Reato di sondaggio farlocco [aggiornamenti]

da repubblica.it

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Il sondaggio mensile di Ipr Marketing per Repubblica.it

Il premier scende al 45%, il suo esecutivo è al 42%: entrambi perdono 2 punti Fiducia, Berlusconi cala ancora

In un anno ha perso il 15 per cento
Tra i partiti, balzo in avanti del Pd (più 5 al 37%). Pdl sempre in testa al 44%

Sacconi e Maroni continuano a dominare nella graduatoria dei ministri

ROMA – Berlusconi e governo ai minimi di sempre. Cala di nuovo, a ottobre, la fiducia nel premier e nel suo esecutivo “testata” dal sondaggio mensile di Ipr Marketing per Repubblica.it. Sembra evidente che il conflitto istituzionale sul Lodo Alfano non aiuta la maggioranza e il Cavaliere perde altri due punti (sono otto da maggio, l’ultima volta che è stato sopra il 50%) e si ferma al 45% di “fiduciosi” (molto o abbastanza) contro il 51% (più uno) di coloro che hanno “poca o nessuna” fiducia nel suo operato. I “senza opinione” sono al 4 per cento. Va anche peggio il governo di centrodestra che tocca quota 42%: sono altri due punti in meno dopo tre mesi di discesa bloccata a quota 44%. I cittadini che hanno poca o nessuna fiducia salgono al 54%.

Un anno esatto fa, Berlusconi aveva raggiunto il punto massimo del suo rapporto con gli elettori: a ottobre del 2008, infatti, la fiducia era al 62% e il governo era a quota 54%. In un anno il premier è sceso del 15% e l’esecutivo del 10%.

GUARDA LE TABELLE

I partiti. In un panorama finora abbastanza fermo, si registrano alcuni movimenti significativi. Primarie e congresso, evidentemente, aiutano il Pd che, piuttosto a sorpresa, guadagna 5 punti nella fiducia degli elettori salendo a quota 37%. Va ricordato qui che tutti i partiti sono largamente al di sotto del 50% di persone che esprimono “molta o abbastanza fiducia” nel loro operato. In testa rimane il Pdl con il 44% (due punti in meno rispetto a settembre e 10 in meno sul massimo del 54% raggiunto a ottobre del 2008). Perde 3 punti l’Idv che scende al 40%, il suo massimo (47%) l’aveva raggiunto nel luglio del 2008.
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Il Partito Democratico, si diceva, segna un notevole recupero raggiungendo il 37% che è il suo miglior risultato dopo il 38% del primo rilevamento (maggio 2008). Fermo a quota 36% l’Udc mentre la Lega Nord perde un punto e si colloca al 30%.

I ministri. Sacconi e Maroni consolidano la loro posizione in testa alla classifica della fiducia nei membri del governo. Il responsabile del welfare raggiunge quota 63% che corrisponde al suo massimo toccato lo scorso novembre e ribadito un paio di volte. Sacconi, va detto, è quasi sempre stato al comando della graduatoria. Lo ha insidiato e lo insidia solo il ministro degli Interni, Roberto Maroni che arriva a quota 62%, poco sotto il 64% (gennaio 2009) che è il suo record. Maroni è l’unico a non essere mai sceso sotto il 60% di “fiduciosi”, una quota non facile da tenere, come insegna lo stesso premier.

Ma tra i ministri, questo mese, prevalgono i segni negativi. Solo Larussa (54%) e Rotondi (39%) guadagnano un paio di punti. In calo: Fitto (-4%), Brunetta (-3%, ma pur sempre al quinto posto con il 57%), Prestigiacomo (-3%), Alfano, Tremonti, Scajola, Bossi e Melone (che perdono tutti due punti).

(15 ottobre 2009)

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cit off
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Subject:
Reato di sondaggio farlocco [da “piovono rane”]
Date:
Sat, 10 Oct 2009 17:29:54 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/09/

Ieri sera, a cena con un po’ di amici, si chiacchierava di quel “72 per
cento di media di sinistra” accampato, nei deliri post Lodo, dal nostro
amato premier.

