Archivio per luglio 2009

Lo stato trattò con la mafia? [da rai 3]

Video prima parte:

Video seconda parte:

Subject:
Lo stato trattò con la mafia? [da rai 3]
Date:
Wed, 29 Jul 2009 17:00:10 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.discussioni.misteri

video prima parte:
http://www.youtube.com/watch?v=q5YGHTuCWbw

video seconda parte:
http://www.youtube.com/watch?v=KCkFtjj9_bs&NR=1

Il testo è tratto da questo link:
http://gisa.splinder.com/

Nel video qui sopra:
-intervista a Caselli
-intervista a Riina
-giornalista Felice Cavallaro
-giornalista Corradino Mineo

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cit on
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martedì, 28 luglio 2009

Splendida puntata di Caffè, condotta da Corradino Mineo e dedicata alla
trattativa mafia-Stato, ovviamente passata in sordina nell’etere
televisivo a causa dell’orario proibitivo di trasmissione (sette del
mattino).

In questa prima parte, intervista a Giancarlo Caselli e spezzoni di
frasi annichilenti di Totò Riina, che, dopo le piccate smentite di
Nicola Mancino, hanno innescato la recente drammatica dichiarazione di
Massimo Ciancimino: Ho paura di essere ucciso.
Secondo Caselli, se trattativa c’è stata, l’oggetto della trattativa è
logicamente nota soltanto a coloro che hanno trattato da una parte e
dall’altra.

Giovanni Falcone, quando era in vita, aveva chiesto ripetutissimamente
una legge sui pentiti, che regolamentasse questa materia e al tempo
stesso con le collaborazioni aiutasse lo Stato a conoscere i segreti di
mafia e quindi a combatterla più efficacemente. Questa legge arrivò
soltanto dopo la morte di di Borsellino, perchè dopo l’omicidio di
Falcone la discussione su tale legge si stava praticamente arenando.

Ecco cosa scriveva Falcone, durante gli anni ’80, circa cinque anni
prima delle stragi: “Se è vero come è vero che una delle cause
principali, se non la principale, dell’attuale strapotere della
criminalità mafiosa risiede negli INQUIETANTI suoi rapporti con il mondo
della politica e con centri di potere extraistituzionali, potrebbe
sorgere il sospetto nella perdurante inerzia nell’affrontare i problemi
del pentitismo, che in realtà non si voglia far luce sugli INQUIETANTI
misteri di matrice politico mafiosa per evitare di rimanervi coinvolti”.

Caselli prosegue con una lista terrificante di tutti i crimini commessi
dalla mafia siciliana ed esprime la sua opinione sull’ultima
agghiacciante sortita di Riina (“Sulle stragi del 92-93 dovete cercare a
Milano”).
E’ opinione di Caselli che quella sorta di “pizzino” verbale non abbia
alcun intento di fare chiarezza, nascondendo finalità e destinatari che
solo “u curtu” (e forse neppure il suo avvocato, secondo il quale Riina
è una “vittima” e non un fautore della trattativa) ben conosce. E’,
peraltro, impensabile che le motivazioni di quella frase consistano in
una volontà di collaborazione con la magistratura per far rilucere i
misteri della trattativa mafia-Stato, dal momento che Riina ha sempre
pervicacemente aborrito la sola parola “pentito”. E’ quindi imperativo
far chiarezza su questa inquietante dichiarazione sibillina del mafioso.

Caselli, inoltre, confermando le parole di Pino Arlacchi, criminologo ed
eurodeputato dell’IDV, rivela che nel 1992, grazie all’operato
straordinario della magistratura siciliana, lo Stato aveva tutte le
carte in regola per buggerare definitivamente la mafia, ma “qualcosa si
era messa di traverso”. Era quello il periodo in cui i giudici di
Palermo allargarono gli orizzonti delle proprie indagini ad imputati
eccellenti appartenenti alla cloaca politica (il riferimento al processo
Andreotti è immediato). Da lì è stato tutto un crescendo di deiezioni
(giustizia politicizzata e uso spregiudicato dei pentiti), culminati
nell’ipse dixit imperante del “toghe rosse” e “magistratura giacobina”.
Il problema focale “mafia-mafiosi” ha così ceduto il testimone alla
questione “magistrati che abusano dell’utilizzo dei pentiti”.

Segue l’intervento di Felice Cavallaro, che, a proposito del fasullo
pentito Scarantino, collaboratore di giustizia “chiave” del processo per
la strage di Via D’Amelio, esprime la sua indignazione per gli
imperdonabili errori commessi da un apparato investigativo di carta
velina e caldeggia assoluta chiarezza anche su questi inaccettabili
svarioni. “Perchè non ci può essere verità, senza verità sugli errori”.

