Archivio per 4 agosto 2009

Veltrusconi & Dalemanno i mostri a 2 teste?

Subject:
Veltrusconi & Dalemanno i mostri a due teste? [i retroscena della crisi in Puglia]
Date:
Tue, 04 Aug 2009 10:09:04 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.media.tv, it.economia

http://www.azioneetradizione.it/news.asp?id=654

++
cit on
++

D’Alema ed Alemanno contro Vendola ed Emiliano. Gli intrighi di palazzo
ai danni della Regione Puglia.

Le inchieste giudiziarie che stanno sferzando da qualche settimana la
classe politica pugliese hanno fatto emergere, anzitutto, una serie di
contraddizioni e di metastasi tutte interne al centro-sinistra. Infatti,
soltanto una lettura poco attenta e superficiale dell’intera vicenda
condurrebbe a trarre conclusioni affrettate e limitate al mero aspetto
processuale magari arricchito di qualche particolare “hard” molto adatto
ad un pubblico da ombrellone estivo. Quello che ci proponiamo è, invece,
di scandagliare più in profondità l’aspetto politico della vicenda per
investigare i legami meno noti ed apparentemente sparsi nel tempo e
nello spazio al fine di far emergere delle relazioni di sicuro
interesse.

Ciò premesso, è indubbio che quella a cui si sta assistendo è una guerra
senza esclusione di colpi che vede l’un contro gli altri armati D’Alema,
il sindaco di Bari Emiliano ed il governatore della Regione Puglia
Vendola. Una guerra senza esclusioni di colpi che ha inizio, almeno, nei
mesi che hanno preceduto la scorsa campagna elettorale per le
amministrative e per le europee. Infatti, la decisione di Vendola di
correre per un seggio alle europee con il suo movimento “Sinistra e
Libertà” nato da una scissione all’interno di Rifondazione Comunista,
non venne gradito dal PD di D’Alema. Vendola dichiarò – in quella
circostanza – di non necessitare di alcun lume tutelare né di
precettori. Durante quel braccio di ferro si inserì uno colonnelli del
“leader Maximo di Gallipoli” Nicola Latorre il quale con tono lapidario
avvertì: “(…) mi auguro che abbia considerato e soppesato le conseguenze
politiche che la sua scelta di candidarsi alle europee potrebbe avere” .

Chiaro il messaggio rivolto a Vendola? Siamo agli inizi di aprile del
2009. La giustificazione ufficiale dei d’alemiani era riconducibile ad
un aspetto politico: quello di evitare i doppi incarichi che avrebbero
potuto causare un’eccessiva proliferazione di compiti.

Il secondo fronte del conflitto riguarda, invece, il Comune di Bari.
Sempre in quelle settimane convulse che precedette l’ufficializzazione
dei nomi dei candidati sindaci nel capoluogo pugliese, Emiliano
candidato per il centro-sinistra nonché segretario pugliese del Partito
Democratico, fu costretto a sponsorizzare il nome dell’on. De Castro per
un posto sicuro nella lista del PD alle europee. Infatti, come si è poi
verificato, l’elezione di De Castro a Strasburgo ha consentito
all’indagato Alberto Tedesco di subentrare proprio a De Castro al Senato
della Repubblica Italiana come primo dei non eletti e godere, quindi,
delle garanzie derivanti dall’immunità parlamentare. Alberto Tedesco, ex
assessore regionale alla sanità pugliese, della corrente socialista del
PD e coinvolto in una serie di scandali su cui la magistratura sta
indagando, aveva minacciato di candidarsi come sindaco di Bari se non
gli fosse stato assicurato un posto proprio a Palazzo Madama . Il più
preoccupato di questa scelta, ovviamente, era proprio Emiliano, timoroso
di perdere voti a sinistra nella competizione amministrativa barese. Dal
canto suo De Castro non aveva alcuna intenzione di correre per le
europee sia pure per un seggio sicuro al parlamento europeo ma dovette
sottostare al segretario regionale Emiliano. Da quel momento i veti
incrociati e le faide interne al PD esplosero e si fecero più marcate.

