“Presidente NON firmi!” [verifica delle fonti]


(intervista a Napolitano)


(intervista a Di Pietro)

Subject:
“Presidente NON firmi!” .. il video .. dal tg 1 .. [verifica delle fonti]
Date:
Sun, 04 Oct 2009 10:41:46 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.economia

Il Video:
http://www.youtube.com/watch?v=Hifhnpac914

Il testo del discorso di Napolitano:

++
cit on
++

Nella Costituzione c’è scritto che “il Presidente promulga le leggi”.
E se io non firmo oggi, il Parlmaneto vota un’altra volta quella legge,
e c’è scritto che io sono _obbligato_ (il cittadino: “lo sappiamo”)

Napolitano:

E allora?

Non lo sapete! se dite “Non firmate” perché non significa niente!

++
cit off
++

Ora calma e gesso.

Andiamo a prendere la Costituzione e vediamo cosa dice:

http://www.governo.it/rapportiparlamento/normativa/costituzione.pdf

++
cit on
++

Art. 74 Costituzione Italiana

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, _può_ con
messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

[ndr: quindi non è obbligato alla firma in prima istanza].

Se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere
promulgata.

[ndr: supponiamo che il Presidente sia malato o impossibilitato .. dove
vi è scritto che egli sia obbligato? e come può essere esercitato tale
obbligo(?), visto che la firma dovrebbe essere una assunzione di
responsabilità? Supponiamo che il Presidente preferisca dimettersi
perché ritiene illegittimo ciò che dovrebbe firmare. Chi gli impedisce
di dimettersi piuttosto che firmare un atto che ritiene illeggittimo
perché magari tradisce dei principi costituzionali? Non è forse il
Presidente il Garante della Cotituzione? (art.91)(art.87)]

++
cit off
++

Ora andiamo a vedere quanto segue:
http://veritanascoste.wordpress.com/2009/07/22/lettera-aperta

++
cit on
++

^^^^^^^^^^^
Il Blogger:
^^^^^^^^^^^

Tra le molte notizie che riguardano la politica Italiana oggi mi è
caduto l’occhio sulla lettera aperta scritta da Antonio DI Pietro al
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ho deciso di inserirla
sul mio blog perchè ritengo sia importante capire cosa sia successo e
soprattutto chiedere a gran voce perchè il Presidente Napolitano abbia
firmato e approvato il ddl sicurezza pur evidenziando attraverso una Sua
lettera la contrarietà al decreto. Non mi nascondo ammettendo che
onestamente ho pensato: “perchè allora firma?”.

“Lettera Aperta Lettera aperta a Giorgio Napolitano”

22/07/2009

^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Antonio Di Pietro:
^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Gent.mo Presidente,

lo scorso 15 luglio Lei ha firmato e promulgato una legge in materia di
sicurezza che la maggioranza parlamentare, sotto la mannaia del voto di
fiducia imposto dal Governo Berlusconi, aveva da poco approvato.

In sede di promulgazione, però, Lei così aveva qualificato quel testo di
legge (e cito testualmente quanto da Lei messo nero su bianco in una
contestuale lettera indirizzata proprio a Berlusconi):

– “…dal carattere così generale e omnicomprensivo della nozione di
sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e
estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento
di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero
invece dovuto caratterizzarlo…”;

– “…è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si
legiferi su temi che, come accade per diverse norme di questo
provvedimento, riguardano diritti costituzionalmente garantiti e
coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della
coesione sociale…”;

– “…è in giuoco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di
legiferare…”;

– “il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme
oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non
rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione…”;

– “…aggiungo di aver ravvisato nella legge anche altre previsioni che mi
sono apparse, sempre a titolo esemplificativo, di rilevante criticità e
sulle quali auspico una rinnovata riflessione, che consenta di
approfondire la coerenza con i principi dell’ordinamento e di superare
futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi
applicativi…”.

