Archivio per 5 novembre 2009

Relazione Generale Economia 2008 in Italia

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Subject:
Re: Economia italiana incastrata
[proposte di soluzione della crisi?]

Date:
Thu, 05 Nov 2009 10:04:42 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.economia, it.politica, it.cultura.filosofia
References:
1

da it.economia:

Roberto Deboni wrote:
>
> Dalla Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese – 2008,
> ricaviamo che nel 2008. lo Stato ha pagato 79’006’000’000 Euro di
> interessi (pagina 227 volume III) e questo di fronte a solo 430 miliardi
> di entrate tributarie.
>
> Il debito statale e’ di 1’350’200’000’000’000 (pagina 258 volume III).
>
> [ogni anno il solito errore nel riquadro TE.2, la didascalia “(milioni
> di euro)” si legge “(miliardi di euro)”: il debito non e’ di 1350
> milioni di euro, bensi’ di 1350 MILIARDI di euro … ma possibile che
> nessuno vuole correggere l’errore ? Lo fanno apposta ?]
>
> 79/1350 = 5.85% e’ il tasso medio di interesse pagato nel 2008.
>
> Questo con una inflazione che era scesa a 1,6%
> Infatti le ultime ondate di BOT erano vendute con un tasso del 1%
>
> Il problema e’ che per far riprendere l’economia occorre che permettere
> all’inflazione di risalire.
> Ovvero quando l’economia inizia la ripresa, una delle conseguenza e’ una
> certa spinta inflativa. E’ vero che le banche centrali possono
> intervenire, soffocando queste spinte inflative, ma cosi’ faccendo
> rischiano (direi che e’ certo) di soffocare la ripresa economica.
>
> Inoltre, una situazione di cosi’ bassa inflazione (con tendenza verso
> l’1%), per come e’ attualmente funzionante l’economia di mercato, e’
> cosa rischiosa. Infatti il tasso indicato e’ quello medio, e cio’
> significa che mentre ci saranno alcuni settori in cui il tasso effettivo
> e’ superiore al valore medio, ci saranno altri settori in cui il tasso
> e’ piu’ basso, anzi potrebbero diventare negativo, ovvero in quel
> settore potrebbe esserci una situazione deflativa.
> Il problema di un mercato deflativo e’ che si frenano le transazioni
> economiche, perche’ chi ha da acquistare, inizia a pensare che se
> aspetta spuntera’ un prezzo migliore.
> Di conseguenza, gia’ un tasso di inflazione molto basso provoca
> situazioni settoriali in cui il mercato delle transazioni collassa.
>
> In altre parole, e’ necessario spingere verso l’alto il tasso di
> inflazione ed e’ quello che l’Europa farebbe sicuramente nel 2010 … se
> non fosse per l’Italia.
>
> Infatti, un’aumento del 1% del tasso di inflazione incrementerebbe il
> costo degli interessi per lo Stato italiano di una decina di miliardi di
> euro. Questo significa che se la ripresa dell’economia da’ luogo ad
> un’incremento del PIL, ogni ulteriore entrata fiscale verrebbe mangiata
> dai crescenti interessi del debito pubblico.
> Insomma, l’Italia e’ finalmente (e’ ironico) arrivata nella situazione
> di stallo in cui, il massimo in cui puo’ sperare e’ in un NON
> peggioramento del bilancio. Ovvero ormai l’Italia e’ in bilico, non in
> grado di retrocedere.
>
> Temo che un modo per uscire da questa situazione di stallo, e’ quello
> che entro la fine del 2010 vengano congelati gli interessi sul debito
> pubblico o in qualche altro modo impedita ogni ulteriore crescita dei
> tassi, anche in presenza di una ripresa dell’inflazione.

> Qualcuno ha altre idee per uscire dall’impasse’ ?
>
> —
> Roberto Deboni

Chiedo la parola Vs Onore ..

: – )

Anzitutto i miei complimenti per l’ottimo commento ai dati sopra
forniti.

Ma entro subito nel merito delle proposte:

Il sistema bancario non può essere un potere che non sia sottoposto ad
alcun controllo della democrazia.

E’ questo che ha mandato fuori controllo l’intero sistema della
convivenza civile.

Se in una società l’amministratore non fosse tale per “delega”
dell’assemblea dei soci e a cui deve fornire una relazione e
giustificazione del suo operare che deve recepire le linee della
assemblea che lo ha delegato .. cosa accadrebbe?

Che colui che amministra le sostanze sarebbe un despota.

Potrebbe disporre del denaro senza dover rendere conto ad alcuno.

Ciò è esattamente ciò che succede nell’attuale sistema bancario, non
certo per l’ipotesi che si possano richiedere -da parte degli utenti- i
soldi depositati, ma in merito alla politica sui tassi da riconoscere ai
clienti e sui tassi pagati dalle banche per chiedere/offrire denaro.