Finite le elezioni con la vittoria di Emiliano a Bari, Vendola azzera
improvvisamente la giunta regionale rincorso dalle voci di probabili
coinvolgimenti di suoi assessori in scandali giudiziari. Riceve il “no”
secco dell’UDC e del movimento della Poli Bortone “Io Sud”. La nuova
giunta vendoliana è una dichiarazione di guerra a D’Alema con nomi di
assessori esplicitamente ostili al “baffetto” e concordato proprio con
Emiliano frattanto candidato alla segreteria regionale del PD. I
“D’Alema boys” nella nuova giunta targata Vendola perdono Frisullo e
vedono inserirsi i nomi dell’economista Viesti (in passato ostile a
Frisullo), dei democratici (ex Margherita) Capone e Amati vicini a
Franceschini ed in rotta proprio con D’Alema nella corsa alla segreteria
del PD .

Evidente la risposta politica di Vendola ed Emiliano a D’Alema. La
partita che si sta giocando coinvolge i destini della segreteria
regionale pugliese del PD, tappa intermedia per poter poi determinare il
candidato per le elezioni regionali del 2010 con tutto quello che ciò
comporterà in tema di scelte politiche ed economiche sui destini della
Regione Puglia crocevia di importanti accordi in campo energetico ed
industriale. Ed il nome gradito alla corrente di D’Alema sarebbe
Francesco Boccia, già assessore al Comune di Bari, consulente di Romano
Prodi, amministratore straordinario del Comune di Taranto in dissesto
finanziario, già sconfitto nelle primarie del 2005 proprio contro
Vendola e capace di dialogare con la parte moderata come l’UDC.

Dunque, ci si trova davanti a colpi e contraccolpi che coinvolgono
esponenti di primo piano del Partito Democratico sia a livello nazionale
che a livello locale con accordi e smentite all’ordine del giorno.
L’altra linea di combattimento è, quindi, la corsa alla segreteria
regionale e nazionale del PD con Emiliano e D’Alema ancora una volta
belligeranti. Su questo fronte D’Alema è giunto a Bari il 31/07/2009 per
sciogliere le riserve ed ufficializzare il nome del sindaco di
Melpignano (Lecce) Sergio Blasi per la mozione Bersani in Puglia. Da
notare il messaggio politico a Vendola di disponibilità ed apertura in
chiave anti-Emiliano in quanto Blasi vanta una solida amicizia proprio
con l’attuale governatore della Regione Puglia. Nell’annunciare il nome
del Sindaco di Melpignano D’Alema non ha risparmiato frecciate proprio
al sindaco di Bari: “il partito non è un dopolavoro, né un secondo o
terzo lavoro: richiede un impegno pieno”.

Compresi fronti di battaglia, scenari tattici, alleanze presunte ed
effettive resta da chiedersi perché tutto questo interessamento per la
regione Puglia da parte di D’Alema & Co. Occorre interrogarsi sui motivi
(inconfessabili) che stanno alla base di questo flirt di D’Alema e dei
suoi uomini per i destini della porta d’oriente d’Italia. E questa
ricerca investigativa ci porta fino a Roma, nella capitale governata da
Gianni Alemanno, neoeletto sindaco di Roma. E proprio Alemanno sta
facendo da apripista a D’Alema. Fantapolitica? Affatto. Se si leggono le
cronache politiche e finanziarie degli ultimi mesi si capirà bene che i
destini della Puglia e dell’Acquedotto Pugliese passano da Roma e vedono
alleati proprio D’Alema, Alemanno, Geronzi (numero uno di Medio Banca) e
Caltagirone (noto costruttore romano impegnato nel campo dell’editoria e
la cui figlia è compagna di Pierferdinando Casini, leader dell’UDC
protagonista anche in Puglia di accordi proprio con il PD).

