Archivio per ottobre 2009

Lama & D’Alema non sputavano agli agnelli ?


(Un video di quando i Lama & i D’Alema erano contro Mr B)

Subject:
prove di GROSSE KOALITION in Italia? [lo “sponsor di Bersani” (D’Alema) indicato anche dal PDL come ministro UE]
Date:
Fri, 30 Oct 2009 19:07:07 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.economia, it.politica

La notizia:
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/esteri/ue-unione-europea

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cit on
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ESTERI

A Bruxelles seconda giornata del vertice dei capi di Stato e di governo
Per l’incarico di ministro degli Esteri i progressisti fanno anche il
nome dell’ex premier

Ue, c’è anche l’ipotesi D’Alema
“Onorato e grato al governo”

Nota di Palazzo Chigi: “Stiamo seguendo l’evoluzione”
Frattini: “Nessun pregiudizio su nomi dell’opposizione”

ROMA – “Onorato e grato”. Così l’ex presidente del Consiglio Massimo
D’Alema, oggi indicato dai leader progressisti tra i candidati per la
carica a ministro degli Esteri europeo, si è espresso nei confronti di
Palazzo Chigi, che in una dichiarazione ha detto che l’Italia sosterrà
il candidato italiano senza pregiudizi di maggioranza o opposizione.

D’Alema: “Sono onorato”. “Ho appreso – ha detto il Presidente della
fondazione ItalianiEuropei a Milano, a margine di un convegno Ispe sul
primo anno di amministrazione Obama – che i leader progressisti hanno
raggiunto un accordo sul fatto che il responsabile della politica estera
europea e vicepresidente della Commissione sarà espressione del Partito
socialista europeo e dei progressisti democratici. Mi hanno indicato tra
i possibili candidati. Non mi sono candidato a nulla, la notizia mi è
giunta da Bruxelles e io ne prendo atto”. “Sono onorato – ha proseguito
D’Alema – di questo. So che ci sono altri candidati più forti di me. Non
ritengo di avere molte possibilità ma il fatto di essere inserito in
questa short-list mi onora”.

“Secondo il nuovo trattato – ha aggiunto D’alema – il rappresentante
della politica estera è anche vicepresidente della Commissione e quindi
il governo ha un potere dirimente sul proprio rappresentante. La nota di
palazzo Chigi è molto apprezzabile nel senso che considera questa
eventualità come prioritaria, anche se al momento deve essere
considerata proprio come una eventualità”, ha concluso D’Alema. L’ex
premier ha spiegato che probabilmente la decisione definitiva sul
prossimo rappresentante della politica estera europea sarà presa in una
decina di giorni.

La nota di Palazzo Chigi. “Il Presidente Berlusconi, forzatamente
assente al vertice, segue l’evoluzione di tali contatti attraverso il
ministro degli Esteri presente a Bruxelles”, aveva fatto sapere poco
prima Palazzo Chigi con una nota. “Qualora emergesse in concreto la
possibilità per l’Italia di ottenere l’assegnazione di una di quelle
cariche – continuava la nota – il governo valuterà con serietà e
responsabilità le candidature capaci di assicurare all’Italia un
incarico di così alto prestigio”.

Frattini: “Nessun totonomine”. Comunque, ufficialmente, di nomine ai
posti di vertice della Ue non si è parlato durante il consiglio europeo
di ieri e oggi a Bruxelles. E l’Italia, ha sottolineato nel pomeriggio
il ministro degli Esteri Franco Frattini, non vuole alimentare un
“totonomine” che potrebbe solo danneggiare nomi prestigiosi e la stessa
dignità dell’Unione.

Frattini ha ricordato che si è deciso di delegare a tre sherpa di lusso
(il presidente del Pse Rasmussen, quello del Ppe Martens, e il
Commissario europeo Rehn per i Liberali) il compito di esplorare i
desiderata dei Paesi e quali possano essere i singoli candidati. “Noi
attendiamo l’esito di queste consultazioni, che dovrebbe arrivare entro
sette-otto giorni – ha spiegato il ministro – Poi ci sarà una
discussione seguita da una decisione istituzionale”.

Certo, ha ribadito Frattini, nella scelta finale sarà necessario “un
bilanciamento ed una larga condivisione”. Quanto all’ipotesi di una
candidatura di Massimo D’Alema, Frattini non l’ha esclusa: “Noi
valuteremo tutti i nomi che usciranno dall’esplorazione – ha detto il
ministro – tutti quelli che saranno presentati, e se ce ne saranno di
italiani senza pregiudizio sul fatto che siano di maggioranza o di
opposizione”.

L’Italia, comunque non ha per ora un suo candidato né alla presidenza né
alla poltrona di Alto rappresentante, “come non ce l’hanno Francia e
Germania – ha spiegato Frattini – ma valuteremo insieme e cercheremo la
stessa intesa istituzionale”.

Reazioni. “Se la famiglia socialista proporrà D’Alema ministro degli
Esteri dell’Unione Europea mi auguro vivamente che Berlusconi appoggi
con convinzione questa scelta – ha detto il leader dell’Udc Pier
Ferdinando Casini – Il comunicato di Palazzo Chigi, a questo riguardo, è
senz’altro un segnale positivo. Sarebbe bello, per una volta, realizzare
una convergenza nazionale su un nome così rappresentativo, per un ruolo
tanto rilevante”.

Anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni sponsorizza l’ipotesi di
Massimo D’Alema a ministro degli Esteri dell’Unione Europea. ”Vedo con
favore – ha detto a Capri intervenendo al convegno dei giovani di
Confindustria – la candidatura di un italiano a ministro degli Esteri
dell’Unione Europea, di cui si parla in questi giorni”.