In questo secondo stralcio, Corradino Mineo chiede a Cavallaro cosa
pensa di quell’invito di Riina a “guardare a Milano” per spiegare le
stragi mafiose del ’92 – ’93.
Secondo Cavallaro, ci sono ancora troppi misteri da scoperchiare e
riguardano proprio il collegamento mafioso Palermo-Milano, già
profilatosi nelle vicende di riciclaggio di denaro mafioso (in parte
bruciato da Michele Sindona) e nella nascita di Publitalia e di
Finivest. Inevitabile pensare al sempiterno braccio destro di
Berlusconi, Marcello Dell’Utri, e allo stalliere mafioso Vittorio
Mangano, amico intimo di Gaetano Cinà, a sua volta imparentato coi boss
Stefano Bontade e Mimmo Teresi. Ineluttabile dirottare il pensiero a
Sindona, ad Ambrosoli, al premier e alla sua Milano, coacervo conclamato
di riciclaggio di denaro sporco.

Cavallari prosegue con la menzione dell’omicidio del presidente della
Regione Mattarella, altro tragico assassinio per il quale l’ex ministro
dell’Interno Rognoni fu colpito da un inspiegabile vuoto di memoria,
esattamente come quello che si è abbattuto su Nicola Mancino nel
ricordare il suo incontro con Paolo Borsellino.

Pochi giorni prima di essere trucidato, Mattarella fu ricevuto proprio
da Rognoni e in quell’occasione disse alla propria segretaria, Maria
Grazia Trizzino: “Se mi dovesse accadere qualcosa si ricordi di questo
incontro con il ministro Rognoni a Roma”. Che cosa abbia detto
Mattarella a Rognoni, quali nomi abbia fatto, quali accuse abbia rivolto
ai suoi colleghi di partito con esattezza non si sa, ma al centro dei
suoi sospetti c’era ancora una volta Vito Ciancimino.
Dal suo canto, Rognoni ha sempre smentito tale incontro e purtroppo,
come ammette amaramente Cavallaro, non c’è alcun elemento concreto che
possa contestarlo. Ma è comunque incredibile che dal 1979 al 1992, da
Mattarella a Borsellino, si verfichi quasi ciclicamente questa amnesia
prodigiosa di due ex ministri degli Interni. Coincidenza pazzesca: sia
Mattarella che Borsellino sono stati ricevuti, pochi giorni prima del
loro assassinio per mano della mafia, da due ministri del Viminale, che,
a loro volta, non ricordano o negano.

Prosegue l’analisi Caselli, che effettua una impeccabile disamina degli
intrecci tra mafia e politica.

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cit off
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IdV Ciampino Blog

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Il nostro giardino di casa .. [sugli incendi]

Il fuoco - calore o distruzione?

Il fuoco - calore o distruzione?

quando il fuoco è usato per distruggere ..

quando il fuoco è usato per distruggere ..

E’ apparentemente solo il solito tormentone estivo!

Grazie alle condizioni climatiche che favoriscono gli incendi i TG ci dicono di diffusi incendi sia in Italia che nel mondo.

Se si investiga però sulle cause di questi disastri si trova che quasi sempre le cause sono dolose, ossia provocate dall’uomo.

Ma quali motivazioni possono condurre anche un delinquente a compiere un gesto come dare fuoco alla vegetazione dove vivono piante, animali, persone, quindi anche bambini innocenti ?

Spesso è solo il volere sperimentare il gusto del distruggere.

In una società violenta in cui non si pensa di avere più diritti, come il diritto allo studio, al lavoro, alla casa, all’acqua, al cibo, alla vita sociale, e ogni cosa che si può sperimentare nella convivenza pacifica, è la strada della ribellione che porta alla distruzione, o al tentativo di volere sperimentare tale modalità relazionale.

Va quindi mostrata la desolazione che rimane dopo avere dato fuoco a ciò che ci circonda, senza rispetto alla vita e in ossequio alla morte.

Va mostrata perché anche chi si illuda di essere così furbo di farlo per ragioni abbiette come l’edificare su ciò che è stato bruciato mettendo a rischio la vita delle persone, deve vedere che bruciato l’ultimo albero non rimarrà neanche l’ossigeno per respirare.

Nessuno si illuda sulla illimitatezza del pianeta, perché il pianeta è ormai piccolo come il nostro giardino di casa.

Necessita uno spazio espressivo di bellezza di gioia ..

La sensibilità di accarezzare e non distruggere ..

ragazza che carezza il sole

ragazza che carezza il sole

L’articolo del corriere.it

cit on

Roghi anche in Sicilia, nel palermitano e nel messinese
Sardegna, si lotta contro gli ultimi focolai
Almeno 10 roghi sono dolosi: inchiesta
Aperta indagine per incendio doloso contro igntoti.
La situazione sembra sotto controllo sull’isola

CAGLIARI – Vigili del Fuoco e forestali hanno lavorato tutta la notte per soffocare i numerosi focolai d’incendio ancora attivi in Sardegna, soprattutto nella zona di Bonorva, nel sassarese una delle più devastate, sui monti di Dolianova, in provincia di Cagliari e sul Monte Arci, nell’oristanese. La situazione sembra ormai sotto controllo anche se, dopo una mattinata di relativa tranquillità, è scattata di nuovo l’emergenza nel Cagliaritano. Dopo il rogo che è divampato venerdì a Dolianova, e che è ripreso con intensità sabato mattina, è scoppiato alle 10.40 un altro vasto e pericoloso incendio a Siliqua. Sul posto sono intervenuti un Canadair e un elicottero del servizio regionale antincendio. Dal Corpo forestale è stato chiesto anche un altro Canadair ma al momento gli aerei sono tutti impegnati su altri fronti.

