare ordine e chiarezza. Purtroppo anch’essa ha perso credibilità anche se la campagna elettorale condotta dal segretario Franceschini è riuscita almeno a contenere le perdite salvando il salvabile. Sono molti ora a chiedere in che modo si possa e si debba costruire un partito che ancora non c’è, che è ancora un’ipotesi di lavoro e fatica a decollare per debolezza dei motori e insufficiente portanza.

Ci sono almeno tre esigenze generalmente avvertite: la prima è quella di radicare il partito nel territorio, la seconda è di selezionare una classe dirigente nuova, la terza riguarda la vecchia nomenclatura composta da quelli che guidarono i vari spezzoni confluiti nel Pd. I membri di quella nomenclatura non sono affatto da ostracizzare; rappresentano tuttora un deposito di esperienze, memorie, valori. Ma dovrebbero riporre ambizioni e pretese rassegnandosi ad un ruolo che resta peraltro di notevole importanza: ruolo di padri e di zii, ruolo di saggezza e incoraggiamento, non di comando e di intervento.

Quando Veltroni si dimise, con lui fece un passo indietro l’intero vecchio gruppo dirigente e questo fu l’aspetto positivo di quella drammatica ma ormai necessaria decisione. Sembra tuttavia che ora quel collettivo passo indietro sia rimesso in discussione e si riaccendano tra gli zii sentimenti di rivalsa e nuovi fuochi di battaglia.

“Come cavallo che uso alla vittoria / a tarda giovinezza e controvoglia / tra carri veloci torna a gara”: così cantava Ibico. Controvoglia non so, ma certo il tornare a gara di tutta la vecchia nomenclatura sbarra la strada al necessario rinnovamento e riaccende eterne dispute che un corpo sano e robusto potrebbe sopportare ma un corpo debilitato non tollera rischiando la sua stessa sopravvivenza.

Così il tema delle alleanze. E’ un tema da costruire quando il Pd si sarà rafforzato, avrà riacquistato credibilità e potrà costituire l’elemento centrale di uno schieramento con un programma comune, comuni convinzioni e comune visione del bene pubblico. Disputare oggi sulle alleanze di domani è soltanto un modo per riaccendere la rissa interna. Nella situazione attuale è un’operazione ad altissimo rischio.

* * *

Post Scriptum. La visita del colonnello Gheddafi in Italia, non priva di interessi concreti per il nostro paese, ha avuto aspetti di farsa che purtroppo si sono mescolati alla farsa nostrana. Ne è risultato un mix assai poco digeribile che rende ancor più grottesca e flebile la nostra credibilità internazionale.

(14 giugno 2009)


cit off

Una breve nota a margine dell’articolo di Eugenio Scalfari:

E’ senzaltro centrata la sua analisi da un punto di vista massmediale.

Il problema -però- è che la situazione reale non ha una crisi in problemi di sola rappresentanza ed immagine.

Il problema non è solo che l’opposizione è debole e disunita, ma di _QUALE_PROGETTO_ALTERNATIVO ?

Il gioco non può essere “dalla padella alla brace”.

Il progetto deve specificare se la crisi è psicologica o reale.

Il progetto deve dire cosa si propone e raccogliere il consenso su spiegazioni chiare e verificabili.

La cappa di oscuramento degli strumenti democratici -nel frattempo- sta facendo scivolare l’Italia sempre di più in un paese con sempre meno strumenti di garanzia sull’operato di chi dovrebbe servire le istituzioni.

Di questi giorni l’arretramento della possibilità di utilizzare -per i magistrati- lo strumento delle intercettazioni, anche in casi di mafia, poiché sebbene la mafia possa essere (teoricamente) indagata, come si fa a sapere se le relazioni erano mafiose mentre è ancora in corso l’istruttoria di indagine ed il processo avrà sentenza solo a conclusione dell’iter?

Quindi si affastellano strumenti che l’ex ministro di giustizia Castelli (della Lega Nord) chiama guarantige:

-il lodo Alfano (la immunità per le alte cariche dello stato)

-il nuovo regime sulle intercettazioni

-il nuovo sistema di classificazione dei dati sulle indagini

-il nuovo sistema di organizzazione della magistratura

etc

Quando si toccano i poteri dello stato democratico si dovrebbe procedere con un ampio consenso.

A due anni di distanza del disegno di legge sulla incompatibilità di poter essere eletti a funzione pubblica dei soggetti condannati per reati con sentenza passata in giudicato, l’esame del disegno di legge presentato da Beppe Grillo et altri non è ancora stato calendarizzato.

Viene opposta l’immunità parlamentare a qualunque richiesta della magistratura “quasi come uno standard”, per una classe politica che si sente “sotto assedio”.

“Italia dei Valori” -in questo scenario- è l’unica forza politica che basa sulla legalità “senza se e senza ma” -> la sua azione.

Non è più questione di destra o di centro o di sinistra, ma di metodo.

Il metodo di essere pronti a rispondere delle proprie azioni in specie nell’amministrazione della cosa pubblica.

IdV-Ciampino-Blog

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