(30 ottobre 2009)

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cit off
++

Commento:

Insomma Veltroni ha giocato a “io ballo da solo” .. e Bersani doveva
fare come Lama: “quello che sputa agli agnelli et simili”

Sembra che Mr B -invece- stia tentando di dare il ramoscello di ulivo
-al PD- prima che Bersani riprovi a tirare fuori -il suo- di ulivo, il
modello-Prodi: tutte le forze antagoniste alla destra attualmente -e
speriamo non per molto- al potere.

Del resto ci aspetta un crisi che chi se ne intende di economia sa che
sarà paurosa e per la maggior parte davanti a noi, né si sa se potrà
essere superata, visto che “non esiste un progetto politico di cosa
fare”, tranne l’assioma “tagli”. (La teoria del ciclo al ribasso e poi
al rialzo, come se fossero stagioni: prima quella calda e poi
-inettabilmente- quella fredda, secondo i profeti del “non facciamo
niente”).

E quindi nel dilemma se restare al governo finché la barca vada affondo
.. o tagliare .. ma stavolta la corda -> verso Hammamet, ridente
località della Tunisia, ben nota ai socialisti di destra .. quelli
confluiti da Papi .. perché “ci penserà Papi al loro futuro” .. anche
D’Alema è “onorato” che Mr. B. -quando non è al telefono a consigliare
Marrazzo a come acquistare dei video- lo proponga ai più alti vertici
della rappresentanza europea.

Potremo ricordarci questi giorni!

Conoscemmo i cosiddetti padri affondatori ..

: – )

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog

“Berlusconi telefona a Marrazzo. Perché?”

Subject:
“il premier l’aveva avvertito”: mincul-papi [di Marco Travaglio]
Date:
Wed, 28 Oct 2009 07:58:06 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.media.tv, it.politica


http://www.youtube.com/watch?v=3uXm20uMhtc

Carlo Bonini da repubblica.it

(1)
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la vignetta:
(da “virus” la satira virale de l’Unità)

http://www.artefatti.it/img/20091027L_artefatti.jpg

(2)
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L’articolo:
www.antefatto.it
oppure:
http://ilgiornalieri.blogspot.com/2009/10/minculpapi.html

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cit on
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Poteva mancare Silvio Berlusconi nello scandalo Marrazzo? No che non
poteva: lui c’entra sempre. Infatti ha messo lo zampino anche lì. E dire
che stavolta la sua personale intelligence di barbefinte, tarantini e
piipompa aveva fatto cilecca: pare che sia piuttosto deboluccia sugli
ambienti trans di Roma Nord, così sono sfuggite al suo controllo le
varie Natalia, Michelle, Joycs e Brendona, nonché il portavoce di
quest’ultima, Thaynna.
Ma il prode Signorini ha subito colmato la lacuna, ricevendo il
videotape da un’agenzia che l’aveva avuto dal celebre Scarfone, già noto
per aver immortalato Sircana con un altro viado, dunque esperto del ramo
“sinistra transgender”. Così il presidente del Consiglio, quello che non
ha tempo per i processi, ha allestito un piccolo cineforum a Palazzo
Grazioli per visionare la pellicola, autentico capolavoro del
neorealismo, poi ha atteso il momento giusto e lunedì scorso ha chiamato
Marrazzo con voce suadente, tipo il gatto e la volpe con Pinocchio:
sapesse i filmati che girano su di lei, ma noi siamo uomini di mondo,
certe cose non le pubblichiamo, non le dico però quanto ho faticato a
frenare i miei scalpitanti reporter, comunque stia tranquillo, il video
è nella nostra cassaforte, al sicuro. Da quel momento il governatore era
nelle mani, oltreché di quattro carabinieri ricattatori, del premier.
Parlare di conflitto d’interessi pare eccessivo: ormai i tentacoli della
piovra sono talmente estesi da escludere la presenza del conflitto.
Siccome è tutto suo, ci sono solo interessi.
Il fatto poi che il Ros abbia arrestato i ricattatori (solo i quattro
carabinieri, ovvio) tre giorni dopo la chiamata del premier e alla
vigilia delle primarie del Pd è una semplice coincidenza, ci
mancherebbe.
Proviamo ora a immaginare se Marrazzo fosse un esponente del
centrodestra.
Intanto i quattro carabinieri che lo ricattavano sarebbero già
parlamentari o eurodeputati o ministri. I trans coinvolti avrebbero
esordito ieri al Grande Fratello, ribattezzato per l’occasione Grande
Transgender, e non sarebbe uscito nulla. Se invece non si fosse fatto a
tempo a tacitarli tutti, a quest’ora avremmo tv e giornali alluvionati
da dichiarazioni sulla giustizia a orologeria, sui carabinieri rossi
pilotati dall’onnipresente sinistra (quando arrestarono il pusher
ministeriale che portava la coca a Miccichè, questi strillò al complotto
dell’Arma, le cui inclinazioni progressiste sono note a tutti), sui
comunisti che vogliono sovvertire il risultato delle elezioni eliminando
per via giudiziaria un governatore eletto dal popolo. Il quale dunque
resterebbe a pie’ fermo al suo posto, con la solidarietà delle più alte
cariche dello Stato per l’infame intrusione nella sua privacy, con
l’immediato intervento del Garante per vietare la diffusione del
videotape e con gli autorevoli inviti del Pompiere della Sera a porre
fine allo scontro fra politica e giustizia, separare le carriere,
abolire intercettazioni e videotape, aprire un tavolo delle riforme
allargato ai trans. Intanto Mattino5 starebbe pedinando il pm che ha
smascherato lo scandalo per mostrarne urbi et orbi i calzini, le sedute
dal barbiere, le fumatine e altre bizzarrie tipiche della toga
politicizzata. Invece Marrazzo (che, lo ripetiamo a scanso di equivoci,
è indifendibile e deve dimettersi) è di centrosinistra, non ha la
fortuna di possedere tv per sputtanare i suoi avversari né giornali con
cui manovrare le loro foto o video compromettenti. La prossima volta, se
vuol fare carriera sugli scandali anziché stroncarsela, si faccia furbo:
si iscriva al Popolo delle Libertà.