IN GALLURA INDIVIDUATI DIVERSI INNESCHI – Le diverse procure dei territori maggiormente colpiti dai roghi dolosi in Sardegna hanno aperto un’inchiesta per individuare i responsabili degli incendi. All’attività investigativa collaborano anche gli uomini del Corpo forestale regionale. Sulle indagini vige al momento il massimo riserbo. In Gallura, dove le indagini sono coordinate dalla procura di Tempio Pausania, sarebbero stati già individuati diversi inneschi. Il vasto rogo che giovedì ha devastato 700 ettari di alto valore ambientale tra Scivu e Is Arenas, e intrappolato sulla spiaggia circa 200 bagnanti, provocando anche l’evacuazione dei detenuti della colonia penale di Is Arenas, sarebbe stato scatenato da un palo della luce.

SITUAZIONE CRITICA A BUDONI – Situazione di «estrema criticità» nel territorio comunale di Budoni, nella provincia di Olbia-Tempio, dove un vasto incendio sta minacciando le numerose abitazioni, molte delle quali sono affittate a turisti, immerse nel verde. L’opera di spegnimento con i mezzi aerei, hanno spiegato al Centro operativo regionale, è resa particolarmente impegnativa dal fumo che ristagna sulla zona. Il vento è calato e le fiamme hanno rallentato la loro corsa, favorendo così l’innalzarsi di una coltre di fumo che blocca completamente la visibilità a elicotteri e Canadair. Guidati dagli osservatori a terra della Forestale regionale, i velivoli effettuano gli sganci, ma sono costretti a mantenersi a quote più elevate rispetto a quelle più redditizie. Ancora attivi risultano, alle 17:30, i roghi di Bonorva e Banari, mentre tutti gli altri focolai nelle varie parti dell’isola sono ormai sotto controllo.

IN SICILIA – Fiamme anche in Sicilia: mezzi aerei del corpo forestale sono impegnati a domare, dalle prime luci dell’alba, due vasti incendi divampati nella notte in provincia di Palermo e nel messinese. Le fiamme hanno investito le località palermitane di Poggio Ridente e Baida, nel monrealese, in località Rocca, e una vasta area sul monte Pecoraro, a Carini. Questo mentre intanto i vigili del fuoco sono impegnati su più fronti a Trabia, ad Altavilla Milicia, sempre nel territorio di Monreale, a Terrasini ed in alcune zone delle Madonie. Ettari di macchia mediterranea e zone boschive in fiamme in provincia di Messina, a Mirì San Pietro. Anche qui sta operando un elicottero della forestale.

PUGLIA – Giornata difficile in Puglia. La situazione più sensibile si registra tra la Selva di Fasano (Brindisi) e Monopoli (Bari) dove dalle 10,40 è in corso un vasto incendio che sta interessando una zona boscata. Sul posto c’è un ampio dispiegamento di uomini e mezzi con circa 120 unità e l’area è sorvolata da aerei antincendio. Alcune persone sono state fatte evacuare. Un altro incendio, sicuramente doloso, è scoppiato nel Parco nazionale dell’Alta Murgia tra Altamura e Quasano di Toritto (Bari).

MARCHE – Ha ripreso a bruciare la zona dell’incendio boschivo nel territorio di Ripatransone (Ascoli Piceno), sorvolata venerdì in elicottero dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso per un sopralluogo. Le fiamme, circoscritte in serata, si sono alzate nuovamente intorno alle 11 in contrada San Silvestro, non si sa ancora se a causa delle raffiche di vento o per la mano di un piromane.

25 luglio 2009

cit off

IdV Ciampino

E’ un reato amare la Fenicia?

Fenicia

Fenicia

Non penso che qualcuno consideri un reato amare un ragazza di origini Fenice, ossia della popolazione dei Fenici:

http://it.wikipedia.org/wiki/Fenici

Risulta però reato trovare delle tombe o dei reperti archeologici, anche dei Fenici, e non informarne le autorità.

Scavi archeologici a Villa Certosa nel 2005

Scavi archeologici a Villa Certosa nel 2005

Ecco l’articolo tratto dall’unità di oggi:
http://www.unita.it/news/

cit on

Tombe fenicie a Villa Certosa: è polemica

Non smettono di far discutere le registrazioni di Patrizia D’Addario: ma stavolta il sesso non c’entra. A mettere sotto pressione il presidente del consiglio sono le 30 tombe fenicie che, stando ai nastri pubblicati nei giorni scorsi, Silvio Berlusconi si vanterebbe di aver trovato nella sua villa in Sardegna.