Un mio amico che di mestiere ha fatto per vent’anni l’assicuratore,
spiegava che la tecnica è vecchia: nei loro contratti, da sempre, per
vendere un tasso di rischio le compagnie gabellano con un numero molto
preciso quella che in origine è una valutazione assai più spannometrica.
Tipo un “circa tre” diventa 3,295: così chi legge pensa “accidenti,
chissà quali calcoli precisi, quali algoritmi avanzati hanno usato
questi per arrivare a ’sta cifra”.

D’accordo, non c’era bisogno dell’assicuratore: che il 72 per cento di
B. fosse una fesseria buttata lì era evidente, ma lui ci ha provato, da
vecchio venditore, e sicuramente molti ci sono cascati. Tra l’altro il
72 per cento dev’essere una cifra che a B. piace molto, l’aveva già
sparata tale quale un annetto fa come suo presunto indice di gradimento
(senza citare la fonte, non sia mai).

Però qui la cosa sta assumendo dimensioni e toni che solo un paese
rimbambito come questo lascia passare senza replica.

E perché passano senza replica? Per il consueto meccanismo della
mitridatizzazione, dell’avvelenamento lento e graduale che dopo un po’
ti fa accettare tutto.

Ricordiamoci quindi com’è cominciata (scusate se a volte sono un po’
didascalico, ma so che di qui passano persone che nel ‘94 erano
ragazzi).

E’ cominciata appunto nel ‘94 con tale Gianni Pilo, un sedicente
sondaggista che con i soldi di Berlusconi aveva messo su una società
chiamata Diakron chiamata a sfornare a getto continuo sondaggi
favorevoli alla discesa in campo del proprietario di Fininvest.

Numeri fantasiosi, secondo i quali la grande maggioranza degli italiani
voleva che Berlusconi scendesse in politica, il 60 per cento era
disposto a votarlo e così via. Numeri che nelle sue prime uscite
Berlusconi sbandierava e brandiva a dimostrare che lui non avrebbe avuto
alcuna voglia di fare politica, ma erano gli italiani a chiederglielo,
quindi si sacrificava.

E poi avanti così, per tutta la campagna elettorale del ‘94, al termine
della quale Diakron (e tutti i media berlusconiani dietro, non c’era
neppure la par condicio) sparavano folli dati di consenso verso il
Cavaliere, finalizzati a creare quell’effetto Band wagoning (salire sul
carro del vincitore) ben noto a chi si occupa professionalmente di
sondaggi.

Gli ultimi dati di Pilo prima delle elezioni del 27-28 marzo 1994 davano
il nuovo partito Forza Italia oltre il 30 per cento.

Prese attorno al 20.

Anni dopo, Pilo fu radiato dall’ente europeo dei sondaggi. Credo che
oggi faccia altro, e la Diakron non esista più. Ma è servita al suo
scopo: iniziare a instillare il veleno del sondaggio farlocco, senza la
possibilità per nessuno di accedere al metodo usato, al campione, alle
parole precise con cui la domanda viene posta (fondamentali, come sanno
quelli che se ne occupano di mestiere).

Oggi, in teoria, una norma per stabilire se un sondaggio è
statisticamente accettabile o è una porcata sparata per far casino, c’è.
Si chiama “Regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di
comunicazione di massa”, ed è in essere dal 2002, con tanto di
pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Il fatto è che se ne fottono. Se ne fottono agenzie di comunicazione e
singoli pr, che per lanciare un nuovo tipo di mutandina elastica
propalano “sondaggi” in base ai quali il 72 per cento degli italiani non
è soddisfatto degli attuali slip in commercio. E se ne fottono politici
– Cavaliere in testa – che sparano numeri in libertà che nessuno
verifica (anche perché spesso è impossibile: non ti dicono fonte,
campione etc).

Anche di recente, lo vediamo, c’è questo continuo richiamo a un presunto
gradimento del premier al 74, al 65, al 71 per cento, e chi cacchio sa
come l’hanno calcolato, e chissà perché poi alle elezioni – incluso Fini
– il Pdl prende giusto la metà.

Credo che in un Paese che avesse voglia di guarire, o almeno di
svegliarsi un po’, propalare sondaggi farlocchi dovrebbe essere,
semplicemente, un reato. Non per mandare qualcuno in galera – per carità
– ma per costringere tutti a starci più attenti, a non diffondere numeri
solo per manipolare, per vendere, per prendere in giro i cittadini.

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog

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