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cit off
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(3)
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Saluti felicità,

L

“Presto, ne vedremo delle belle” (cit. Mr. B.)

da repubblica.it:

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cit on
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La macchina del fango

di GIUSEPPE D’AVANZO

Berlusconi si cucina da solo i suoi guai. Distrugge, di giorno, i muri che i suoi consiglieri fabbricano, di notte, per difenderlo. Quelli si erano appena rimboccati le maniche, con buona volontà, per riproporre – complici, le debolezze di Piero Marrazzo – la separatezza e l’inviolabilità della sfera privata dalla funzione pubblica (ancora!).

Salta fuori che l’Egoarca (ndr: Berlusconi) ha avvertito per tempo il governatore: “C’è in giro un video contro di te”. Frammento superbo della nostra vita pubblica. Merita di essere analizzato, e con cura.

Viene comodo farlo in quattro quadri.

Nel primo quadro, bisogna riscrivere con parole più adatte quel che sappiamo. Non il signor Silvio Berlusconi, ma il presidente del consiglio – proprietario del maggior gruppo editoriale del Paese – allerta il governatore “di sinistra” che il direttore di una sua gazzetta di pettegolezzi (Chi) ha in mano un video che lo compromette. Glielo ha detto la figlia (Marina, presidente di Mondadori). A questo punto, il capo del governo potrebbe consigliare all’altro uomo di governo di non perdere un minuto e di denunciare il ricatto all’autorità giudiziaria. Nemmeno per sogno. Il presidente del Consiglio indica all’altro attraverso chi passa il ricatto, ne fornisce indirizzo e numero di telefono: che il governatore si aggiusti le cose da solo mettendo mano al portafoglio e “ritirando la merce dal mercato”, come pare si dica in questi casi. È la pratica di uomini che governano senza credere né alla legge né allo Stato, né in se stessi né nella loro responsabilità. In una democrazia rispettabile, l’argomento potrebbe essere definitivo. Nell'”Italia gobba”, la legalità è opzione, mai dovere, e quindi l’argomento diventa trascurabile. Trascuriamolo (per un attimo solo) e immaginiamo che Marrazzo riesca nell’impresa di ricomprarsi quel video.

È il secondo quadro. Vediamo che cosa accade a questo punto. Piero Marrazzo annuncia la sua seconda candidatura al governatorato. Si vota in marzo. Il candidato “di sinistra” è consapevole che il suo destino politico e personale è nelle mani del leader della coalizione “di destra”. In qualsiasi momento, quello può tirare la corda e rompergli il collo. A quel punto, a chi appartiene la vita di Piero Marrazzo? A se stesso, alle sue decisioni politiche, ai suoi comportamenti privati o alla volontà e alle strategie dell’antagonista? È una condizione di vulnerabilità politica che dovrebbe consigliargli la piena trasparenza a meno di non voler diventare un burattino. Al contrario, Marrazzo tace e tira avanti. Scoppia lo scandalo e mente (“È una bufala”, “Non c’è alcun video”). Lo scandalo diventa insostenibile e ancora rifiuta la responsabilità della verità: non dice dell’avvertimento di Berlusconi; non dice come si procura il denaro che gli occorre per le sue scapestrate avventure. (Sono buone ragioni per chiedergli di nuovo le dimissioni perché non è sufficiente l’ipocrita impostura dell’autosospensione). Quel che accade al governatore ci mostra in piena luce come funziona “una macchina”.

È il terzo quadro. Al centro della scena, i direttori delle testate di proprietà del presidente del Consiglio (o da lui influenzate). In questo caso, Alfonso Signorini, direttore di Chi, già convocato d’urgenza da una vacanza alle Maldive per confondere, con una manipolazione sublunare della realtà, il legame del premier con una minorenne.

Signorini spiega come vanno le cose in casa dell’Egoarca, premier e tycoon. Direttamente con le redazioni o, indirettamente, da strutture esterne o da chi vuole qualche euro facile – i direttori raccolgono fango adatto a un rito di degradazione. Una volta messa al sicuro la poltiglia del disonore (autentica o farlocca, a costoro non importa), il direttore avverte i vertici del gruppo, l’amministratore delegato e il presidente. Che si incaricano di informare l’Egoarca. A questo punto, il premier è padrone del gioco. Pollice giù, e scatta l’aggressione. Pollice su, e il malvisto finisce in uno stato di minorità civile. Accade al giudice Mesiano, spiato dalle telecamere di Canale5.

Berlusconi addirittura annuncia l’imboscata:

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“Presto, ne vedremo delle belle”.

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Accade al direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, colpevole di aver dato voce all’imbarazzo delle parrocchie per la vita disonorevole del premier.

Accade al presidente della Camera, Gianfranco Fini, responsabile di un cauto e motivato dissenso politico.

Accade a Veronica Lario, moglie ribelle.

A ben vedere,

accade oggi al ministro dell’Economia che può intuire sul giornale del premier qualche avvertimento. Suona così: “Tremonti in bilico”; “Se Tremonti va, Draghi arriva”.

C’è da chiedersi: quanti attori del discorso pubblico sono oggi nella condizione di sottomissione che anche Marrazzo era disposto ad accettare?