Le sue dichiarazioni hanno fatto scattare un esposto-denuncia da parte dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie al quale ha risposto duramente il legale del premier, Niccolò Ghedini, negando l’esistenza dei ritrovamenti e parlando di storia «miserabile». Lo stesso Cavaliere, in privato, parla di «cose del tutto inventate», sfidando i suoi accusatori a venire a setacciare metro per metro l’intero parco di Villa La Certosa.

La denuncia dell’associazione, ha spiegato il suo presidente Maurizio Montalto, è stata presentata alla procura della Repubblica di Roma, al comando generale dei carabinieri dei beni culturali e, per conoscenza, al ministro dei beni culturali, Sandro Bondi. L’Osservatorio chiede alle autorità di verificare la fondatezza delle circostanze segnalate e, in caso affermativo, di «valutare se ricorrano ipotesi di reato di ricettazione» ed eventualmente «disporre il sequestro». Alla denuncia dell’associazione si unisce la protesta di Pd e Idv: «Diano spiegazioni».

Ghedini ha seccamente negato l’esistenza del ritrovamento, mettendo nuovamente in dubbio la veridicità delle registrazioni. «Mai il presidente Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di 30 tombe fenicie nel suo parco, perché mai nulla di simile si trova o è stato rinvenuto nell’area di Villa Certosa». Tra l’altro, ha aggiunto il legale, l’area della villa è già stata «oggetto di un minuzioso accertamento dell’autorità giudiziaria conclusosi in poco tempo». E in ogni caso «qualsiasi ulteriore controllo in merito potrà essere eseguito in qualsiasi momento».

Quello che Ghedini non spiega è cosa ha visto lui nel suo sopralluogo nelle aree in costruzione di Villa Certosa qualche giorno prima del 20 marzo 2005.

Un articolo del quotidiano l’Unione Sarda, infatti, dà conto di una “misteriosa” ispezione nella tenuta di Berlusconi, di cui anche i magistrati di tempio Pausania furono tenuti all’oscuro. “In un settore di quell’area sottoposta a segreto di Stato da parte del Ministero dell’Interno, che ha classificato la villa come una delle residenze ufficiali del premier – racconta l’Unione Sarda nella sua cronaca – l’avvocato Niccolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico. In un punto ben circoscritto del parco sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli”. Insomma, una «storia miserabile», per usare le parole dell’onorevole-avvocato di Berlusconi, sulla quale non tutto è stato chiarito…
25 luglio 2009

cit off

IdV-Ciampino-Blog

Bisogna sapere cosa succede a Ciampino?

idv

L’ITALIA DEI VALORI

DICE BASTA!



DOPO L’ENNESIMO RIMPASTO DECISO DELLA GIUNTA DECISO DAL SINDACO PERANDINI, CHE HA PRODOTTO UNA MAGGIORANZA IN CUI SONO COMICAMENTE RIUNITI I TRE CANDIDATI SINDACO, CHE NELLE ULTIME AMMINISTRATIVE SI ERANO PROMESSI BATTAGLIA SBANDIERANDO PROGRAMMI PUNTUALMENTE DISATTESI

BASTA!

CON UNA CLASSE POLITICA CHE NON GOVERNA MA GESTISCE LA COSA PUBBLICA COME FOSSE UN AFFARE PRIVATO

BASTA!

CON CHI DA ANNI FA SOLO GIOCHI DI PARTE DISINTERESSANDOSI DEL BENE DELLA COLLETTIVITA’

BASTA!

CON CHI HA TRADITO LA FIDUCIA DEGLI ELETTORI ARRIVANDO A SOVVERTIRE L’ESITO DELLE ELEZIONI PUR DI ASSICURARSI IL DOMINIO ASSOLUTO SULLA CITTA’.

CON NOI PER CAMBIARE

DAVVERO

IL 2011 NON E’ COSI’ LONTANO …

GRUPPO IDV CIAMPINO

TEL: 06/88.92.07.21

BLOG: https://enricoisidori.wordpress.com/

SITO: http://www.idvciampino.it/

Qui sopra è il manifesto che troverete da oggi per le strade di Ciampino.

Non tutti, infatti, possono avere accesso ad internet ed essere aggiornati su ciò che accade.

Per questa ragione facciamo informazione su più canali.

Tra questi anche le affissioni, i volantini, comprare pagine sui giornali nazionali ed esteri, e quanto sia opportuno.

Perché possiate sapere la realtà della situazione e valutare.

IdV-Ciampino-Blog

Lettera aperta a Giorgio Napolitano

Lettera di Antonio Di Pietro al Presidente della Repubblica

Lettera di Antonio Di Pietro al Presidente della Repubblica

Gent.mo Presidente,

lo scorso 15 luglio Lei ha firmato e promulgato una legge in materia di sicurezza che la maggioranza parlamentare, sotto la mannaia del voto di fiducia imposto dal Governo Berlusconi, aveva da poco approvato.

