Archivio per 31 agosto 2009

Berlusconi/Craxi e la “chiamata di correo” ..

Dario Franceschini

Dario Franceschini

Subject:
Dossier: dopo Boffo (Avvenire), Ezio Mauro (Repubblica), ecco quello su Franceschini .. [dagospia.com][giochiamo al vaso di
Pandora?]
Date:
Mon, 31 Aug 2009 07:26:15 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8781.htm

++
cit on
++

SOTTO IL SU-DARIO, SPUNTA UNO SCHELETRUCCIO: QUANDO FRANCESCHINI FACEVA
IL “BENZINAIO” A SEI ZAMPE – “LIBERO” SVELA LA sua presenza
(sponsorizzato all’epoca da de mita) nel collegio sindacale DELL’ENI
negli anni ‘BOLLENTI’ dell’acquisizione di Montedison…

1 – SOTTO IL SU-DARIO, SPUNTA UNO SCHELETRUCCIO: QUANDO FACEVA IL
“BENZINAIO” ALL’ENI
Monica Franchi per Libero

Dario Franceschini si è dimenticato nel curriculum e nella sua
autobiografia due anni trascorsi all’Eni, all’interno del collegio
sindacale che ratificò senza battere ciglio alcune delle delibere più
delicate per la chiusura del celebre affaire Enimont.

La scoperta arriva dagli atti depositati presso il tribunale di Roma
dove si sta svolgendo il processo di appello per la vicenda della
cosiddetta Ops Enimont che in primo grado (28 dicembre 2004, presidente
Giovanni Deodato, giudice estensore Francesco Manzo) aveva portato alla
condanna civile dell’ex vicepresidente dell’Eni, Alberto Grotti, con
richiesta di risarcimento danni di complessivi 10.329.128 euro.

Nell’appello, che si svolgerà a febbraio dell’anno prossimo, Grotti ha
prodotto la documentazione sui consigli Eni che approvarono l’Ops Eni
per ricomprare i titoli Enimont anche da Raul Gardini e dai suoi alleati
al prezzo contestato dai giudici di 1.650 lire per azione, chiedendo
quanto meno di condividere la condanna con chi allora approvò in
consiglio ogni decisione, fra cui i membri del collegio sindacale
dell’Eni: Giuseppe Braito (presidente), Dario Franceschini, Giovanni
Gasparini, Vincenzo Mollica e Michele Saltarelli (sindaci effettivi).

La documentazione societaria prodotta non lascia adito a dubbi, ma
contrasta con quanto lo stesso Franceschini ha scritto in ogni sua
biografia e tutt’oggi nel sito Internet personale e su quello del
partito democratico. “Dal 1985 esercita la libera professione come
avvocato civilista”.
“Cassazionista. È iscritto al Registro dei Revisori contabili. È stato
membro effettivo del collegio sindacale dell’Eni s.p.a. nei primi tre
anni della privatizzazione”. Non tre, ma cinque sono stati gli anni
trascorsi da Franceschini nel collegio sindacale dell’Eni (cui arrivò,
secondo le cronache dell’epoca, sponsorizzato da Ciriaco De Mita).

Di privatizzazione manco l’ombra, perché il colosso energetico italiano
in quegli anni era pubblico. Ma probabilmente il segretario del Pd si
voleva riferire alla trasformazione in spa dell’Eni, avvenuta
nell’estate del 1992 grazie al blitz compiuto dal presidente del
Consiglio Giuliano Amato e dai ministri Piero Barucci e Giuseppe
Guarino. Da lì al 1995 Franceschini restò membro del collegio sindacale
a fianco dell’uomo nuovo, Franco Bernabè, che collaborò con Mani pulite
per fare piazza pulita di tutto il management precedente.

E in effetti quasi tutti i manager furono sostituiti, e anche gli altri
membri del collegio sindacale (ne divenne presidente Giovanni Ruoppolo)
con al sola eccezione del futuro segretario del Pd, graziato dal
repulisti. Ma Franceschini ha vissuto in Eni anche la stagione
precedente, sbianchettata nella biografia ufficiale.

Fu nominato infatti con decreto ministeriale il 23 marzo 1990 dal
governo guidato da Giulio Andreotti, sostituendo un altro membro del
collegio sindacale poi divenuto famoso in politica. Giulio Tremonti, che
in Eni aveva voluto Franco Reviglio, il presidente che passò il
testimone a Gabriele Cagliari proprio quell’anno.

Dal 1990 al 1992 i consigli di amministrazione dell’Eni approvarono
tutte le delibere chiave dello scontro finale con Gardini per Enimont,
compresa quella del dicembre 1990, che lanciò l’Ops sui titoli della
joint venture chimica poi entrata nei vari filoni d’inchiesta di Mani
Pulite. Franceschini, che era semplice membro del collegio sindacale e
che mai aveva chiesto la parola durante le riunioni limitandosi al voto
finale (senza alcun dissenso), non è stato mai interrogato dai giudici.
Però ha sbianchettato quegli anni…

2 – IL GIOCO DEL SILENZIO SULLO SCHELETRUCCIO DI SU-DARIO
Elisa Calessi PER LIBERO

Parla del rinvio delle nomine del tg3, assicurando che il Partito
democratico non c’entra nulla. «È una sciocchezza che appassiona il
circuito degli addetti ai lavori». Dice la sua, Dario Franceschini, a
proposito del testamento biologico, dopo che Gianfranco Fini, l’altro
giorno, alla Festa nazionale del Pd, a Genova, si è augurato che alla
ripresa dei lavori la Camera dei Deputati modifichi il testo. «Si
lavorerà in Parlamento, c’è molto da lavorare», concorda il segretario
del Pd. Ma di quanto scritto da Libero, a proposito della sua presenza
nel collegio sindacale di Eni negli anni dell’acquisizione di
Montedison, non intende parlare. Nessun commento.

