su Eco: Affogare nel mare .. info & immago?

il futuro?

il futuro?

Subject:
Re: “quando muore una democrazia_?_” [cronistoria di muoia Sansone (Papi) e tutti i filistei (Santoro, Travaglio, Vauro ..]
Date:
Wed, 23 Sep 2009 08:52:04 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv
References:
1 , 2

“L” ha scritto nel messaggio

Mi chiedevo .. “quando muore una democrazia?”

C’è un segno evidente, specifico, che sia come il suggello alla morte di
una democrazia?

“Marco V.” wrote:

Le due domande sono ottime, e dunque veramente impegnative. Quando muore una
democrazia, se la morte ha bisogno di un segno, dunque di una immagine, e se
quella del segno-immagine è oramai una macchina – la macchina
rappresentazionale – sempre più indistinguibile da ciò che intendiamo (un
“ciò che” che a sua volta ha bisogno di un segno-immagine) per “democrazia”?
E tuttavia ci sono concrete, e apparentemente paradossali, possibilità che
il segno della morte della democrazia sia proprio il proliferare dei segni.
Si tratta non di una morte per strangolamento, ma per annegamento.
Annegamento ne “lo gran mare” non “dell’essere” (Dante), ma delle immagini.

Un saluto,

Marco

L wrote:

Non so se hai visto la seguente intervista a Eco. (vedi link finale)(*).

In essa si teorizza che effettivamente la nostra situazione è quella di
un eccesso di info, nel senso che *non* siamo -normalmente- attrezzati
alla relativa elaborazione di un quantitativo di informazioni nel poco
tempo che abbiamo a disposizione.

Eco, però, non ne conclude che sia una morte per affogamento, ma -bensì-
che servono strumenti nuovi: ad esempio una strategia per cosa
trascurare, cestinare.

La nostra cultura occidentale ci propina -del resto- in ogni dove, dalla
partita di calcio, all’isola dei famosi, ad ogni competizione la stessa
soluzione, fino alla guerra in Afghanistan, o come dovrebbero vivere
palestinesi ed Ebrei:

**********************

“chi vuoi eliminare?”

**********************

La mia tesi di laurea fu proprio -INVECE (nel senso della cultura del
costruire anziché del distruggere)- sulla storia (**) delle “strategie
di sintesi per i sistemi affidabili e/o tolleranti il guasto”, quindi
-forse- qualcosa a riguardo potrei anche dirla, visto che ho studiato la
ingegnerizzazione delle tecniche di sintesi che curassero un sistema che
non dovesse andare alla malora, o alla morte.

(**)
(dall’alba dei tempi ai giorni d’oggi: dai galleggianti nei serbatoi
dell’antica Grecia, fino ai codici rivelatori/autocorrettori di errore
sulla distanza di Hamming)

Il noto semiologo (Eco) trascura -insomma- che la sua proposta è
*brutale*, ed -in un certo senso- *binaria*: o prendi tutto/ oppure
trascuri tutto -> grazie ad una regola di selezione.

Ma -invece- si può procedere -per esempio- come nella ricerca di un
minimo o un max di una funzione:

In tale ricerca il passo di scandagliamento non è omogeneo, ma tiene
conto dello status. (delle condizioni al contorno, come direbbe Cauchy).

Se la pendenza della curva cambia -> significa che abbiamo attraversato
un max/min e quindi dobbiamo tornare indietro, però diminuendo
l’intervallo di campionamento.

Il passo -oscillando avanti e indietro attorno alla soluzione di
min/max- sarà poi sempre più piccolo -> tanto più vogliamo conoscere la
verità (la soluzione) e vogliamo dedicare tempo attorno a una soluzione
di cui -però- conosciamo già una descrizione approssimativa.

Ciò è perfettamente replicabile -come modello- al nostro tenerci
informati per esempio sulle news.

Le info sono molto importanti per la nostra capacità di progettare un
futuro che ci permetta la nostra cibernao, la nostra capacità di
condurci, nel dare una direzione alla barca che è la nostra mente.

Quanto tempo vogliamo dedicarci difficilmente potrà essere delta t = 0%,
oppure delta t = 100% (del nostro tempo).

Ma un punto intermedio tra un tempo zero e tutto il nostro tempo.

In tal modo non affogheremo come se vi dedicassimo il 100%
nell’introitare info (non avendo tempo residuo per la elaborazione delle
info), né saremmo sulla linea “ci penserà Papi”(cit Noemi), come chi
rinuncia ad una capacità di progettare il proprio futuro, alienandosi
sul culto del Papi.

Grazie delle tue osseervazioni,

L

(*)
Video intervista a Eco:
http://www.archivesaudiovisuelles.fr/FR/_video

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