In sede di promulgazione, però, Lei così aveva qualificato quel testo di legge (e cito testualmente quanto da Lei messo nero su bianco in una contestuale lettera indirizzata proprio a Berlusconi):

– “…dal carattere così generale e omnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo…”;

– “…è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si legiferi su temi che, come accade per diverse norme di questo provvedimento, riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale…”;

– “…è in giuoco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare…”;

– “il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione…”;

– “…aggiungo di aver ravvisato nella legge anche altre previsioni che mi sono apparse, sempre a titolo esemplificativo, di rilevante criticità e sulle quali auspico una rinnovata riflessione, che consenta di approfondire la coerenza con i principi dell’ordinamento e di superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi…”.

Fatte queste premesse Lei, sig. Presidente Napolitano, così conclude la sua lettera ufficiale:

“…Il Presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti, specie sul piano giuridico…”.

A questo punto, qualsiasi persona normale si sarebbe aspettata che Lei, sig. Presidente, fosse conseguente con le premesse e le considerazioni da Lei stesso espresse e applicasse l’art. 74 della Costituzione che testualmente recita (e Lei lo sa bene!): “…il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione…”.

Insomma, a norma di legge costituzionale, poteva – e, secondo noi, doveva – non controfirmare né promulgare la legge ma rinviarla al Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la “letterina di rimprovero” al Capo del Governo Berlusconi (lettera, a nostro avviso, del tutto irritale giacchè la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il potere di inviare “messaggi” alle Camere, art. 74 Cost., ma non al Governo).

Lei ha ritenuto di comportarsi diversamente ed a noi cittadini (e rappresentanti di cittadini, in quanto parlamentari eletti) non è restato altro che prenderne atto ed esprimere le nostre riserve e valutazioni.

Lei, però, è andato oltre e si è messo a polemizzare con me, che l’avevo invitata a non firmare né a promulgare la legge, affermando (anche qui cito testualmente):“…chi invoca polemicamente e di continuo poteri e perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione…” (ovviamente scatenando una scontata litania di improperi nei miei confronti).

Ciò premesso, mi sia permesso – pur con il rispetto che qualsiasi cittadino deve avere nei confronti del Presidente della Repubblica – di ribadire la palese contraddittorietà tra le sue valutazioni sulla legge in questione (da Lei stessa definita piena di “…disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni…incoerenza con i principi dell’ordinamento…equivoci interpretativi…problemi applicativi…norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione, non rispondenti a criterio di stabilità e certezza della legislazione…) e la “decisione” adottata (sottoscrizione e promulgazione della legge).

Siccome però Lei conosce bene la Costituzione, Le chiedo:

è vero o no che vi è contraddizione evidente (perfino letterale) fra la “motivazione” ed il “dispositivo” del suo provvedimento (dice che la legge è sbagliata ma la controfirma lo stesso)?

è vero o no che, in questi casi, Lei ha il potere (e perfino il dovere, per usare le sue stesse parole) di non promulgare immediatamente la legge ma rinviarla alle Camere, con un messaggio motivato (art. 74 Cost.)?

è vero o no che invece Lei non ha il dovere di inviare “messaggi” al Capo del Governo (e nemmeno letterine a mò di rimprovero come “piume d’oca”)?

è vero o no che anche la legge sulle intercettazioni (e annesso bavaglio all’informazione) già approvata da un ramo del Parlamento è un’altra legge incostituzionale e contraria ai principi generali dell’ordinamento? E, se è vero, perché Lei ha chiamato il Ministro della Giustizia per esprimergli le Sue perplessità e non le ha esternate con un formale “messaggio” alle Camere (art. 87 Cost.) per far sapere anche a noi parlamentari eletti dal popolo le sue valutazioni?

è vero o no che anche sul Lodo Alfano (quella legge ad personam che Berlusconi si è fatta fare per non farsi processare) Lei ha usato il “guanto di velluto” firmando e promulgando una legge che ora ogni Tribunale d’Italia sta contestando come incostituzionale?

è vero o no che – nelle more delle decisioni della Corte costituzionale sul predetto Lodo Alfano – lo stesso Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia hanno partecipato ad una “privatissima” cena proprio con due giudici della Corte Costituzionale? E, se è vero, vuole spiegarci Sig. Presidente della Repubblica, come intende assicurare ai cittadini (ed a noi parlamentari che li rappresentiamo) che la Corte Costituzionale non sia stata compromessa da interventi e condizionamenti esterni?

La prego, sig. Presidente Napolitano, mi risponda nel merito, invece di offendermi anche Lei gratuitamente.

Con ossequio.

Antonio Di Pietro
(Presidente Italia dei Valori)

http://www.antoniodipietro.it/

Sbatti il mostro in prima pagina?

Nicola Mancino - Ministro degli Interni durante lomicidio Borsellino

Nicola Mancino - Ministro degli Interni durante l'omicidio Borsellino

Un po’ di storia:
Chi è Nicola Mancino?

da wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Mancino


cit on

Nicola Mancino (Montefalcione, 15 ottobre 1931) è un politico italiano, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, già ministro dell’Interno e presidente del Senato.