Quarto e ultimo quadro, allora. Non viviamo nel migliore dei mondi. La personalizzazione della politica ha cambiato ovunque le regole del gioco e il fattore decisivo di ogni competizione è la proiezione negativa o positiva dell’uomo politico – e della sua affidabilità – nella mente degli elettori. È la ragione che fa del “killeraggio politico – scrive Manuel Castells (Comunicazione e potere) – l’arma più potente nella politica mediatica”. I metodi sono noti. Si mette in dubbio l’integrità dell’avversario, nella vita pubblica e in quella privata. Ricordate che cosa accade a McCain e Kerry? Si ricordano agli elettori, “in modo esplicito o subliminale”, gli stereotipi negativi associati alla personalità del politico, per esempio essere nero e musulmano in America.

È la lezione che affronta Barack Obama.

Si distorcono le dichiarazioni o le posizioni politiche. Si denunciano corruzione, illegalità o condotta immorale nei partiti che sostengono il politico. Naturalmente, le informazioni distruttive si possono raccogliere, se ci sono; distorcerle, se appaiono dubbie o controverse; fabbricarle, se non ci sono.

È uno sporco lavoro,

che ha creato negli Stati Uniti, dei professionisti. Uno di loro, Stephen Marks, consulente dei repubblicani, ha raccontato in un libro (Confessions of a Political Hitman, Confessioni di un killer politico) il suo modus operandi. È interessante riassumerlo:

“Passo I,
il killer politico raccoglie il fango.

Passo II,
il fango viene messo in mano ai sondaggisti che determinano quale parte del fango arreca maggior danno politico.

Passo III,
i sondaggisti passano i risultati a quelli che si occupano di pubblicità, che passano i due o tre elementi più dannosi su Tv, radio e giornali con l’intento di fare a pezzi l’avversario politico. Il terzo passo è il più notevole. Mi lascia a bocca aperta l’incredibile talento degli addetti ai media… quando tutto è finito, l’avversario ha subito un serio colpo, da cui non riesce più a riprendersi”. Qui, quel che conta è la segmentazione del lavoro e soprattutto “l’incredibile talento degli addetti ai media” perché devono essere i più abili e i più convincenti. I media, negli Stati Uniti, non sono a disposizione della politica e per muoverli occorre “provocare fughe di notizie rimanendo al di fuori della mischia”, offrire “merce” che regga a una verifica, a un controllo, che sia significativa e in apparenza corretta anche quando è manipolata.

In Italia, non esiste questo scarto. Non c’è questa fatica da fare perché non c’è alcuna segmentazione della politica mediatica. Uno stesso soggetto ordina la raccolta del fango, quando non lo costruisce. Dispone, per la bisogna, di risorse finanziarie illimitate; di direzioni e redazioni; di collaboratori e strutture private; di funzionari disinvolti nelle burocrazie della sicurezza, magari di “paesi amici e non alleati”. Non ha bisogno di convincere nessuno a pubblicare quella robaccia. Se la pubblica da sé, sui suoi media, e ne dispone la priorità su quelli che influenza per posizione politica. È questa la “meccanica” che abbiano sotto gli occhi e bisogna scorgere – della “macchina” – la spaventosa pericolosità e l’assoluta anomalia che va oltre lo stupefacente e noto conflitto d’interessi. Quel che ci viene svelato in queste ore è un sistema di dominio,

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una tecnica di intimidazione che mette freddo alle ossa,

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che minaccia l’indipendenza delle persone, l’autonomia del loro pensiero e delle loro parole. I più onesti, dovunque siano, dovrebbero riconoscerlo: non parliamo più di trasparenza della responsabilità pubblica, di vulnerabilità, di pubblico/privato. Più semplicemente, discutiamo oggi della libertà di chi dissente o di chi si oppone. O di chi potrebbe sentirsi intimidito a dissentire o a opporsi all’Egoarca.

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cit off
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Commento:

Purtroppo stiamo misurando la differenza che passa tra chi ha in mano i mezzi di informazione e chi li subisce.

Le domande che si pone Giuseppe d’Avanzo e che porterebbero ad una tecnica di intimidazione che mette freddo alle ossa, si basano su un assunto semplice:

“Chi è senza peccato tanto da poter dire di potere scagliare la pietra per lapidare Mr B”?

E’ ciò che Craxi teorizzava nel suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati:

“Chi di voi può alzarsi e dire di non avere mai preso finanziamenti in modo non conforme?”

Che tradotto diviene: “tutti colpevoli? -> allora -> nessun colpevole!”

E’ -se si seguono questi sillogismi- la fine dello stato di diritto.

O meglio di uno stato di diritto che vale solo per i minus habens, e non per coloro che possono vantarsi di essere “super partes”, i più uguali di Orwell nella “fattoria degli animali” (il suo celebre romanzo).

http://it.wikipedia.org/wiki/La_fattoria_degli_animali

A nostro avviso -però- la legalità non solo è possibile, ma va scelta come “il migliore dei mondi possibili”.

Infatti se errare è umano -> perseverare è diabolico.

Non ci deve demoralizzare lo scorgere i nostri limiti, poiché tutti possiamo sbagliare!

Ma la reazione deve essere non insistere a considerarsi ignavi, utilizzatori finali che non c’erano, e se c’erano non videro, e se videro non sapevano.

E’ la scelta, l’unica scelta che ci può salvare, il “principio di responsabilità”.

La scienza è considerata avere soppiantato la religione almeno per il concetto di “carattere autocorrettivo della ricerca scientifica” (cit. K. Popper).

E’ il non rassegnarsi a esprimersi ed agire perché nessuna teoria è perfetta ed -invece- è migliorabile.

La sinergia del concetto della umiltà di sapere ascoltare ogni persona e prendere spunto da ogni realtà, deve essere contemperato dal fatto che non tutte le azioni hanno la stessa dignità di essere esperimentate.