Fatte queste premesse Lei, sig. Presidente Napolitano, così conclude la
sua lettera ufficiale:

“…Il Presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a
dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di
rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni
aspetti, specie sul piano giuridico…”.

A questo punto, qualsiasi persona normale si sarebbe aspettata che Lei,
sig. Presidente, fosse conseguente con le premesse e le considerazioni
da Lei stesso espresse e applicasse l’art. 74 della Costituzione che
testualmente recita (e Lei lo sa bene!): “…il Presidente della
Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato
alle Camere chiedere una nuova deliberazione…”.

Insomma, a norma di legge costituzionale, poteva – e, secondo noi,
doveva – non controfirmare né promulgare la legge ma rinviarla al
Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la
“letterina di rimprovero” al Capo del Governo Berlusconi (lettera, a
nostro avviso, del tutto irritale giacchè la Costituzione assegna al
Presidente della Repubblica il potere di inviare “messaggi” alle Camere,
art. 74 Cost., ma non al Governo).

Lei ha ritenuto di comportarsi diversamente ed a noi cittadini (e
rappresentanti di cittadini, in quanto parlamentari eletti) non è
restato altro che prenderne atto ed esprimere le nostre riserve e
valutazioni.

Lei, però, è andato oltre e si è messo a polemizzare con me, che l’avevo
invitata a non firmare né a promulgare la legge, affermando (anche qui
cito testualmente):“…chi invoca polemicamente e di continuo poteri e
perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della
Costituzione…” (ovviamente scatenando una scontata litania di improperi
nei miei confronti).

Ciò premesso, mi sia permesso – pur con il rispetto che qualsiasi
cittadino deve avere nei confronti del Presidente della Repubblica – di
ribadire la palese contraddittorietà tra le sue valutazioni sulla legge
in questione (da Lei stessa definita piena di “…disomogeneità e
estemporaneità di numerose sue previsioni…incoerenza con i principi
dell’ordinamento…equivoci interpretativi…problemi applicativi…norme
oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione, non
rispondenti a criterio di stabilità e certezza della legislazione…) e la
“decisione” adottata (sottoscrizione e promulgazione della legge).

Siccome però Lei conosce bene la Costituzione, Le chiedo:

– è vero o no che vi è contraddizione evidente (perfino letterale) fra
la “motivazione” ed il “dispositivo” del suo provvedimento (dice che la
legge è sbagliata ma la controfirma lo stesso)?

– è vero o no che, in questi casi, Lei ha il potere (e perfino il
dovere, per usare le sue stesse parole) di non promulgare immediatamente
la legge ma rinviarla alle Camere, con un messaggio motivato (art. 74
Cost.)?

– è vero o no che invece Lei non ha il dovere di inviare “messaggi” al
Capo del Governo (e nemmeno letterine a mò di rimprovero come “piume
d’oca”)?

– è vero o no che anche la legge sulle intercettazioni (e annesso
bavaglio all’informazione) già approvata da un ramo del Parlamento è
un’altra legge incostituzionale e contraria ai principi generali
dell’ordinamento? E, se è vero, perché Lei ha chiamato il Ministro della
Giustizia per esprimergli le Sue perplessità e non le ha esternate con
un formale “messaggio” alle Camere (art. 87 Cost.) per far sapere anche
a noi parlamentari eletti dal popolo le sue valutazioni?

– è vero o no che anche sul Lodo Alfano (quella legge ad personam che
Berlusconi si è fatta fare per non farsi processare) Lei ha usato il
“guanto di velluto” firmando e promulgando una legge che ora ogni
Tribunale d’Italia sta contestando come incostituzionale?

– è vero o no che – nelle more delle decisioni della Corte
costituzionale sul predetto Lodo Alfano – lo stesso Presidente del
Consiglio ed il Ministro della Giustizia hanno partecipato ad una
“privatissima” cena proprio con due giudici della Corte Costituzionale?
E, se è vero, vuole spiegarci Sig. Presidente della Repubblica, come
intende assicurare ai cittadini (ed a noi parlamentari che li
rappresentiamo) che la Corte Costituzionale non sia stata compromessa da
interventi e condizionamenti esterni?