E’ infatti potestà insindacabile della dirigenza della banca centrale
europea, per l’europa, e analogamente per altri paesi, fissare tali
tassi.

Nella attuale crisi creata da ammanchi conseguenti a speculazioni di cui
non vi erano i corrispettivi per “titoli” detti spazzatura,
sostanzialmente si sono consentite delle frodi.

Quando si è scoperto che la cosa non poteva essere sostenuta in nero ..
ad libitum -si pensi al caso Parmalat- si è deciso di ricapitalizzare le
banche (così come era avvenuto per la Parmalat) *ma con i soldi dei
contribuenti*, dei normali mortali, dei cittadini che pagano le tasse
non certo per ricapitalizzare le banche controllate da privati, e ai
quali privati vanno gli eventuali utili.

Se non che alcuni paesi come ad esempio la Germania o il Regno Unito
(Inghilterra) hanno chiesto di potere entrare nel consiglio di
amministrazione delle banche con un pacchetto azionario, mentre altri
(come in Italia) avranno -io credo- avuto altri favori occulti.

Sta di fatto che le banche si stanno ricapitalizzando con i soldi
pubblici e non fanno una politica per avvantaggiare tutti, ma solo _i
loro azionisti_.

Quindi -riassumendo la mia analisi- stiamo esaminando uno strumento -che
sono le banche- che hanno una funzione pubblica, ma sono gestite senza
un controllo pubblico, dai privati.

Ecco la prima anomalia, e sarebbe da metterci mano.

Domanda:
Cosa potrebbe avvenire se non si riformasse il sistema bancario?

Risposta:
Quello che stiamo osservando.

Domanda:
Quale sarebbe l’alternativa?

Risposta:
La nomina dei responsabili della fissazione dei tassi bancari deve
essere fatta tramite il governo (delle istituzioni decratiche) dei
relativi paesi che risentono delle politiche bancarie.

Vi sarebbe da aggiungere altro sul superamento del concetto dell’attuale
modello del capitalismo che si muove su risorse limitate come se le
risorse fossero illimitate e ciò è la causa _principale_ del dissesto
attuale che non è episodico, ma strutturale.

Ma già partire dalla proposta della riforma del sistema bancario mi
sembra un buon incipit, poiché sarà poi compito dei governi dare le
direttive agli amministatori delegati alla politica bancaria e di
rendere conto del loro operato.

Grazie dell’occasione,

L

more info:

Subject:
Re: Economia italiana incastrata [proposte di soluzione della crisi?]
Date:
Thu, 05 Nov 2009 17:59:35 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.economia, it.politica, it.cultura.filosofia
References:
1 , 2 , 3

L:

> > Quindi -riassumendo la mia analisi- stiamo esaminando uno strumento -che
> > sono le banche- che hanno una funzione pubblica, ma sono gestite senza
> > un controllo pubblico, dai privati.

Luciano wrote:

> Il controllo c’è, ed è pubblico, ed è svolto da un ente specializzato come
> la banca centrale europea. Se vuoi affrontare correttamente il problema,
> dovresti rispondere a queste domande:
> 1- c’è un altro soggetto che potrebbe controllare la circolazione monetaria
> meglio di una banca centrale?
> 2- di quali poteri deve essere dotato l’ente controllore, chiunque esso sia?
> 3- con quali criteri dovrebbe muoversi (per esempio, nel momento attuale
> secondo te i tassi dovrebbero essere portati a livelli più alti o più bassi
> di quel che sono adesso)?

Chi nomina il governatore della BCE?

Sulla perdita della sovranità monetaria (in Italia):

http://www.eliolannutti.it/public/AS929.pdf

Sui meccanismi di potere nella delega alla BCE:

http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_centrale_europea

++
cit on
++

solo i governatori delle banche nazionali dei paesi appartenenti
all'”eurozona”, però, prendono parte al processo decisionale ed
attuativo della politica monetaria della BCE

++
cit off
++

Per rispondere al modello alternativo:

Un criterio _democratico_:

In cui non si danno i superpoteri ai governatori delle banche centrali
che poi nominano il loro rappresentante.

Poiché la stessa banca di Italia -per esempio- non è a capitale
interamente pubblico.

E anche se fosse a capitale interamente pubblico, non si vede perché non
debba essere il parlamento di ciascuno stato a eleggere ciascun
governatore della banca centrale dello stato, poi delegato a un organo
come la BCE in cui la politica sia comune e non verticistica su un unico
“sovrano”, o governatore che dir si voglia, ma a maggioranza.

Inoltre le informazioni economiche dovrebbero avere un feedback e un
colloquio “stati / organismo (plurimo di rappresentanti) BCE” con
trasparenza pubblica sulle decisioni e sugli atti.

Saluti felicità,

L

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Intervista ad Antonio Di Pietro a rai 2, il 3 novembre 2009.

 

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