Alcuni scenari possono condurre -infatti- al disastro e altri no.

Se Enrico Fermi non si fosse fatta una idea di cosa fosse la fissione nucleare _prima_ di progettare lo sfruttamento dell’uranio, una bomba come quella di Hiroshima gli sarebbe scoppiata tra le mani.

La capacità politica _deve_ essere anche capacità di sapere vedere il futuro non per profezia, ma per capacità di analisi e di sintesi, insieme al concetto che si “sale in politica” e non si “scende in politica”.

A “che tempo che fa” (su rai 3) il giornalista chiedeva ad Antonio Di Pietro: “Ma se tutti i politici hanno scheletri nell’armadio quale è la soluzione?”

Di Pietro rispondeva: “Non è vero che la disonestà è l’unica realtà ..  si facciano da parte i disonesti e si preveda -nei partiti politici- che persino chi abbia un avviso di garanzia non si possa presentare in qualsiasi funzione di rappresentanza”.

Grazie dell’attenzione,

L

IdV Ciampino Blog

Berlusconi a Marrazzo: “gira un video su te!”


(il punto della situazione sulle dichiarazioni di Marrazzo al 24/10/2009)


(aggiornamento al 25/10/2009: intervista al transessuale del tg2)

Aggiornamenti al 26/10/2009:

Subject:
Berlusconi aveva avvisato Marrazzo: “Attento, gira un video su di te” [discorsi da utilizzatori finali?]
Date:
Mon, 26 Oct 2009 08:05:38 GMT
From:
L
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it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato

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cit on
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Il presidente del Consiglio era stato informato dalla direzione del
settimanale “Chi”
Al Govwernatore aveva dato garanzie sul comportamento dei media di sua
proprietà

Berlusconi aveva avvisato Marrazzo
“Attento, gira un video su di te”

di ELSA VINCI

ROMA – Berlusconi lo aveva avvertito. Il governatore “sospeso” Piero
Marrazzo venne avvisato del ricatto. Ossia che quattro carabinieri della
sezione Trionfale di Roma avevano confezionato un video compromettente.
Girato ai primi di luglio in via Gradoli.

Ad avvisare Marrazzo – confermano a “Repubblica” – fu lo stesso primo
ministro. Ad un settimanale del suo gruppo editoriale, “Chi”, i
ricattatori avevano infatti offerto l’intero pacchetto. E a quel punto,
il direttore del periodico informò il presidente del Consiglio.
Berlusconi si dichiarò contrario alla pubblicazione dell’intera vicenda.
E nell’avvertire Marrazzo diede garanzie sul comportamento dei media di
sua proprietà. In particolare di quelli riferibili alla Mondadori.

Una versione che lo stesso Cavaliere ha confermato ai suoi fedelissimi
precisando di non essere intervenuto nella vicenda e di aver anche
indicato agli “ambasciatori” del Governatore chi aveva proposto
l’acquisto del video. Nella sostanza aveva suggerito di contattare i
detentori del filmato per provare a ritirarlo dal mercato. Anche se, chi
è stato coinvolto nell’inchiesta, non esclude che le garanzie fossero
state basate proprio sulla avvenuta acquisizione e sulla messa in
sicurezza del filmato. La circostanza, comunque, smentisce un’altra
delle dichiarazioni del governatore che aveva sostenuto di non aver
saputo nulla di quanto lo stesse per travolgere fino al 21 ottobre
scorso.

Intanto il procuratore capo di Roma apre un ventaglio di accertamenti.
Soldi, droga e auto blu. Si dovrà stabilire se c’è stato un uso
improprio della vettura di servizio. Gli inquirenti vogliono verificare
se si tratta di un montaggio o se davvero – come sembrerebbe dal filmato
– Marrazzo andava a casa del trans, in cima alla Cassia, con l’auto di
servizio. Soltanto dopo la verifica il procuratore Ferrara deciderà se
aprire un’inchiesta. Si faranno inoltre accertamenti patrimoniali e
bancari.

Chi portò la coca? Una serie di verifiche parte oggi anche sul fronte
dell’indagine contro i quattro carabinieri arrestati con l’accusa di
aver ricattato il governatore per il video hard. Confermando la custodia
cautelare, il gip Sante Spinaci, risponde che la droga è stata portata
dai carabinieri.

Eppure la Procura disporrà un approfondimento d’indagine. In base ad una
intercettazione telefonica in cui i carabinieri arrestati dicono a
chiare lettere: “con quel video faremo i soldi”. Il gip nell’ordinanza
ha raccolto integralmente i motivi del pm accusando dunque i militari
“di aver fatto il video con un cellulare per incastrare il presidente,
di avere introdotto nell’appartamento del transessuale Natalì la cocaina
con un piano premeditato finalizzato al ricatto”. E, dunque, di avere
estorto a Marrazzo “tre assegni del valore complessivo di 20 milioni”. E
ancora di aver rapinato il governatore “di duemila euro in contanti e di
averne sottratti tremila al transessuale”. Si chiama motivazione per
relationem, connessa al provvedimento secco di custodia contro Luciano
Simeone e Carlo Tagliente, che avrebbero fatto l’irruzione nella casa di
via Gradoli e girato il video compromettente. Contro il maresciallo
Nicola Testini, contro Antonio Tamburrino, accusato di averlo ricettato,
il giudice ha sostanzialmente incollato il decreto con il quale il
pubblico ministero ha chiesto gli arresti.

(26 ottobre 2009)

++
cit off
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Commento:

Non sarebbe stato (da parte di Mr. B.) “atto dovuto” avvertire la
polizia visto il giro di cocaina e prostituzione?

O vi è l’ipotesi che gli “utilizzatori finali” non sapessero che
frequentavano persone a pagamento?

