Lo stato trattò con la mafia? [da rai 3]

Video prima parte:

Video seconda parte:

Subject:
Lo stato trattò con la mafia? [da rai 3]
Date:
Wed, 29 Jul 2009 17:00:10 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.discussioni.misteri

video prima parte:
http://www.youtube.com/watch?v=q5YGHTuCWbw

video seconda parte:
http://www.youtube.com/watch?v=KCkFtjj9_bs&NR=1

Il testo è tratto da questo link:
http://gisa.splinder.com/

Nel video qui sopra:
-intervista a Caselli
-intervista a Riina
-giornalista Felice Cavallaro
-giornalista Corradino Mineo

++
cit on
++

martedì, 28 luglio 2009

Splendida puntata di Caffè, condotta da Corradino Mineo e dedicata alla
trattativa mafia-Stato, ovviamente passata in sordina nell’etere
televisivo a causa dell’orario proibitivo di trasmissione (sette del
mattino).

In questa prima parte, intervista a Giancarlo Caselli e spezzoni di
frasi annichilenti di Totò Riina, che, dopo le piccate smentite di
Nicola Mancino, hanno innescato la recente drammatica dichiarazione di
Massimo Ciancimino: Ho paura di essere ucciso.
Secondo Caselli, se trattativa c’è stata, l’oggetto della trattativa è
logicamente nota soltanto a coloro che hanno trattato da una parte e
dall’altra.

Giovanni Falcone, quando era in vita, aveva chiesto ripetutissimamente
una legge sui pentiti, che regolamentasse questa materia e al tempo
stesso con le collaborazioni aiutasse lo Stato a conoscere i segreti di
mafia e quindi a combatterla più efficacemente. Questa legge arrivò
soltanto dopo la morte di di Borsellino, perchè dopo l’omicidio di
Falcone la discussione su tale legge si stava praticamente arenando.

Ecco cosa scriveva Falcone, durante gli anni ’80, circa cinque anni
prima delle stragi: “Se è vero come è vero che una delle cause
principali, se non la principale, dell’attuale strapotere della
criminalità mafiosa risiede negli INQUIETANTI suoi rapporti con il mondo
della politica e con centri di potere extraistituzionali, potrebbe
sorgere il sospetto nella perdurante inerzia nell’affrontare i problemi
del pentitismo, che in realtà non si voglia far luce sugli INQUIETANTI
misteri di matrice politico mafiosa per evitare di rimanervi coinvolti”.

Caselli prosegue con una lista terrificante di tutti i crimini commessi
dalla mafia siciliana ed esprime la sua opinione sull’ultima
agghiacciante sortita di Riina (“Sulle stragi del 92-93 dovete cercare a
Milano”).
E’ opinione di Caselli che quella sorta di “pizzino” verbale non abbia
alcun intento di fare chiarezza, nascondendo finalità e destinatari che
solo “u curtu” (e forse neppure il suo avvocato, secondo il quale Riina
è una “vittima” e non un fautore della trattativa) ben conosce. E’,
peraltro, impensabile che le motivazioni di quella frase consistano in
una volontà di collaborazione con la magistratura per far rilucere i
misteri della trattativa mafia-Stato, dal momento che Riina ha sempre
pervicacemente aborrito la sola parola “pentito”. E’ quindi imperativo
far chiarezza su questa inquietante dichiarazione sibillina del mafioso.

Caselli, inoltre, confermando le parole di Pino Arlacchi, criminologo ed
eurodeputato dell’IDV, rivela che nel 1992, grazie all’operato
straordinario della magistratura siciliana, lo Stato aveva tutte le
carte in regola per buggerare definitivamente la mafia, ma “qualcosa si
era messa di traverso”. Era quello il periodo in cui i giudici di
Palermo allargarono gli orizzonti delle proprie indagini ad imputati
eccellenti appartenenti alla cloaca politica (il riferimento al processo
Andreotti è immediato). Da lì è stato tutto un crescendo di deiezioni
(giustizia politicizzata e uso spregiudicato dei pentiti), culminati
nell’ipse dixit imperante del “toghe rosse” e “magistratura giacobina”.
Il problema focale “mafia-mafiosi” ha così ceduto il testimone alla
questione “magistrati che abusano dell’utilizzo dei pentiti”.

Segue l’intervento di Felice Cavallaro, che, a proposito del fasullo
pentito Scarantino, collaboratore di giustizia “chiave” del processo per
la strage di Via D’Amelio, esprime la sua indignazione per gli
imperdonabili errori commessi da un apparato investigativo di carta
velina e caldeggia assoluta chiarezza anche su questi inaccettabili
svarioni. “Perchè non ci può essere verità, senza verità sugli errori”.

In questo secondo stralcio, Corradino Mineo chiede a Cavallaro cosa
pensa di quell’invito di Riina a “guardare a Milano” per spiegare le
stragi mafiose del ’92 – ’93.
Secondo Cavallaro, ci sono ancora troppi misteri da scoperchiare e
riguardano proprio il collegamento mafioso Palermo-Milano, già
profilatosi nelle vicende di riciclaggio di denaro mafioso (in parte
bruciato da Michele Sindona) e nella nascita di Publitalia e di
Finivest. Inevitabile pensare al sempiterno braccio destro di
Berlusconi, Marcello Dell’Utri, e allo stalliere mafioso Vittorio
Mangano, amico intimo di Gaetano Cinà, a sua volta imparentato coi boss
Stefano Bontade e Mimmo Teresi. Ineluttabile dirottare il pensiero a
Sindona, ad Ambrosoli, al premier e alla sua Milano, coacervo conclamato
di riciclaggio di denaro sporco.

Cavallari prosegue con la menzione dell’omicidio del presidente della
Regione Mattarella, altro tragico assassinio per il quale l’ex ministro
dell’Interno Rognoni fu colpito da un inspiegabile vuoto di memoria,
esattamente come quello che si è abbattuto su Nicola Mancino nel
ricordare il suo incontro con Paolo Borsellino.

Pochi giorni prima di essere trucidato, Mattarella fu ricevuto proprio
da Rognoni e in quell’occasione disse alla propria segretaria, Maria
Grazia Trizzino: “Se mi dovesse accadere qualcosa si ricordi di questo
incontro con il ministro Rognoni a Roma”. Che cosa abbia detto
Mattarella a Rognoni, quali nomi abbia fatto, quali accuse abbia rivolto
ai suoi colleghi di partito con esattezza non si sa, ma al centro dei
suoi sospetti c’era ancora una volta Vito Ciancimino.
Dal suo canto, Rognoni ha sempre smentito tale incontro e purtroppo,
come ammette amaramente Cavallaro, non c’è alcun elemento concreto che
possa contestarlo. Ma è comunque incredibile che dal 1979 al 1992, da
Mattarella a Borsellino, si verfichi quasi ciclicamente questa amnesia
prodigiosa di due ex ministri degli Interni. Coincidenza pazzesca: sia
Mattarella che Borsellino sono stati ricevuti, pochi giorni prima del
loro assassinio per mano della mafia, da due ministri del Viminale, che,
a loro volta, non ricordano o negano.

Prosegue l’analisi Caselli, che effettua una impeccabile disamina degli
intrecci tra mafia e politica.

++
cit off
++

IdV Ciampino Blog

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