Esponente della Democrazia Cristiana, di cui divenne segretario dapprima della provincia di Avellino e poi della regione Campania (di cui fu due volte presidente della giunta regionale), fu eletto per la prima volta senatore nel 1976 e da allora è stato sempre riconfermato.

È stato Ministro dell’Interno dal 1992 al 1994: in questa veste firmò il decreto che istituiva il reato all’istigazione razziale, che ebbe come conseguenza la chiusura di numerose associazione neofasciste come Meridiano Zero. Durante il suo mandato fu approvato il 42-bis, che stabilì condizioni di carcere duro per i boss mafiosi, furono sciolte decine di consigli comunali per infiltrazione mafiose e le forze dell’ordine assicurarono alla giustizia alcuni tra i più pericolosi capi di Cosa Nostra, tra cui Totò Riina e Nitto Santapaola. Nel 1994 dopo lo scioglimento della DC aderisce al Partito Popolare Italiano ed è tra i più stretti collaboratori di Mino Martinazzoli. Nel luglio 1994 partecipa al congresso del PPI ed è tra i principali esponenti contrari ad alleanze col centrodestra di Silvio Berlusconi e all’elezione di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito. Nell’ultimo giorno del congresso viene scelto dall’ala sinistra del PPI come candidato alla segreteria da contrapporre a Buttiglione. Tuttavia non riesce a coagulare attorno a sé la maggioranza del partito.

Dopo la vittoria elettorale di Romano Prodi e dell’Ulivo, è stato Presidente del Senato della Repubblica dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001, durante la XIII Legislatura.

È stato rieletto senatore con le elezioni politiche del 2006, sempre per la Margherita. Il 24 luglio 2006 lascia il Senato dopo 30 anni di attività parlamentare perché eletto dal Parlamento in seduta comune come componente del Consiglio Superiore della Magistratura, in seno al quale ricopre l’ufficio di vicepresidente dal 1º agosto 2006.


cit off

Ora vediamo cosa ne pensa -della figura istituzionale di Mancino- il fratello (Salvatore) di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia:

Infine l’articolo di Repubblica.it

dalle cui informazioni si desume che la mafia stia accusando i vertici dell’allora stato democratico:

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cit on
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Dopo diciassette anni di silenzio totale parla il boss di Corleone

E sulla strage di via d’Amelio accusa i servizi e lo Stato

Riina sul delitto Borsellino:
“L’hanno ammazzato loro”

di ATTILIO BOLZONI, FRANCESCO VIVIANO

TOTÒ RIINA, l’uomo delle stragi mafiose, per la prima volta parla delle stragi mafiose. Sull’uccisione di Paolo Borsellino dice: “L’ammazzarono loro”. E poi – riferendosi agli uomini dello Stato – aggiunge: “Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi”. Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra esce allo scoperto.

Riina lo fa ad appena due giorni dalla svolta delle indagini sui massacri siciliani – il patto fra cosche e servizi segreti che i magistrati della procura di Caltanissetta stanno esplorando. Ha incaricato il suo avvocato di far sapere all’esterno quale è il suo pensiero sugli attentati avvenuti in Sicilia nel 1992, su quelli avvenuti in Italia nel 1993. Una mossa a sorpresa del vecchio Padrino di Corleone che non aveva mai aperto bocca su niente e nessuno fin dal giorno della sua cattura, il 15 gennaio del 1993. Un'”uscita” clamorosa sull’affaire stragi, che da certi indizi non sembrano più solo di mafia ma anche di Stato.

Ecco quello che ci ha raccontato ieri sera l’avvocato Luca Cianferoni, fiorentino, da dodici anni legale di Totò Riina, da quando il più spietato mafioso della storia di Cosa Nostra è imputato non solo per Capaci e via Mariano D’Amelio, ma anche per le bombe di Firenze, Milano e Roma.

Avvocato, quali sono le esatte parole pronunciate da Totò Riina? Sono proprio queste: “L’ammazzarono loro”?
“Sì, sono andato a trovarlo al carcere di Opera questa mattina e l’ho trovato che stava leggendo alcuni giornali. Neanche ho fatto in tempo a salutarlo e lui, alludendo al caso Borsellino, mi ha detto quelle parole… L’ammazzarono loro…”.

E poi, che altro ha le ha detto Totò Riina?
“Mi ha dato incarico di far sapere fuori, senza messaggi e senza segnali da decifrare, cosa pensa. Lui è stato molto chiaro. Mi ha detto: “Avvocato, dico questo senza chiedere niente, non rivendico niente, non voglio trovare mediazioni con nessuno, non voglio che si pensi ad altro”. Insomma, il mio cliente sa che starà in carcere e non vuole niente. Ha solo manifestato il suo pensiero sulla vicenda stragi”.

