Archivio per 16 agosto 2009

WALL STREET: tutto in 500 millisecondi!

il toro di Wall Street

il toro di Wall Street

Subject:
La nuova finanza che contratta con intervelli di 500 millisecondi [dagospia et altri]
Date:
Sun, 16 Aug 2009 14:27:20 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.economia

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-8556.htm

++
cit on
++

A WALL STREET TORNANO GLI SQUALI – SE OBAMA SI ASPETTAVA CHE DALLA CRISI
SAREBBE EMERSO UN SENSO DI ETICA FINANZIARIA, SI È SBAGLIATO DI GROSSO:
LE BANCHE USA HANNO RIPRESO LE SPECULAZIONI. ANCORA PIÙ RISCHIOSE DI
QUELLE PRECEDENTI: DARK POOL E FLASH TRADING…

Paolo Pontoniere per l’Espresso

Mimetizzato, quasi alla chetichella in una Borsa che sta sorprendendo
molti per ottimismo e buoni risultati, un nuovo potere si affaccia a
Wall Street. O meglio nuovi poteri, al plurale, visto che a ridisegnare
le gerarchie di chi comanda sono più protagonisti.
Fanno certo più notizia i profitti registrati dalle banche statunitensi
e la crescita degli indici borsistici, con il Dow Jones che marcia al di
sopra della quota psicologica dei 9 mila punti e lo Standard & Poor’s
che supera del 15 per cento i suoi massimi annuali: ma dietro le quinte
di Wall Street e dopo la grande crisi sta emergendo un nuovo ordine
finanziario. Che, intendiamoci, non è necessariamente migliore di quello
che lo aveva preceduto.

Anzi: il nuovo assetto di potere ha un che di brezneviano. Somiglia a
una foto del Politburo sovietico dopo una purga. Alcune grandi di Wall
Street del passato, come IndyMac, Bear Stearns e Lehman Brothers, sono
defunte; altre, come Merrill Lynch, Wachovia Bank e Washington Mutual,
sono state assorbite da altre istituzioni, nella stragrande maggioranza
dei casi con la benedizione della Casa Bianca e un sostanzioso
finanziamento del Tesoro statunitense.

A sentire William Cohan, ex dirigente della Chase Manhattan (e autore
del bestseller ‘House of Cards: A Tale of Hubris and Wretched Excess on
Wall Street’) al vertice del Gotha finanziario Usa adesso si piazzano la
Goldman Sachs e la JP Morgan, due banche che hanno giocato un ruolo
determinante nell’incrementare il livello di rischio degli investimenti
azionari prima della recessione e che oggi – avendo le mani in pasta in
tutte le transazioni di mercato – traggono beneficio dalle iniziative
governative dirette a rilanciare l’economia del paese.

Nell’ordine gerarchico descritto da Cohan le banche tradizionali come la
Morgan Stanley, la Barclays e la Bank of America-Merrill Lynch, sebbene
ferite dalla stretta creditizia, riescono comunque a occupare un secondo
livello di potere, mentre gli ‘zombie’ – banche che sono insolventi ma
che continuano a vivere grazie ai salvataggi governativi – si piazzano
al fondo della piramide. Si tratta di istituti come Citigroup, Wells
Fargo e Sun Trust Bank, che a dispetto dei profitti record registrati
nell’ultimo trimestre sono ancora intossicati dall’enorme quantità di
subprime presenti sui loro libri contabili.

E se Obama, che ha speso una buona parte del suo capitale politico per
salvare la Borsa, si aspettava che dalla crisi sarebbe emerso un nuovo
senso di consapevolezza finanziaria, beh si è sbagliato di grosso. Il
livello di rischio piuttosto che diminuire è cresciuto. E non solo
perché adesso, sfruttando l’abolizione del Glaser-Steagall Act, le
banche di investimento e le società di private equity come la Kkr, la
Appollo Advisors e il Citadel Investment Group possono intervenire in
ambito bancario tradizionale, ma anche perché si è incrementata
sensibilmente la velocità con la quale vengono completate le manovre
speculative.

Se prima infatti si giocavano partite che avevano a che fare con la
stesura di contratti speculativi come credit default swaps e Cdo, adesso
la sfida si gioca sul filo dei millisecondi, 500 per l’esattezza, del
‘flash trading’ e nel territorio misterioso delle ‘dark pool’. Due
neologismi che sono destinati a entrare nel lessico popolare e
descrivono pratiche borsistiche con la potenza deflagrante delle bombe
di distruzione finanziaria di massa.