La prego, sig. Presidente Napolitano, mi risponda nel merito, invece di
offendermi anche Lei gratuitamente.

Con ossequio.

22/07/2009

^^^^^^^^^^^^^^^^^

Antonio Di Pietro

^^^^^^^^^^^^^^^^^

(ndr: conferma della fonte):
http://www.antoniodipietro.com/2009/07/lettera_aperta

^^^^^^^^^^
Il Blogger:
^^^^^^^^^^

Concludo riportando anche un interessante articolo di Marco Travaglio
sulla questione dal titolo Giorgio Ponzio Napolitano:

^^^^^^^^^^^^^^^
Marco Travaglio:
^^^^^^^^^^^^^^^
21/07/2009

Noi che, poveri ignoranti, non conosciamo la Costituzione, pensavamo che
i poteri e i doveri del Presidente della Repubblica fossero quelli
indicati dalla Costituzione. E cioè:

– rappresentare l’unità nazionale

– inviare messaggi alle Camere

– indire le elezioni delle Camere

– autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge di
iniziativa del governo

– promulgare le leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti (oppure rinviare le leggi alle Camere in caso di manifesta
incostituzionalità)

– indire il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione

– nominare il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di
questo, i ministri

– nominare, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato, ma
anche i senatori a vita e alcuni giudici costituzionali, ma anche i
membri delle autorità di garanzia

– accreditare e ricevere i rappresentanti diplomatici, ratificare i
trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle
Camere

– comandare le Forze armate, presiedere il Consiglio supremo di difesa,
dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere

– presiedere il Consiglio superiore della magistratura

– concedere la grazia e commutare le pene

– conferire le onorificenze della Repubblica

– sciogliere le Camere o anche una sola di esse, sentiti i loro
presidenti.

Noi che, poveri ignoranti, non conosciamo la Costituzione non riusciamo
a trovare un solo rigo nella medesima che autorizzi il capo dello Stato
a chiedere notizie di un’indagine che non gli garba (come fece
Napolitano nel dicembre scorso con quella della Procura di Salerno sui
magistrati corrotti di Catanzaro); o a promulgare una legge facendo
sapere per lettera che non gli piace per niente (come ha appena fatto
col pacchetto sicurezza); o ad anticipare al governo che non firmerà un
decreto (come ha fatto col decreto Englaro) o che non promulgherà una
legge se non sarà modificata (come ha fatto con la legge-bavaglio sulle
intercettazioni).

Noi che, poveri ignoranti, non conosciamo la Costituzione non vi abbiamo
trovato alcun articolo che consenta al capo dello Stato ad auspicare
“una revisioni di regole e di comportamenti” in materia di
intercettazioni e cronaca giudiziaria, a parlare di “abusi”, a invocare
“soluzioni appropriate e il più possibile condivise” (come se una
porcata votata da molti fosse meglio di una porcata votata da pochi). Né
abbiamo trovato un solo articolo che gli permetta di invocare “tregue”
nell’attività di opposizione e di informazione sul capo del governo
coinvolto in scandali (sui quali il rappresentante dell’unità nazionale
non ha mai proferito una sillaba). Ma forse, non volendo neppure
immaginare che stia sbagliando lui, il problema è nostro: evidentemente
abbiamo, della Costituzione, un testo vecchio e superato.