Ma Totò Riina è stato condannato in Cassazione per l’omicidio di Borsellino, per l’omicidio di Falcone, per le stragi in Continente e per decine di altri delitti: che interesse ha a dire soltanto adesso quello che ha detto?
“Io mi limito a riportare le sue parole come mi ha chiesto. Mi ha ripetuto più volte: avvocato parlo sapendo bene che la mia situazione processuale nell’inchiesta Borsellino non cambierà, fra l’altro adesso c’è anche Gaspare Spatuzza che sta collaborando con i magistrati quindi…”.

Le ha raccontato altro?
“Abbiamo parlato della trattativa. Riina sostiene che è stato oggetto e non soggetto di quella trattativa di cui tanto si è discusso in questi anni. Lui sostiene che la trattativa è passata sopra di lui, che l’ha fatta Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari e insieme ai carabinieri: e che lui, Totò Riina, era al di fuori. Non a caso io, come suo difensore, proprio al processo per le stragi di Firenze già quattro anni fa ho chiesto che venisse ascoltato Massimo Ciancimino in aula proprio sulla trattativa. Riina voleva che Ciancimino deponesse, purtroppo la Corte ha respinto la mia istanza”.

E poi, che altro le ha detto Totò Riina nel carcere di Opera?
“E’ tornato a parlare della vicenda Mancino, come aveva fatto nell’udienza del 24 gennaio 1998. Sempre al processo di Firenze, quel giorno Riina chiese alla Corte di chiedere a Mancino, ai tempi del suo arresto ministro dell’Interno, come fosse a conoscenza – una settimana prima – della sua cattura”.

E questo cosa significa, avvocato?
“Significa che per lui sono invenzioni tutte quelle voci secondo le quali sarebbe stato venduto dall’altro boss di Corleone, Bernardo Provenzano. Come suo difensore, ho chiesto al processo di Firenze di sentire come testimone il senatore Mancino, ma la Corte ha respinto anche quest’altra istanza”.

Le ha mai detto qualcosa, il suo cliente, sui servizi segreti?
“Spesso, molto spesso mi ha parlato della vicenda di quelli che stavano al castello Utvegio, su a Montepellegrino. Leggendo e rileggendo le carte processuali mi ha trasmesso le sue perplessità, mi ha detto che non ha mai capito perché, dopo l’esplosione dell’autobomba che ha ucciso il procuratore Borsellino, sia sparito tutto il traffico telefonico in entrata e in uscita da Castel Utvegio”.

Insomma, Totò Riina in sostanza cosa pensa delle stragi?
“Pensa che la sua posizione rimarrà quella che è e che è sempre stata, non si sposterà di un millimetro. Ma questa mattina ha voluto dire anche il resto. E cioè: non guardate solo me, guardatevi dentro anche voi”.

(19 luglio 2009)

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cit off
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Il nostro commento:

Il fatto che un delinquente come Riina attesti -a tanti anni dai fatti- una sua tesi .. è solo una ipotesi di investigazione.
Non basterà ciò che dicono dei criminali per potere scalfire la figura di rappresentanti delle istituzioni, e se vi sono dei riscontri dimostrabili sono i riscontri che vanno verificati.

In una situazione così critica come quella italiana bisogna non affascinarsi del “al lupo al lupo” ..

Bisogna verificare se il lupo c’è e quali sarebbero le prove.

Italia dei Valori viene -a volte- accusata di essere un partito giustizialista, ma si è in errore se si pensa che basti a qualcuno di gridare “all’untore” perché -come nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (durante la peste)- si possa liberare una canea di persone che si mettano a urlare contro chi è additato di essere un mostro.

Potrebbe persino essere che le accuse siano vere e che però sia usata la mafia come strumento per un nuovo patto di azione politica (in questo caso di discredito), sempre con la mafia come attore per gestire “il territorio”, ma dove i soggetti mafiosi sia “gestiti” per altri e magari più abietti motivi.

Non si può fare investigazione sul “si dice” ..

Necessitano i fatti, i riscontri.

Fino a quel momento le accuse di Riina valgono zero.

Mentre fanno riflettere le osservazioni del fratello di Paolo Borsellino.

IdV-Ciampino- Blog

UDC nella giunta di Ciampino

Spesso è difficile festeggiare se si sono perse pure le mutande ..

La politica del PD è ormai senza mutande?

La politica del PD è ormai senza mutande?

La versione della maggioranza oggi alla guida di Ciampino:

http://www.comune.ciampino.roma.it


cit on

L’U.D.C. ENTRA NELLA MAGGIORANZA DI GOVERNO DI CIAMPINO.
IL SINDACO NOMINA DUE NUOVI ASSESSORI

Ciampino, 13 luglio 2009

Il mutato assetto politico nazionale e territoriale, che ha visto le forze di centro sinistra allearsi in più occasioni con il partito dell’U.D.C., ha portato i partiti che compongono l’attuale maggioranza che governa la Città di Ciampino ad intraprendere un confronto politico e programmatico che si è concluso con un accordo che ha portato all’allargamento della maggioranza con l’ingresso dell’U.D.C.