Più che un gioco a mettersi in situazioni in cui si “rischia” di essere
messi sui giornali, come qualche psicologo si lancia a ipotizzare, a me
pare che vi sia un concetto che il potere, anche istituzionale, non sia
sottoposto alle leggi, ma anzi si debba ambire al potere per potere
considerarsi -nel senso comune- degli INTOCCABILI.

Non vi sono “ipotesi di reato” (?) in quello che sta uscendo sui
giornali per cui il primo ministro, alias “ci penserà Papi”, debba delle
spiegazioni ufficiali sulla sua versione dei fatti, magari in
parlamento?

A me pare di sì, se siamo ancora in uno stato in cui ciò che c’è scritto
sulle leggi abbia un significato, e giurare sulla Costituzione Italiana
non sia folclore ..

: – )

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog

Caso Marrazzo: la fonte dagospia

Subject:
Caso Marrazzo: la fonte dagospia
Date:
Sat, 24 Oct 2009 11:06:47 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv


http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10304.htm

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cit on
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AHÒ, ALTRO CHE AVVENTURA DI UNA NOTTE, ERA VERO AMORE PER IL
GOVERNATORE! – SMUTANDATO DA “LIBERO”, SPUTTANATO DA “REPUBBLICA”, FINE
GIOCHI PER TRANS-PIERO – “MARRAZZO LO CONOSCIAMO TUTTE BENISSIMO DA
ANNI. QUANDO LO VEDONO PASSARE I TRANS SI TIRANO SU LE TETTE PER ESSERE
SCELTE: LUI PAGA MOLTO, MOLTO BENE. CI SONO “RAGAZZE” COME NATALÌ CHE CI
HANNO FATTO UNA FORTUNA, DECINE DI MIGLIAIA DI EURO. NATALÌ È LA SUA
PREFERITA, MA STAVA SPESSO ANCHE CON BRENDA, UNA TIPA GRANDE E GROSSA
CHE CHIAMIAMO LA BRENDONA E CHE DA UN PEZZO ANDAVA IN GIRO A DIRE CHE
CERCAVA DI VENDERE UN VIDEO COMPROMETTENTE. UNA VERA STRONZA” – (LA
SINISTRA AI TRANS E LA DESTRA ALLE LOLITE? LE DUE SCUOLE DI EROS DEI
POLITICI)

1 – IL RACCONTO DI NATALÌ, TRANS BRASILIANA
Maria Elena Vincenzi e Paolo G. Brera per La Repubblica

“Glielo dicevo, io: Piero, stai attento a con chi esci. Lasciala
perdere, la Brendona, quella è drogata ti fa finire nei guai”. Natalì,
30 anni, professionista del sesso a cottimo, brasiliana transessuale con
studio-abitazione in via Gradoli, nella periferia ordinata lungo la
Cassia, ha gli occhi lucidi ma giura che “è solo il collirio”. Ci sono
volute due ore per sciogliere il muro dei “non so nemmeno chi sia”, e
per farle raccontare la sua versione dei fatti.

“Piero lo conosco da sette anni – dice – e non mi ha mai fatto niente di
male, quindi non gliene voglio fare nemmeno io. L’ho sentito anche oggi,
mi ha chiamata tre volte. Mi ha detto: “Stai tranquilla, Natalì, che non
c’è nessun video. Ti voglio bene, non parlarne con nessuno””.

Dalla comunità trans che la notte si vende al Flaminio e all’Acqua
Acetosa, a Prati e alla Moschea, esce un ritratto sconvolgente – e tutto
da provare – se riferito al presidente della Regione Lazio. “Marrazzo lo
conosciamo tutte benissimo da anni”, afferma Luana, anche lei
transessuale brasiliana della Cassia: “Quando lo vedono passare – dice –
i trans si tirano su le tette per essere scelte: lui paga molto, molto
bene. Ci sono “ragazze” come Natalì che ci hanno fatto una fortuna,
decine di migliaia di euro. Natalì è la sua preferita, ma stava spesso
anche con Brenda, una tipa grande e grossa che chiamiamo la Brendona e
che da un pezzo andava in giro a dire che cercava di vendere un video
compromettente ma non trovava nessuno che lo comprasse. Una vera
stronza: questa è estorsione, mi sa che con questo caos è scappata”.

Da quando è scoppiata la bufera, le transessuali che abitano nella zona
di via Gradoli hanno ricevuto visite a raffica dai carabinieri del Ros:
“Sono andati dalla Palomina sulla Cassia, da Tiffany e Maira in via
Gradoli, da Camilla ai Due Ponti, da Brenda e da un sacco di altre. A
tutte – dice Natalì – hanno preso i computer e i telefonini per cercare
immagini. Ma non troveranno nulla. Lo so che accusano tutti me, ma io
giuro che non c’entro proprio niente con le foto e i video. Io sono
sicura che non usciranno mai perché non ci sono, ma se spunterà fuori un
video vi invito a confrontarlo con me e con casa mia”. Un appartamentino
ordinato, pulito, arredato con gusto in stile etnico: salotto con
cucinino, bagno e camera con il letto in ferro battuto e il quadro di un
cherubino dietro la testiera.

“Di Piero non voglio parlare – insiste Natalì ogni volta che si accorge
di aver raccontato più di quello che avrebbe voluto – ma una cosa su
quei quattro carabinieri la voglio proprio dire. Li conoscevamo tutti,
sono vera gentaccia. C’è una questione di droga, dietro tutto questo
casino. Quando un cliente ci chiede un festino con la cocaina, c’è uno
spacciatore, uno che ora è morto e si chiamava Rino (è citato anche
nell’ordinanza di custodia cautelare, ndr), che ce la porta a domicilio
a patto che ne acquisti almeno dieci grammi. Quei carabinieri lo
lasciavano lavorare a patto che lui li avvertisse sempre della consegna
e della situazione: quando la giudicavano interessante facevano
irruzione e ci rapinavano, si prendevano droga e soldi ricattando i
clienti”. Sono le “mele marce” di cui parla il comandante provinciale
dei carabinieri, il generale Tommasone.