Così come sono recalcitranti i suoi. Il giudizio comune è che non si
commenta perché «non c’è niente da commentare». A tirare in ballo gli
allora componenti del cda e del collegio sindacale è stato Alberto
Grotti, allora vicepresidente di Eni, che ha avuto una condanna civile
in primo grado con richiesta di risarcimento.

«Se quello che questo signore ha detto non è diventato oggetto di
indagine giudiziaria, se i magistrati non hanno ritenuto di dover
coinvolgere il collegio dei sindaci, né per interrogarli, né per avviare
un’inchiesta, evidentemente vuol dire che non c’è nulla di nulla», si
dice nello staff del segretario del Pd. Molti sono ancora in vacanza,
altri sono già tornati.

Il tam-tam sulla prima pagina di Libero, però, raggiunge tutti. Chi via
sms, chi per telefono. Accetta di parlarne Francesco Saverio Garofani,
deputato del Pd, fedelissimo del segretario, oltre che suo amico di
vecchia data. «Se questo è uno scheletruccio, ben vengano gli
scheletrucci. Fango. Solo veleni e fango. Mi sembra una polemica
forzatissima. Perché, è una colpa far parte del collegio sindacale? Ma
andiamo. E allora cosa dovremmo dire di Silvio Berlusconi? Mi pare una
polemica fragilissima».

Anche da parte degli altri dirigenti del Pd non c’è voglia di calcare la
mano. Francesco Boccia, sostenitore di Pier Luigi Bersani, più che altro
è infuriato con Franceschini perché ha annunciato che Nichi Vendola sarà
ricandidato in Puglia. Sandro Gozi, della squadra di Ignazio Marino,
definisce quanto rivelato da Libero «totalmente irrilevante». Spiega:
«Anche sforzandomi, non riesco a vederci nulla».

E il fatto che sul sito internet, il segretario del Pd abbia omesso i
primi due anni di presenza nel collegio sindacale di Eni? Gozi: «Si vede
che ha fatto troppe cose e non si ricordava». Stessa linea per Paola
Concia, anche lei della mozione Marino: «Non mi pare ci sia nulla di
rilevante. Boutade agostana, tutto qui».

Franceschini, intanto, continua la sua campagna elettorale in vista del
congresso. Gallipoli, Potenza, Napoli. Da Potenza commenta la grande
accoglienza tributata dai militanti del Pd a Fini: «È il Presidente
della Camera: un ruolo istituzionale importante che sta svolgendo con
scrupolo e misura. È stato giustamente accolto bene dai militanti del
Partito democratico che sono tutte persone educate e che sanno
rispettare gli avversari politici».

E sul suo sito mette in home page il trailer del film Videocracy,
rifiutato da Rai e Mediaset. Per il segretario del Pd è «un’altra prova
di come si stiano restringendo gli spazi della libertà di informazione
in Italia». Per Franceschini, la tv pubblica e quella privata hanno
deciso di non mandare questo spot commerciale «perché è scomodo».

Non grida al regime, ma l’allarme è quello: «Io mi chiedo di questo
passo dove andremo a finire. Bisogna reagire all’assuefazione. In questo
Paese la battaglia per la libertà di informazione non riguarda né solo
il Partito democratico né solo l’opposizione, ma riguarda tutti quelli
che hanno a cuore un Paese libero, libero veramente».

[28-08-2009]

++
cit off
++

Non si tratta di poltrone, la situazione attuale.

Si tratta della fondazione di “nuovi modus vivendi”, di modalità
esistenziali che si contrappongono.

Craxi fu travolto dall’idea di “chiamata di correo”.

In parlamento Craxi disse:

“Se qualcuno di voi non ha preso soldi in modo irregolare si alzi”

E nessuno si alzò.

Pensava che la cosa sarebbe finita lì, ma poi arrivò il lancio delle
monetine all’uscita della sua residenza all’Hotel Rafael.

Quindi andò armi e bagagli ad Hammamet in Africa, in una splendida villa
e tenuta che era stato così previdente da organizzare per i tempi di
bisogno.

Gli italiani sono un popolo strano .. sembrano tutti fascisti perché c’è
il fascismo .. sembrano tutti antifascisti perché c’è lo sbarco ad Anzio
degli americani .. ma sanno sentire -per tempo- dove tira l’aria .. se
la CEI si dice “disgustata” .. tira una brutta aria -> per Mr B.

Tira una brutta aria non perché ci sia qualcuno -fuorché Cristo- che sia
innocente.

Tira una brutta aria perché Mr B ha pestato i piedi a troppi, ma
sopratutto perché non è ritenuto rappresentare interessi da far
continuare a navigare con un PIL -> “da Titanic che affonda”.

La portaerei Italia serve all’Europa e all’occidente per i suoi piani
terzomondisti sul continente Africano, pieno di materie prime e per il
medio oriente, per i giacimenti in Irak e Iran, oltre che ponte per
sorvegliare la questione palestinese.

Serve per gli scambi con l’Asia.

In tale scenario geopolitico l’Italia non può “andare a puttane” perché
sul punte del Titanic tutti brindano alle feste di Papi.

E’ matematica allo stato puro.

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog


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