Di cosa si tratta? Il flash trading è un ordine di acquisto o di vendita
(di quelli sostanziosi) che prima di essere distribuito ai broker dei
vari exchange, viene mostrato per 500 millisecondi – un’eternità in
termini borsistici – su un bollettino elettronico al quale possono
accedere solo gli investitori istituzionali (grandi banche, fondi
pensione e fondi di investimento), in modo che gli eventuali interessati
possano decidere se operare su quel titolo prima che l’ordine venga
distribuito. I critici sostengono che questa pratica offre un ingiusto
vantaggio ai trader istituzionali, permettendo loro di manipolare il
mercato.

Le cosiddette dark pool, invece, sono appositi centri di scambio
elettronico sui quali si fanno passare grandi quantità di titoli senza
rivelarne l’identità e il valore. Questo consentirebbe ai money manager
di evitare variazioni dei valori azionari a livello di
megacontrattazioni. I detrattori dicono che utilizzando questa soluzione
gli operatori possono liberarsi di azioni che si stanno muovendo al
ribasso senza esporsi a manovre di shortselling e evitando di soffrire
perdite. Anche in questo caso l’accusa è quella di interferenza con le
dinamiche di mercato.

Un’accusa che ha fatto drizzare le orecchie ai segugi della Security and
Exchange Commission, la Consob americana, e ha spinto Mary Schapiro, il
nuovo presidente della Sec, a lanciare immediatamente un’inchiesta.
“Sono stratagemmi che mi preoccupano”, ha dichiarato la Schapiro: “Ho
chiesto ai miei agenti di studiare un modo per porre fine immediatamente
a dark pool e flash trading”.

Le preoccupazioni di Schapiro probabilmente sono dettate anche da
ragioni di carattere temporale, visto che la Liquidnet, una delle
maggiori operatrici del settore dark pool, ha appena lanciato un’offerta
pubblica d’acquisto.

Sarà stato il frutto delle dichiarazioni della Schapiro, o forse il
timore di rimanere imbrigliati in un’eventuale inchiesta congressuale,
fatto sta che il Nasdaq e il Bats Exchange, rispettivamente il secondo e
(fino a poco tempo fa) il terzo mercato azionario Usa, hanno annunciato
che da settembre proibiranno il flash trading.

“Sono preoccupato dalla disponibilità dell’industria finanziaria ad
accettare limiti sulle informazioni relative agli ordini di Borsa e
dalla crescente opacità di quelli che vengono piazzati correntemente”,
ha scritto Robert Garfield, Ceo del Nasdaq, in una lettera indirizzata
proprio alla Schapiro. Ma la misura annunciata ha il sapore di quelle
che si prendono dopo che i buoi sono scappati dall’ovile. Dall’avvento
del trading on line il centro di gravità dei mercati finanziari si sta
infatti spostando dalle Borse ‘brick-and-mortar’ tipo il Nysex a quelle
elettroniche: lo stesso Nasdaq è completamente automatizzato.

Ma nel rimescolamento della mappa del potere finanziario statunitense
non s’è fatto strada solo il Liquidnet. Anche Direct Edge, un tabellone
elettronico specializzato in flash trading e sostenuto dalla Goldman
Sachs, sta guadagnando terreno.

Secondo dati resi noti dal ‘Wall Street Journal’, nel mese di febbraio
Direct Edge ha gestito oltre un miliardo di scambi. Non molti in meno di
quelli del Nysex, che nello stesso periodo ne ha gestiti 1,7 miliardi.
Forte di un software che gli permette di reagire alla velocità della
luce agli ordini di vendita, Direct Edge nel mese di giugno è riuscito a
controllare il 16 per cento del totale delle operazioni di Borsa svolte
in tutti gli Stati Uniti, e ha finito così per scalzare così il Bats
dalla posizione di terza Borsa del Paese.

“Peccato che l’attenzione dell’opinione pubblica si stia focalizzando
così tanto su questi eccessi”, dice Gary Schlossberg, direttore dei
Wells Management Fund, un fondo di investimento che gestisce oltre 350
miliardi di dollari, “perché l’atmosfera a Wall Street, eccetto che in
pochi casi estremi, sta veramente cambiando: non solo si registra una
maggiore sensibilità ai discorsi di trasparenza e di responsabilità
aziendale, ma stanno emergendo anche dei nuovi leader”.

Schlossberg si riferisce a quelle che a Wall Street definiscono le blue
chip del futuro. Aziende come la Hansen Natural, la Cellgene, la Quality
System, la Clean Harbor e la Green Mountain Coffee Rosters, che
nell’ultimo decennio hanno prodotto i maggiori rendimenti azionari,
crescendo in alcuni casi del cinquemila per cento.