Ignoranti come siamo, poi, non abbiamo capito nemmeno a quali indagini
egli si riferisca quando, per l’ennesima volta, invita misteriose entità
a “non indulgere alla spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie e
dei processi”. Visto che le nomina il capo dello Stato, sappiamo invece
che le Autorità indipendenti sono anche affar suo, e da mesi speravamo
che si accorgesse di un paio di presenze inquietanti al loro interno.
L’Autorità Garante della Privacy è vicepresieduta da un certo Giuseppe
Chiaravalloti, plurinquisito in Calabria per gravissimi reati e sorpreso
al telefono con la sua segretaria a invocare l’eliminazione fisica, a
opera della “camorra”, del magistrato Luigi De Magistris. Dell’Autorità
Garante delle Comunicazioni fa parte il forzista Giancarlo Innocenzi,
sorpreso a trafficare con il premier Berlusconi (che lui chiama “Grande
Capo”) per acquistare senatori del centrosinistra e per procacciare
lucrosi contratti a un produttore berlusconiano impegnato nella
compravendita dei senatori medesimi (vedi intercettazioni riportate nel
nostro libro “Papi”). Purtroppo, il capo dello Stato ha citato
quest’ultima Autorità per raccomandare ai giornalisti di attenersi
all’«importante codice di autoregolamentazione» da essa fissato per
censurare le notizie scomode al potere.

Ignoranti come siamo, pensavamo anche che gli uomini delle istituzioni
fossero soggetti a critiche, tantopiù legittime quanto più alti sono i
loro scranni. Invece abbiamo ieri appreso dall’Augusta Favella che “chi
mi critica non conosce la Costituzione”. Insomma ogni critica alla sua
Intoccabile Persona è lesa maestà, come nei regimi sovietici a lui tanto
cari fino agli anni 50 (memorabile il suo elogio nel 1956, davanti al
Comitato centrale del Pci, della repressione sovietica dei moti di
Ungheria).

Pensavamo anche che il capo dello Stato non dovesse scendere nell’agone
politico, per bacchettare questo o quello come un Capezzone o un
Cicchitto o un Quagliariello qualsiasi. Invece l’ha fatto con Antonio Di
Pietro, reo addirittura di avergli chiesto di non promulgare leggi
palesemente incostituzionali anziché chiosarle con la piuma d’oca. Mal
gliene incolse: Napolitano l’ha chiamato sarcasticamente “guerriero”
accusandolo di “vano rotear di scimitarra”. Era dai tempi di Cossiga che
un capo dello Stato non se la prendeva frontalmente con un leader
dell’opposizione (fra l’altro isolatissimo e solitario, dinanzi a un
governo strapotente e strafottente e a un’opposizione inesistente): solo
che, contro Cossiga, il Pci di Napolitano chiese l’impeachment
trattandolo da golpista. Sui “guerrieri” alla Berlusconi & C. che
roteano scimitarre tutt’altro che vane contro i magistrati e i
giornalisti liberi, mai un sospiro dal Quirinale. Sui guerrieri alla
Bossi & C., che ogni due per tre minacciano di “tirar fuori i fucili e i
mitra” o di “oliare i kalashnikov”, ora contro i “comunisti” ora contro
i “terroni” ora contro i “negri”, mai una parola dal Quirinale: un conto
sono i fucili, i mitra e i kalashnikov, un altro le scimitarre.

Ignoranti come siamo, pensavamo che non rientrasse fra i compiti del
capo dello Stato giudicare l’attendibilità di testimoni d’accusa in
questo o quel processo: invece, ieri, Napolitano ha deciso che le nuove
rivelazioni di Spatuzza, Riina, Ciancimino jr. e altri sui mandanti
esterni delle stragi di mafia & Stato “vengono da soggetti per lo meno
discutibili” e comunque non bisogna parlarne: secondo Napolitano quelle
rivelazioni, totalmente ignorate da gran parte dei telegiornali di
regime, “sono state accolte da un clamore un po’ eccessivo”. In effetti,
ne ha financo parlato qualche quotidiano. La prossima volta, per favore,
silenzio. Il Presidente riposa.

(ndr: verifica della fonte)
http://la-mosca-tze-tze-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it

++
cit off
++

Alcune conclusioni:

Come si può verificare -leggendo le fonti degli articoli citati- gli
articoli furono scritti il 21 e 22 luglio 2009!