“Con l’impegno attuale – afferma il Sindaco, Walter Enrico Perandini – si definisce un progetto che non si limita al governo di Ciampino fino al termine di questa consiliatura, ma che getta le basi per un impegno comune nel futuro governo della Città”.

A seguito di ciò, il Sindaco ha nominato quest’oggi due nuovi assessori, Mario Enrico Ponzi, che ha rassegnato le dimissioni da consigliere comunale, e Gabriella Sisti. Contestualmente, il Sindaco ha ridistribuito alcune deleghe.

Questa la nuova composizione della giunta:

Ascenzo Lavagnini
Vice Sindaco e assessore all’ambiente e protezione civile

Emanuela Colella
Assessore ai servizi sociali, salute e assistenza

Emanuela Gentile
Assessore allo sviluppo economico e attività produttive (commercio, industria, artigianato, turismo, piccola e media impresa)

Simone Lupi
Assessore alle risorse economiche, attuazione del programma, innovazione, partecipazione, rapporti con le società partecipate e consorzi, arredo urbano

Cristina Nuzzo
Assessore alla comunicazione, politiche giovanili, pari opportunità, pace, solidarietà, qualità dei servizi, tempi della città

Marco Pazienza
Assessore alle infrastrutture

Anna Maria Perinelli
Assessore all’assetto del territorio

Mario Enrico Ponzi
Assessore alla sicurezza, viabilità, mobilità, affari generali, statistico e demografico

Gabriella Sisti
Assessore alle risorse umane, patrimoniali, occupazione, formazione professionale e organi istituzionali

Mauro Testa
Assessore alla cultura, pubblica istruzione, sport e multiculturalità


cit off


La versione del segretario regionale dell’Udc Luciano Ciocchetti:

http://www.asca.it/


cit on

13-07-2009
LAZIO: CIOCCHETTI(UDC) SU CIAMPINO, NON CONDIVIDO INGRESSO IN GIUNTA

(ASCA) – Roma, 13 luglio – ”La scelta dell’Udc di Ciampino di entrare nella maggioranza guidata dal sindaco Perandini e’ sbagliata e non condivisibile, frutto di decisioni che rispecchiamo meri interessi personali con nessuna logica politica”. Lo dichiara il segretario regionale dell’Udc Luciano Ciocchetti.

”Quanto deciso dall’Udc di Ciampino – prosegue Ciocchetti – rappresenta una grave forzatura della linea politica fin qui portata, con l’aggravante che rischia di rendere l’Udc un partito anarchico. Mi chiedo quale coerenza ci possa essere in chi guida l’Udc a Ciampino”.

”Quello che ieri era l’avversario di Perandini – conclude l’esponente dell’Udc – da oggi entra a far parte della sua giunta. Complimenti! Chissa’ quali sono le profonde novita’ politiche e programmatiche che hanno portato l’Udc di Ciampino a fare questa scelta che il partito regionale boccia nella maniera piu’ assoluta”.

res/mcc/rob

(Asca)


cit off

Altri commenti dell’UDC:

(IRIS) – ROMA, 13 LUG – “Quella dell’Udc di Ciampino e’ una decisione grave, che rischia di disorientare il nostro elettorato”. Lo afferma il capogruppo regionale dell’Udc Aldo Forte. “Una cosa – spiega – e’ fare alleanze anche diversificate sul territorio prima di un impegno elettorale, altra cosa e’, a giochi fatti, fare nuovi accordi , modificando gli assetti politici negli enti locali come ha deciso di fare l’Udc di Ciampino. Se questo atteggiamento dovesse diventare una regola perderemmo quella dignita’ che e’ stata sempre un punto di forza dell’Udc”.

Commento di Italia dei Valori:

La gestione del PD sia a livello nazionale che a livello locale è una emorragia di voti e questo i dirigenti nazionali e locali lo hanno ben presente.

Si è posto quindi -per il PD- il problema di non riuscire a ripetere l’occupazione dei centri di potere, o scegliere con chi allearsi, sperando di allargare il proprio bacino elettorale.

Noi, di “Italia dei Valori”, non abbiamo bisogno di accordi per fare i portaborse di una politica fatta di promesse mancate.

Né prima, né durante, né dopo le elezioni.

Il nostro consenso sale perché anche dove c’è solo una persona di “Italia dei Valori” garantiamo la legalità e il servizio del bene pubblico.

Siamo un convitato scomodo, perché chiunque sia il nostro interlocutore non tuteliamo “interessi privati”, come persino si accusano tra loro gli stessi UDC (vedasi i comunicati sopra riportati).

Non ci spaventano, però, le responsabilità.

Continuate a darci fiducia e sapremo mostravi la differenza tra le promesse e i fatti, come già da ora facciamo dandovi una informazione completa, senza occultare nessun fatto, mettendovi nelle condizioni di conoscere per decidere.

Ing. PT
IdV-Ciampino-Blog.

Un commento del nostro presidente di idv (Dambrosi) al link seguente:
http://www.idvciampino.it/


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