Di questa nuova leadership fanno parte anche compagnie come la Pet
Smart, che controlla il 13 per cento del mercato dei prodotti per gli
animali domestici, la Bally Technologies, la Kirkland Real Estates e la
Isle of Capri Casinos, che negli ultimi 24 mesi hanno investito
pesantemente nell’ammodernamento degli impianti e del modello aziendale.

“La crescita si è spostata verso nuovi settori”, spiega Brian Bethune,
macro analista della Global Insight, uno dei principali think-tank
economici degli Usa:”Se prima della crisi a spingere il mercato erano
stati soprattutto il petrolio, la chimica, le banche, i metallurgici e
la finanza, adesso a creare una nuova era di crescita sono i prodotti
per la casa, il settore della salute, l’intrattenimento, l’alta
tecnologia e il manifatturiero”.

Gli effetti di questa riconversione economica non hanno tardato a farsi
sentire sulla bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti, con un
incremento delle esportazioni pari al 2,7 per cento.”Il nuovo assetto di
Wall Street riflette le dinamiche economiche del futuro”, afferma Nigel
Gault, uno dei maggiori esperti statunitensi di scambi internazionali:
“Nei prossimi anni a spingere l’economia americana non saranno i consumi
ma il risparmio, la produzione dei macchinari industriali,
l’elettronica, la salute e il rinnovamento energetico”. Sempre che non
scoppi una nuova bolla, naturalmente.

[16-08-2009]

++
cit off
++

Ciò che l’articolo non dice è come possono “gli umani trattare titoli a
500 milliseondi” visto che 1000 millisecondi = 1 sec, e 500 millisecondi
sono 0,5 secondi.

Ce lo chiarisce, per esempio, questo altro articolo:

http://sauraplesio.blogspot.com/
++
cit on
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In un recente post ho parlato di squali legati sia alla finanza che ai
media (un binomio pressoché inscindibile). Mentre siamo bellamente
rilassati e distesi al sole, il denaro non dorme né va in vacanza, tanto
per parodiare il motto di Gordon Gekko money never sleeps (dal film Wall
Street). E’ un demone insonne e instancabile che cento ne pensa e mille
ne fa.

Tra gli Americani si sta diffondendo un forte risentimento nei confronti
della potente banca d’affari Goldman Sachs, di cui ricordo che
amministratori delegati sono stati Prodi e l’attuale governatore di
Bankitalia Mario Draghi.

Martedi 4 agosto perfino il Corriere in un articolo a firma Massimo
Gaggi ha scritto che la citata Banca è attraversata da una crisi di
fiducia da parte di risparmiatori, i quali non solo si sentono traditi,
ma non riescono più a capire le manovre occulte di una tecnica di
negoziazione dei titoli ad altissima velocità (trenta millesimi al
secondo) detta high frequency trading. L’articolo titola “Goldman Sachs,
il mito in crisi. Di fiducia”.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

E’ quella citata in corsivo, una tecnica basata sull’uso di sofisticati
algoritmi e di potentissimi computer che fa parlar di sé per il “suo
potenziale destabilizzante” (vedere su archivio Corriere il pezzo
Algoritmi e vendite al millesimo di secondo. Ecco l’ultima paura che
corre in Borsa” di Marco Gasperetti, sempre del 4 agosto u.s). Detti due
pezzi giornalistici non sono linkabili poiché a riproduzione riservata.
Perciò, consultare archivio Corsera.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

*********************************************************
A gettare un’ombra sinistra su tutto ciò, c’è pure l’arresto di un
dipendente della G&S fermato all’aeroporto di Newark con l’accusa di
aver rubato la scatola nera degli algoritmi con la quale la banca
d’affari gestirebbe questa nuovo tipo di transazioni finanziarie. Ai
risparmiatori, questo tipo di “turbofinanza” appare assai torbida,
specie dopo l’esplosione del mercato dei cosiddetti “derivati”, la quale
è costata all’America (e al mondo) una crisi devastante dalla quale
fatichiamo ad uscirne. E si sa, il debito non è Nutella da poter
bellamente spalmare sui popoli di altri stati.
*********************************************************

Trichet della BCE, non a caso, ha allungato i tempi dell’uscita dalla
recessione fino al 2010. Ma sarà davvero alla fine dell’anno prossimo,
la fatidica uscita dal tunnel? A mio parere ci nascondono molte cose. E
del resto, meccanismi come quelli sopradescritti e padroneggiati da
pochi superesperti che consentono di acquistare e vendere titoli alla
velocità della luce, e prima che la controparte possa reagire, sono al
di fuori non solo dalla comprensione dei risparmiatori ma – pare –
perfino di molti banchieri stessi. Una sorta di “guerra preventiva” da
parte di certa finanza?