Non è quindi nuova la polemica relativa alle due gambe su cui
viaggerebbe l’attuale modo di governare con un PD-L & PD+L.

Vale la pena di vedere -allora- quale sia la versione aggiornata di oggi
sulle dichiarazioni di Di Pietro:

http://www.youtube.com/watch?v=w4rxtCe3nGI

++
cit on
++

Il Presidente compie un atto di viltà ..

il testo completo:

“Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se
non firmo oggi il Parlamento vota un’altra volta la stessa legge ed è
scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Se mi dite non
firmare, non significa niente” queste sono le parole di un Presidente
della Repubblica che in questa legislatura ha firmato di tutto e lo ha
fatto spesso entro le 24 ore.
Non è vero che “non firmare” non significa nulla, i gesti della prima
carica dello Stato hanno una forte valenza per la democrazia e per
l’immagine delle istituzioni.
Se questo è il pensiero di chi la rappresenta oggi, mi domando allora
cosa ci stia a fare Giorgio Napolitano dov’è. Se questa è la
considerazione delle funzioni spettanti al suo ruolo, se firma perché
“tanto poi dovrà firmare”, allora lasciamo promulgare le leggi al
Parlamento e smettiamola con le pantomime.
Il Capo dello Stato non avrebbe dovuto firmare l’amnistia fiscale, né
tanto meno negarne la gravità prima di farlo. Questa porcata non andava
promulgata, e se fosse stata ripresentata invariata, un Presidente della
Repubblica, firmando, avrebbe dovuto spiegare alla nazione che
l’arroganza del governo, e di una certa opposizione, privava delle sue
prerogative anche la Presidenza della Repubblica.
Il 2 ottobre il governo Berlusconi IV, con il voto di fiducia, avrebbe
potuto togliere le tende e tornare a casa riportando il Paese alle urne.
Per soli 20 voti l’Italia ha perso questo importante treno su cui
viaggiava, oltre al proprio futuro, ed è stato approvato lo scudo
fiscale. Venti voti di deputati del Pd e dell’Udc, e, con rabbia devo
riconoscere, anche di un deputato Idv. Gli italiani sono stati fregati
da 32 escort ‘da Parlamento’ che si sono svendute a questa vergogna. In
quest’indimenticabile 2 ottobre ci sono stati 24 assenti del Pd, 7
dell’Udc ed uno dell’Idv, qualche ora prima, molte delle stesse facce
avevano già boicottato il voto sulla mozione di costituzionalità dello
scudo stesso.
Non accetto lezioni sul rispetto delle istituzioni dai tanti doppiopetto
che dicono di fare opposizione in Parlamento ma che al momento
opportuno, quello del voto, ritirano la mano e l’unica a cosa che sanno
fare è denigrare ed inveire contro chi l’opposizione, quella dei fatti,
la conduce senza sosta dentro e fuori il Parlamento: l’Italia dei
valori.
Le lezioni impartite dal Pdl, Fini incluso, quelle sono il canto delle
sirene di Ulisse, non bisogna ascoltarle, ma chi si traveste da
salvatore della patria, manifestando in Piazza del Popolo per difendere
la democrazia a parole, salvo poi assassinarla nei fatti in un’aula del
Parlamento, non merita la stima dei giusti bensì l’ira degli onesti

++
cit off
++

C’è anche un articolo -di oggi- su repubblica su tali fatti:
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/fisco-2/napolitano

++
cit on
++

ECONOMIA

Ira del leader Idv: “Dal Quirinale un atto di viltà”. La replica: “Oltre
ogni commento. La Costituzione non prevede il potere di veto”

Scudo fiscale, Napolitano firma
ed è scontro con Di Pietro

ROMA – Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il
decreto correttivo al dl anticrisi che contiene la misura dello scudo
fiscale. Il capo dello Stato ha apposto la sua sigla al provvedimento
(che viene quindi promulgato) al rientro al Quirinale dopo la sua visita
di tre giorni in Basilicata. Ieri il presidente aveva spiegato con una
nota le ragioni della sua decisione. Ragioni che hanno scatenato la
reazione di Antonio Di Pietro.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Il leader Idv ha parlato di “Atto di viltà e abdicazione”.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Immediata la risposta da parte di fonti del Quirinale: “Di Pietro? Oltre
ogni commento. Il presidente non ha potere di veto come si vuole far
credere”.