Ne parla anche la Luana (che in realtà si chiama con un altro nome) di
Rino che portava la droga e dei clienti rapinati e ricattati per questo
dai quattro carabinieri. Una situazione in cui, afferma Luana, avrebbe
riguardato anche il governatore del Lazio. Anche di questo, dice Luana,
“della cocaina”, tutti sapevano tutto nel mondo romano della
prostituzione transessuale. “Lui, Marrazzo, andava quasi sempre con
Natalì – insiste Luana – che aveva conosciuta alla Moschea, dove batteva
fino a qualche anno fa. Ma stava spesso anche con Tabata, che è morta
sei mesi fa. E anche con Paloma e Brenda: non sapete che liti, quando
lui sceglieva una anziché l’altra”.

“I carabinieri non mi hanno ancora trovata, e mi sono già rivolta a un
avvocato – dice Natalì: ma i Ros busseranno alla sua porta mezzora più
tardi – e domattina me ne vado, parto e sto via un mese. Se mi avete
filmato, dico che eravate solo una coppia in cerca di sesso estremo.
Addio”.

++
cit off
++

Saluti felicità,

L

Commento:

In queste ore sul corriere c’è persino l’ipotesi che Marrazzo non sarebbe stata la persona identificata.

Da un punto di vista sociale i costumi sessuali delle persone adulte, se non incontrano un profilo di reato non dovrebbero considerarsi rilevanti.

Più critico invece è il profilo delle varie versioni fornite da Marrazzo, poiché dire “la verità” è una questione importante, fa parte della credibilità di una persona pubblica.

Non dimentichiamo che ciò che si rimprovera a Berlusconi è il fatto di avere detto molte versioni differenti sul caso Noemi e poi D’Addario, intervallate da giuranti sulla testa dei propri figli.

E’ più dignitoso -a nostro avviso- un “no comment”, per evidenti questioni di privacy, piuttosto che fornire versioni contrastanti tra loro.

Sembra comunque che ci si voglia ostinare a fare una politica fatta di dossier e che voglia guardare dal buco della serratura.

IDV ribadisce che è interessata alle questioni di legalità e capacità di rispondere della propria funzione pubblica, lasciando le questioni private alla riservatezza delle persone.

IdV Ciampino Blog

Travaglio: sullo scudo (condono) fiscale 2009

Commento:

Si tratta, quindi del versare il 5% sui capitali rientrati in Italia.

Il problema:  Come si fa sapere la provenienza di quel denaro?

Nel video:

Bruni Tinti (magistrato) 3:00

++

cit on

++

Ma chi glielo spiega alle banche che i capitali vengono da

-il traffico di armi?

-di droga?

-e non “soltanto” dall’evasione?

++

cit off

++

IdV Ciampino Blog

Francesco Fonti: il pentito su navi dei veleni


(parla il pentito che ha indicato le navi con rifiuti tossici)
(“trattavo con Ciriaco De Mita il prezzo del traffico dei rifiuti” 2:40)
(“La Somalia è la pattumiera” riferiva De Michelis/Craxi” 3:50)

Subject:
La notizia che non c’è: Italian police close in on ‘toxic’ shipwreck [dal finacial times]
Date:
Wed, 21 Oct 2009 12:23:06 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

http://www.ft.com/cms/s/0/aab01ac6-bda3-11de-9f6a-00144feab49a.html?nclick_check=1

++
cit on
++

Italian police close in on ‘toxic’ shipwreck

By Guy Dinmore and Eleonora de Sabata in Rome and in Reggio Calabria

Published: October 20 2009 22:05 | Last updated: October 20 2009 22:05

A mission was launched on Tuesday off the Italian coast to investigate
what anti-Mafia investigators have long suspected was a conspiracy
between organised crime, industrialists and government agencies to dump
nuclear and other toxic waste in the Mediterranean and off Africa.

An Italian marine survey ship under police protection started tests 12
miles off Calabria’s coast on the wreck of a cargo ship 500 metres
below.

According to Francesco Fonti, a Mafia turncoat, the ship was scuttled in
1992 carrying 120 barrels of toxic materials – much of it possibly
radioactive. The ship, identified by Mr Fonti as the Cunski, is one of
three vessels carrying toxic cargoes he says he sank as a service
provided by the ’Ndrangheta, the Calabrian Mafia.

Over two decades Italian prosecutors have looked into more than 30 such
suspicious deep-water sinkings. They suspect that Italian and foreign
industrialists have acted in league with the Mafia, and possibly
government agencies, to use the Mediterranean as a dumping ground.
Vessels sank in fair weather had suspicious cargo, sent no mayday or the
crew vanished. None had been located, until now.

Fishermen and political leaders in Calabria, alarmed at the possible
environmental disaster, are protesting. Local mayors rallied in Rome on
Tuesday to press the government to act quickly. Brussels has also added
its voice. A letter sent last month by Stavros Dimas, European
environment commissioner, seeking clarification from Italy, has so far
gone unanswered.
EDITOR’S CHOICE
Turncoat claims expertise in scuttling vessels – Oct-20
South furious at Rome’s slow response – Oct-20
Timeline: A catalogue of suspicion – Oct-20

The discovery of nuclear waste on the Cunski or other ships could raise
uncomfortable issues for Silvio Berlusconi’s centre-right government,
which is relaunching Italy’s nuclear power industry after a 22-year
moratorium.