“Sembravano una curiosità tecnologica da studiare con la lente
dell’accademico” chiosa Gasperetti, “ma in poco tempo sono divenuti un
macigno capace di affondare l’intero mercato”.
Si preparano dunque nuove armi di distruzione di massa finanziaria.

Temo che ci rivedremo a Filippi. Cioè ad ottobre. E non sarà un bel
vendemmiare.

(11.08.2009)

++
cit off
++

Si noti che le norme per potere acquistare prodotti finanziari detti “derivati”, da parte delle amministrazioni locali, furono introtte da Tremonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Strumento_derivato

++
cit on
++

(ASCA) – Roma, 19 gen – ”Fu proprio il ministro dell’economia Giulio Tremonti con la legge finanziaria del 2001 ad introdurre in Italia la possibilita’ di ricorrere ai prodotti finanziari derivati”. Lo dice a Radio Radicale la vicepresidente del Senato Emma Bonino. ”E’ utile ricordare anche a Tremonti, che sicuramente lo ricorda- spiega Bonino – che per quanto riguarda i prodotti derivati, contro cui oggi lui tanto si scaglia, fu proprio lui ad introdurne l’utilizzo in Italia. L’utilizzo di questi prodotti fu infatti introdotto dal governo Berlusconi, di cui Tremonti era ministro dell’economia, con la legge finanziaria del 2001, legge 448, che all’articolo 41 per quanto riguarda la finanza degli enti territoriali diceva esattamente che , cito letteralmente, ’sono approvate le norme relative all’ammortamento del debito e all’utilizzo degli strumenti derivati da parte dei citati enti’, cioe’ degli enti territoriali. Forse Tremonti dovrebbe avere un po’ piu’ di memoria”.

++
cit off
++

Per cui se vogliamo ulteriormente approfondire l’argomento troviamo per esempio il seguente articolo (sempre in riferimento allo stesso blogger già citato):

http://sauraplesio.blogspot.com/

++
cit on
++

E’ banale Massimo, rispondere che il “discorso sarebbe lungo”, ma è
quasi d’obbligo andare un po’ più in là dell’obiezione secondo cui
sarebbe tutta colpa degli investitori imprudenti (che peraltro ci sono).
Mi pare che la “debt economy” e chi l’ha messa in circolazione
meriti qualche riflessione. Per cominciare è stato un fatale errore
agganciare tutte le economie mondiali all’America e ai suoi “prodotti”
finanziari. Sarebbe come scalare una montagna rocciosa con una guida
ubriaca. Questa non ha fatto che esportare per anni (oltre alla tanto
decantata democrazia) tutti i suoi titoli tossici. Vai su wiki a vederti
cosa sono i “credit default swaps”

http://it.wikipedia.org/wiki/Credit_default_swap

Lo sai che molti comuni italiani hanno comprato questa spazzatura e
che ora saremo tutti nella palta? Ti faccio i nomi di qualche comune
genio municipale che ha acquistato “derivati” americani:

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

il comune di Levanto (SP)

di Agrigento,

di Caltanissetta,

di Milano per impiantare l’Expo.

[…]

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Man mano che me ne vengono in mente altri te li scrivo.
Evidentemente ci sono dei geni proveniente dalla Bocconi che
assicurano massimi rendimenti per questa porcheria insolvente.
E transeat se alla frontiera di Chiasso, poi si sono trovati due
manager giapponesi con baffi con la valigetta piena di queste schifezze
provenienti nientemeno che dalla FED (la federal reserve americana)
pronti a immetterle nel e sul mercato.
Tanto poi sono notizie che si fa in fretta a far sparire dal
“mercato” dell’informazione.

11.08.2009
2:46 PM

++
cit off
++

Non dovrebbe essere oggetto di dibattito politico la metodologia di come
vengono gestiti gli scambi finanziari?
Le garanzie sul fatto che non vi siano frodi?
I meccanismi di chi -e come- controlla -> che cosa?

Oppure il popolo è rappresentato dall’animalone (quella statua che
raffigura un toro) presso wall street: “il popolo bue”?

Prono -il popolo/animalone- nell’adorazione del *vitello d’oro*? ..
senza un meccanismo di giustificazione tra le cause e i relativi
effetti?

Vogliamo ipotizzare meccanismi di razionalità? .. oppure la razionalità
è terminata nelle scorte di magazzino?

La finanza è -forse- quella cosa che è trattata da una razza superiore e
non sindacabile: i tecnocrati, che derivano il loro potere dall’essere
una razza superiore e non sindacabile dai meccanismi della democrazia?

L

IdV Ciampino Blog


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