Il patto Alemanno-D’Alema (subito ribattezzato “D’Alemanno”) è datato
maggio 2009 e ruota attorno all’ACEA, l’azienda capitolina impegnata nel
settore energetico ed idrico con ben 3 miliardi di euro di ricavi e 200
milioni di utili annui . ACEA vede una quota di partecipazione
maggioritaria il Comune di Roma e quote minoritarie appartenenti per il
7,5% a Caltagirone e per il 10% ai francesi di Suez-Gaz de France.
Venerdì 8 maggio 2009 occorreva individuare uno dei nuovi consiglieri di
amministrazione di ACEA ed il sindaco Alemanno, con il suo 51% di quote
aveva stabilito che il nome dovesse essere indicato dal PD romano.
All’inizio tutti d’accordo sul segretario generale dell’Anci, Angelo
Rughetti fino a quando non interviene D’Alema per scompaginare ogni
ipotesi di accordo e far sedere un uomo a lui vicino: Andrea Peruzy, il
quale oltre ad essere membro in molteplici consigli di amministrazione
(Alenia, Poligrafico, Crédite Agricole) è azionista anche di Suez
nonché, aspetto fondamentale della vicenda, tesoriere della fondazione
d’alemiana Italiani Europei .

Il nome del d’alemiano Peruzy, quindi, costituisce l’anello di
congiunzione mancante per completare il mosaico che giunge fino in
Puglia e che vede interessi convergenti del PD con l’UDC. Caltagirone,
infatti, in ACEA ha uomini considerati a lui molto vicini: il presidente
Giancarlo Cremonesi e “l’amministratore delegato Marco Staderini (uomo
di fiducia del genero di Caltagirone, Pier Ferdinando Casini)”.

D’altronde il “patto d’acciaio” Alemanno-D’Alema si è ripetuto negli
stessi giorni di maggio allorché è comparso il nome di De Bustis
“banchiere rosso” del Monte dei Paschi di Siena , amico di D’Alema nella
costituenda Fondazione Roma Mediterraneo. Un progetto colossale a cui
sta lavorando il sindaco Alemanno per promuovere la città di Roma nel
bacino del Mediterraneo . Questa fondazione dovrà gestire, nel prossimo
quinquennio, un patrimonio colossale da 1,5 milioni di euro. I
protagonisti dovrebbero essere la società londinese mercantile Bridge
Ltd collegata proprio al nome del d’alemiano De Bustis e costituita il
12 maggio 2009 appena 24 ore prima della delibera approvata in Giunta
Comunale per la costituzione della Fondazione .

Insomma, il flirt tra Alemanno (di origini baresi) e D’Alema avanza e si
rafforza. Ma torniamo alle vicende pugliesi. L’ingresso di un uomo di
D’Alema nel consiglio di amministrazione di ACEA consentirà di dettare
legge sul business dei dissalatori, dell’energia elettrica e dell’acqua.
Occorre ricordare che fu proprio il governo D’Alema che avviò nel marzo
del 2000 la vendita dell’Acquedotto Pugliese spa all’Enel mediante
trattativa diretta ed escludendo, di fatto, le Regioni Puglia e
Basilicata. Trattativa poi naufragata per le polemiche che tale
decisione sollevò e per il ritiro dell’Enel dalle trattative. Nei mesi
successivi a quelle fasi concitate, Alemanno contestò l’ingresso del
colosso Enel in Aqp ma non la privatizzazione in quanto tale preferendo
l’ingresso di realtà locali in Aqp e nel giugno del 2002 si parlava di
un forte interessamento proprio di Calragirone per l’Acquedotto Pugliese
. La partita della Presidenza della Regione Puglia, quindi, ha come
tavolo di gioco il destino dell’Acquedotto Pugliese, il primo acquedotto
d’Europa con una rete idrica di ben 20.000 km, 400 impianti di
sollevamento, più di 300 serbatoi, 161 impianti di depurazione, 20,8 m3
al m/s di portata e che alimenta un sistema di quasi 150 imprese con più
di 10.000 addetti . Sulla privatizzazione dell’acquedotto Pugliese,
Vendola si è sempre opposto (malgrado la defenestrazione di Petrella)
mentre Francesco Boccia non ha mai mostrato riserve di alcun tipo.
L’allora assessore all’Economia del Comune di Bari dichiarava senza
mezzi termini che “bisogna rispolverare l’idea che Massimo D’ Alema
aveva nel 1999” , ossia proprio la privatizzazione dell’Acquedotto
Pugliese con la cessione all’Enel.