Proprio durante il suo breve viaggio in Basilicata, il presidente aveva
affrontato la questione con alcuni cittadini.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
“Presidente non firmi, lo faccia per le persone oneste”, ha chiesto un
uomo nella piazza di Rionero in Vulture. Napolitano ha risposto: “Non
firmare non significa niente”.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

L’oggetto del botta e risposta è il decreto anticrisi che contiene lo
scudo fiscale, approvato ieri alla Camera e che il capo dello Stato si
accinge a promulgare.”Nella Costituzione – ha continuato il capo dello
Stato – c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo
oggi il Parlamento vota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che
a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se
mi dite non firmare, non significa niente”.

Parole che il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro commenta
in toni durissimi: “Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
affermando che non poteva non firmare la legge criminale sullo scudo
fiscale, ha compiuto un atto di viltà ed abdicazione”.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
“E’ proprio la Costituzione – ha spiegato Di Pietro, in piazza a Roma
con i precari della scuola – che affida al capo dello Stato il compito
di rimandare le leggi alle Camere controllando in prima istanza la loro
costituzionalità”. “Così facendo – ha aggiunto l’ex pm – Napolitano si
assume la responsabilità di questa legge”.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Alle parole di Di Pietro replica il presidente della Camera dei
Deputati,

^^^^^^^^^^^^^^^
Gianfranco Fini
^^^^^^^^^^^^^^^

che esprime la propria solidarietà al capo dello Stato: “Le accuse al
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a cui va la nostra
piena solidarietà, dimostrano che quello di Antonio Di Pietro è un
atteggiamento irresponsabile, che manifesta la totale assenza di senso
delle Istituzioni e una pervicace volontà di avvelenare il clima
politico”.

Ma Di Pietro se la prende anche le altre forze di opposizione dalle
quali, dice, vengono iniziative “cialtronesche”. “Noi al voto sullo
scudo fiscale eravamo presenti in modo pressoché totale – dice il leader
dell’Idv – e lamentiamo che l’opposizione nel suo complesso non abbia
saputo fare quadrato almeno per respingere quella legge. Ma si sa, in
Italia ci sono due opposizioni: quella dell’Idv, che è ferma e fa
sentire la sua voce, perché ritiene che il governo Berlusconi faccia
male al Paese, e poi c’è l’opposizione del giorno dopo, quella che dice
che Berlusconi sta al governo per colpa di Di Pietro”. “Io – conclude il
leader dell’Idv – dico che ci sta per colpa di una opposizione
cialtronesca, che rinuncia a fare il suo dovere”.

(3 ottobre 2009)