Now, the marine survey ship Mare Oceano is to use sonars to map and
hopefully identify the ship, and test for radioactivity, before efforts
are made to salvage the barrels. An Italian coastguard vessel has also
searched for another wreck of a ship that Mr Fonti claims was scuttled
off the central port of Livorno with toxic waste on board.

The Mafia’s involvement in illegal waste disposal on land, working for
industrialists and local officials, is well documented.

The Mafia informant’s claims about involvement in sea dumping first made
headlines in 2005, but progress was slow in pursuing them. Last month an
expedition located what appears to be the Cunski, using Mr Fonti’s
directions.

Over the years, magistrates have been aided by lists of suspicious
sinkings provided by Lloyd’s of London in connection with suspect
insurance claims, as well as persistent probing by environmental groups.

Francesco Neri, a Calabrian prosecutor who began investigating the
“poison ships” mystery in the 1990s, says Mr Fonti has confirmed his
suspicions.

“It was like investigating a murder without having the corpse,” he says,
referring to their failure to pinpoint the missing ships, starting with
the Rigel, which a court ruled was scuttled in 1987. Mr Neri recalls
years of digging, threats, lack of funding and the strange death of his
main investigator – one of several deaths said to be linked to the
affair.

In December 1995, the investigator, Natale de Grazia, a young coastguard
captain, died suddenly on a mission to the port of La Spezia. The
official cause of death was heart attack, but colleagues suspect that he
was poisoned.

Following the apparent find of the Cunski, a new inquiry has been
launched by Calabria’s anti-Mafia directorate. (The exact identity of
the ship is unclear – some disputed records show a ship named Cunski was
scrapped years later.)

Attention is also being refocused on the case of a ship called Rosso
which ran aground in rough weather near Amantea in Calabria in 1990,
after what officials claimed was a botched attempt to scuttle it. Its
cargo was removed and disposed of on land. Years later, doctors spotted
a high incidence of local cancers.

Toxic contaminants and traces of radioactive caesium 137 were found in a
nearby quarry used as an illegal dump. Investigating magistrates suspect
a link with the Rosso.

Massimo Scalia, professor of physics at Rome’s La Sapienza university
who led a parliamentary commission on illegal dumping in the 1990s,
thinks the oceans were a natural extension for the Mafia.

“I’m sure they disposed of toxic and radioactive waste by sinking these
ships,” he said. “But so far it is a theory – a theory in which I
believe strongly but couldn’t find proof. That’s what I have been asking
all these years: let’s find a ship and see what it carried.”

The commission and investigators repeatedly appealed for more government
funding, but earlier inquiries were stopped.

Claims by Mr Fonti of involvement of Italian and foreign intelligence
agencies and government officials in the trade of toxic and radioactive
products have fuelled suspicions that some institutions may not have
wanted to shed light on what lies on the seabed.

Investigators and parliamentarians have raised worrying questions about
the source of the suspected nuclear material and who ordered its
disposal.

In 2005, Mr Fonti told L’Espresso magazine that the Cunski carried
radioactive waste from Norway. Ships, he said, were also sunk off Kenya,
Somalia and west Africa. He also spoke of disposing waste for Italian,
German, Swiss and Russian chemical and pharmaceutical companies.

Italian authorities have rejected his claim to have disposed of 40 lorry
loads of material delivered to him at the Rotondella facility run by
Enea, Italy’s nuclear authority.

Four years ago, Nicola Maria Pace, a prosecutor, told parliamentarians
of three accidents involving nuclear waste stored at Rotondella, the
last in 1994. He spoke of Italy’s “total submission” to US control over
nuclear materials at Rotondella from 1954 to the 1970s, and how Iraqi
scientists trained at Rotondella to use Italy’s Cirene reactors, which
Iraq had sought to acquire in the 1980s.

In 2007, eight former senior Enea officials were placed under
investigation over the handling of nuclear material. Italian media
reported that the case was recently dropped.

More broadly, the extent to which a foreign hand is suspected is hard to
gauge. Several sessions of the parliamentary waste commission were held
in private for reasons of secrecy. Its public conclusions noted
“interferences and threats” against investigators, and were critical of
Enea’s management of nuclear waste.

The commission’s 1995 report spoke of the “possible existence of
national and international trafficking in radioactive waste, managed by
business and criminal lobbies, which are believed to operate also with
the approval of institutional subjects belonging to countries and
governments of the [European Union] and outside the EU”.

Prof Scalia is not alone in noting that Italy lacks a coherent nuclear
waste policy and still has old waste held in “temporary” sites, some of
it brought from the US decades ago.

The environment ministry and Enea did not respond to questions for this
article. Statements by Stefania Prestigiacomo, the environment minister,
have created confusion. First, the initial plans to use the ministry’s
research vessel to survey the wreck was ditched. Then, parliament was
told that a ship provided by Eni, the state-controlled energy group, was
on its way from Cyprus.

Finally, the ministry said last Friday that the Mare Oceano, provided by
Geolab, a Naples-based marine survey company, would do the work instead,
directed by anti-Mafia investigators.

Copyright The Financial Times Limited 2009. You may share using our
article tools. Please don’t cut articles from FT.com and redistribute by
email or post to the web.

++
cit off
++

Riassumo:

1) Navi affondate con rifiuti tossici e radioattivi (scorie nucleari)

2) La zona è al largo della Calabria, ma non solo

3) UE chiede quale sia il piano dell’Italia per sanare la situazione, ma
finora non ha avuto risposta.

I quotidiani italiani:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.0.3773661717

http://www.calabrianotizie.it/2009/09/18/complotto-sotto-il-mare

Saluti felicità,

L


IdV Ciampino Blog


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