Boccia candidato ideale per governare la Regione Puglia, capace di
guardare al centro e dialogare con l’UDC e ben visto da D’Alema. Vendola
colpito da scandali giudiziari ed impresentabile per ricoprire il
secondo mandato. Michele Emiliano, alleato di Vendola nella sfida
anti-D’Alema, uscirà sconfitto nella corsa alla segreteria pugliese del
PD e non potrà far valere il suo “peso” nella scelta del candidato
ideale per guidare la Regione Puglia nel lustro 2010-2015.

Gli scandali giudiziari toccano il PD? Chissenefrega. D’altronde
riguardano Tedesco, componente socialista, sponsorizzato da Emiliano
(per tornaconti elettorali). D’altronde D’Alema a Bari qualche giorno fa
l’aveva detto: il PD non è un’associazione a delinquere e non ha legami
con la criminalità organizzata .

Staremo a vedere ma di una cosa siamo certi: i destini della Puglia
saranno irrimediabilmente segnati se si continuerà a guardare a questa
regione con gli stessi appetiti di chi l’ha depredata negli ultimi 40
anni.

__________________________________________________________

NOTE:
1) “Latorre: non temiamo candidatura di Vendola” di Valentino Losito da
“la Gazzetta del Mezzogiorno” del 08/04/2009.
2) “L’ex assessore alla Sanita pugliese, Alberto Tedesco: il Pd candidi
De Castro alle europee o i socialisti del Pd sono pronti a scendere in
campo da soli” di Bepi Martellotta da la Gazzetta del Mezzogiorno” del
08/04/2009.
3) “De Castro: A Strasburgo? Preferisco restare a Roma” di Alessandro
Flavetta da “la Gazzetta del Mezzogiorno” del 02/04/2009.
4) “L’ultimo schiaffo al Pd: blitz concordato con D’Alema, Franceschini
e Casini” di Francesco Strippoli da “Il Corriere del Mezzogiorno” del
07/07/2009.
5) “Vendola contro D’Alema, e il Pd si spacca sul rimpasto” di Paolo
Russo da “la Repubblica” del 03/07/2009.
6) “Acea iacta est. Nasce la santa alleanza tra Caltagirone e
D’Alemanno” di Claudio Cerasa da “il Foglio” del 13/05/2009.
7) “Gli intrighi di D’Alema: per risorgere fa accordi con Alemanno e
Casini” di Laura Cesaretti da “il Giornale” del 13/05/2009.
8) “Acea iacta est (…)”, cit.
9) “Gli intrighi di D’Alema (…)”, cit.
10) Ibidem.
11) Il nome di de Bustis è legato alle tristi vicende di alcuni prodotti
finanziari come “My Way” e “4You” ed alle vicende della banca 121. Si
veda: “Un banchiere rosso per Alemanno”, di Stefano Sansonetti da
“Italia Oggi” del 08/07/2009.
12) “Un banchiere rosso per Alemanno”, cit.
13) Ibidem 14) Mozione della Camera dei Deputati, seduta del 19 novembre
2001.
15) “Acquedotto, l’Enel pronta a lasciare Alemanno: uso improprio dei
fondi” da “la Repubblica” del 06/11/2001.
16) “Caltagirone e Acea una pista per Fitto che piace a Casini” da “la
Repubblica” del 14/06/2002.
17) “D’Alema, l’acqua e la Regione” di Saverio Ricci da “il Resto” del
12/07/2009.
18) “Boccia: l’Aqp resti pubblico e il Comune entri nel capitale” di
Lello Parise da “la Repubblica” del 19/02/2005.
19) “D’Alema difende il partito: niente tangenti nei bilanci” di
Francesco Strippoli da “il Corriere del Mezzogiorno” del 01/08/2009.