++
cit off
++

^^^^^^^^^^^^^^^^
Sulle procedure:
^^^^^^^^^^^^^^^^

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-741955/dl-scudo

++
cit on
++

Dl scudo fiscale: Fini, oggettive anomalie procedurali

MERCOLEDI’ 30 SETTEMBRE 2009

Voto domani entro le 15 anche per garantire esame Napolitano (Il Sole 24
Ore Radiocor) – Roma, 30 set – “Il presidente della Camera, prescindendo
da qualunque valutazione sul merito del provvedimento, ha convenuto
sull’esistenza di oggettive anomalie procedurali nella complessiva
vicenda dell’iter del decreto (sullo scudo fiscale, ndr.), trasmesso dal
Senato a dieci giorni dalla sua scadenza”. Lo ha rilevato Gianfranco
Fini nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio tenutasi questa
mattina. Comunque, come gia’ emerso, Fini ha sottolineato che, se del
caso, per garantire la conversione in legge del provvedimento
provvedera’ a porlo direttamente in votazione entro le 15 di domani.
Questo, continua la nota, “anche tenuto conto della necessita’ di
assicurare un minimo di margine di tempo per l’esercizio da parte del
Capo dello Stato delle sue prerogative costituzionali”. Mct-Nep-y-
(RADIOCOR) 30-09-09 12:44:40 (0164) 3 NNNN

++
cit off
++

^^^^^^^^^^^^^
Sui contenuti:
^^^^^^^^^^^^^

il testo:
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88841

la scheda:
http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/fisco-2/scheda

++
cit on
++

ECONOMIA

LA SCHEDA
Come funziona lo scudo fiscale
‘perdono’ per capitali, ville e gioielli
Intermediari: non c’è l’obbligo di segnalare i sospetti di riciclaggio

ROMA – Il decreto correttivo approvato oggi in via definitiva dalla
Camera introduce alcune novità di peso al dl 78 diventato legge prima
dell’estate, in particolare sullo scudo fiscale per i capitali
rimpatriati dall’estero, che ha dominato il dibattito politico.

MINISTERO DELL’AMBIENTE: Ripristinato il ruolo del ministero
dell’Ambiente per gli interventi urgenti nel settore della produzione di
energia, comprese le centrali nucleari. Il dicastero, cui il decreto 78
aveva tolto voce in capitolo, si muoverà di concerto con i ministeri di
Infrastrutture e Semplificazione.

CORTE DEI CONTI: Parziale marcia indietro rispetto al cosiddetto ‘lodo
Bernardo’ del dl 78. La Corte dei Conti potrà procedere per il danno
erariale in base a un notizia di reato, ma non più solo in caso di dolo
o colpa grave. Per il danno d’immagine, poi, saranno sospesi i termini
della prescrizione per tutta la durata del procedimento penale.

PONTE DI MESSINA: Il testo originario annunciava la creazione di un
commissario straordinario per il Ponte di Messina e indicava l’attuale
presidente dell’Anas Pietro Ciucci. Il dl correttivo non fa più nomi, ma
conferma la scelta di un commissario. Nel frattempo però Ciucci è già
stato nominato a quell’incarico.

SCUDO FISCALE: E’ il vero cuore del provvedimento: ecco la normativa
dopo le correzioni.
-Imposta: Prevista un’imposta dell’1 per cento l’anno – il 50 per cento
del rendimento (stimato del 2 per cento) presunto del capitale – per
cinque anni fino a tutto il 2008.

-Beni: Oltre ai capitali, saranno coperti dallo scudo anche una serie di
altri beni tra cui ville, yacht, gioielli posseduti in Paesi considerati
non collaborativi sul piano dello scambio di informazioni fiscali (di
cui sarà redatta una lista). Già certo, infine, che anche gli eredi
potranno avvalersi dello scudo.

-Tempi: L’adesione è scattata dal 15 settembre e sarà possibile non per
sette mesi, ma solo fino al 15 dicembre.

-Limiti: Potrà avvalersi dello scudo solo chi non ha procedimenti in
corso al 15 settembre. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate dopo che
invece era stata considerata come data limite il 5 agosto, giorno
dell’entrata in vigore del decreto.

-Reati: Chi si avvale dello scudo fiscale non potrà essere sottosposto a
procedimento per diversi reati, tra i quali il falso in bilancio e la
distruzione di documenti contabili. Dalla lista restano esclusi i reati
legati al terrorismo, a quanto chiarito dal governo, e gli intermediari
avranno l’obbligo di segnalazione. Non dovranno essere segnalati invece
sospetti di riciclaggio.

(2 ottobre 2009)

++
cit off
++

Saluti felicità,

L

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