di Gianvito Armenise

++
cit off
++

Commento:

La politica non è necessariamente una cosa sporca.

Però non si dovrebbe guardarla da ingenui.

Andreotti diceva: “a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si
azzecca”.

La politica non è -a mio avviso- l’arte del pensar male, essere più
cattivi dell’avversario, e quindi divenire dei mostri.

Basta esaminare i fatti e non fermarsi alle apparenze.

Mussolini era un muratore ed Hitler un imbianchino con l’odio agli Ebrei
perché pensava che la madre si fosse prostituita con un ricco ebreo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Hitler

Quindi egli, Hitler temeva di essere un bastardo come lo era
ufficialmente suo padre e -sembra- anche suo nonno. Da cui le mitomanie
sul concetto di purezza della razza (oggi riprese dalle mostruosità di
Bossi e della purezza della razza padana con il figlio trota anziché
delfino, poiché non riesce a superare gli esami di maturità).

Mussolini peregrinò su tutto l’arco parlamentare dalla estrema sinistra
alla estrema destra, poiché era il desiderio di potere che lo guidava.

Non ci facciamo illusioni sul concetto di “classe dirigente” che spesso
ripropone l’onorevole D’Alema.

I politici si valutano per ciò che fanno, piuttosto che su ciò che
dicono nei comizi.

E la *sinistra italiana è stata distrutta (oltre che dalla sua stessa
inconcludenza (e anche spesso corruzione) di un progetto di sintesi)*
dall’attuale classe dirigente del PD in particolare con la politica di
Veltroni appoggiata da tutto il PD del “io ballo da solo”.

Risultato?

Di fatto è la teoria dei due forni, o della padella e la brace: “Il voto
utile si potrebbe dare solo a una delle due forze maggiori” quindi o PD
o PDL.

Se non che PD e PDL si sono conformate come le due gambe di uno stesso
essere a due teste, una mostruosità che si fatica a credere che possa
esistere ..

Ora Veltroni ci viene a dire che si potrebbe fare una legge sul
conflitto di interessi di Berlusconi?

rif:
https://enricoisidori.wordpress.com/2009/08/02/conflitto-di-interessi

Ma cosa pensano questi signori? che la gente sia decerebrata?

Non era Veltroni il vice di Prodi mentre Prodi era al governo?

Dove erano Veltroni e D’Alema quando Violante dichiarava alla camera che
l’impero di Berlusconi non sarebbe stato toccato?

rif:
http://www.youtube.com/watch?v=uDU9bAfVFzE

E quindi è più che normale che D’Alema si incarichi di fare il
“terminator di Vendola”.

L’esperimento politico di Vendola potrebbe fare sopravvivere una
sinistra fuori dal PD!

Necessita saper -in primis- i fatti.

Sui fatti tentare una sintesi politica.

Gli attuali personaggi sono da valutare sui fatti .. ed i fatti, per
ora, non depongono per una loro credibilità.

Nell’era di internet le macchinazioni di palazzo possono essere
smontate, grazie al fare circolare le informazioni!

Non disperate in un progetto del futuro che si basi sulla onestà e la
trasparenza.

Né Mr B & né Mr Dalemanno rappresentano un futuro che si possa
raccontare.

Serve gente che non si sia venduta l’anima e la credibilità ..

http://www.youtube.com/watch?v=CZ_88LC169o

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog


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