Archivio per 6 novembre 2009

Fini, il compagno rosso nel PDL?

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Subject:
Fini, il compagno rosso nel PDL? [articolo di risposta agli attacchi di Feltri su “fare futuro”]
Date:
Fri, 06 Nov 2009 11:02:34 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

I fatti:

Feltri tenta l’ennesimo attaco a Fini:

il link all’articolo originale:

http://www.ilsussidiario.net/rassegna/2009/novembre

La risposta di Feltri (oggi):

http://www.ilgiornale.it/interni

La risposta di Fare Futuro:

dalla home page del web magazine:

http://www.ffwebmagazine.it/ffw/default.asp

all’articolo specifico:

http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=2715&

++
cit on
++

Una battaglia politica eccentrica e pericolosa
Caro Feltri, una ragione
ma tanti, troppi errori
di Alessandro Campi

Questa volta – ma solo questa volta – Feltri ha ragione. Lo dico non da
direttore scientifico della Fondazione Farepassato (pardon, Farefuturo),
ma da antico tifoso del Cagliari. Sono nato a Catanzaro, vivo a Perugia,
ma essendo del ’61 sono di quelli che hanno cominciato ad amare il
calcio grazie a Gigi Riva, Angelo Domenghini, Pierluigi Cera e, appunto,
il mitico Comunardo Niccolai (sul quel suo nome d’antica matrice
massimalista, che sarebbe piaciuto a Bombacci e Mussolini, si potrebbe
scrivere un saggio, ma un’altra volta).

Ancora oggi, specie a chi è più giovane, devo stare sempre spiegare come
uno nato in Calabria e che vive in Umbria possa tenere per la squadra di
un’isola lontana e triste (a proposito: che bella che era quella casacca
bianca ornata di rossoblu sul colletto che indossavano i cagliaritani.
Le loro  figurine erano le più eleganti di tutto l’album Panini).
Rispondo sempre che non essendo Veltroni – che per ingraziarsi i romani
quand’era sindaco arrivò ad abiurare la sua fede juventina – la scelta
calcistica fatta in gioventù non la rinnegherò mai, anche se di
soddisfazioni non ne ho più avute. Ma i ricordi di quegli anni mitici,
per chi li ha vissuti, bastano e avanzano. E, dunque, ha ragione Feltri
(ma solo su questo): pur con tutti gli autogol realizzati da Niccolai
(talmente belli e fantasiosi da essere comunque passati alla storia del
calcio: il più inverosimile lo realizzò al novantesimo di una partita
che stavamo vincendo 2 a 1 in trasferta a Catanzaro, proprio nella metà
città natale) quel Cagliari fu in effetti grandissimo: arrivò secondo
nel 1968-69, vinse lo scudetto nel 1969-70 (con Enrico Albertosi che in
tutta la stagione incassò solo undici reti: un record rimasto
ineguagliato per i campionati a sedici squadre), arrivò quarto nel
1971-72. Soprattutto, quel Cagliari offrì l’ossatura nella Nazionale ai
Mondiali del Messico, quella che ci regalò un magnifico secondo posto e,
contro la Germania, la partita di pallone più bella del Novecento.

Nel calcio, come in politica, la vittoria può insomma arriderti anche se
la palla ogni tanto la insacchi dal lato sbagliato del campo. Basta fare
molti più gol dall’altra parte, come appunto faceva Riva. Ma il calcio è
un gioco, sublime ma un gioco, la politica invece è un’arte che in date
circostanze assume la dinamica di una scienza esatta. Se sbagli troppo
le mosse o i calcoli rischi di restare fregato e di regalare non lo
scudetto, ma il potere all’avversario. Per venire allora a dove sbaglia
Feltri – che su Comunardo ha invece ragione – sbaglia quando tratta Fini
come un “nemico interno” imputandogli trame occulte e obiettivi segreti,
quando invece le sue prese di posizione sono tutte alla luce del sole.
Sbaglia nell’avallare le paure e le fobie dell’ultimo Berlusconi,
spingendolo così politicamente sempre più nell’angolo, invece di
suggerirgli strade diverse dalla battaglia all’ultimo sangue cui lo
stanno costringendo improvvidi consiglieri. Sbaglia nel titillare gli
istinti belluini dei suoi un tempo moderati lettori: magari ci si
guadagna in copie, ma si compie una pessima pedagogia politica, che per
il centrodestra finirà per essere mortale.

Sbaglia nel dare l’impressione – lui che è sempre stato un giornalista
libero e controcorrente – che stavolta si sia ridotto a fare da megafono
al padrone. Sbaglia quando tenta di spacciare per consigli amichevoli,
per critiche costruttive, quelli che invece sono sempre e soltanto
sgradevoli ultimatum e attacchi personali. Sbaglia quando si rivolge a
Farefuturo e ai nostri amici del Secolo dandoci degli “sfigati” e dei
“rompipalle” senza nemmeno prendersi la pena di discutere, almeno una
volta, giusto per provarci, le cose che diciamo e pensiamo, sulle quali
rischia magari anche di essere d’accordo. Sbaglia nell’essere sempre
aggressivo e su di giri, in una fase politica che per essere tanto
ingarbugliata e difficile forse richiederebbe maggiore compostezza e
lucidità. Sbaglia quando minimizza o finge di non vedere i problemi, le
contraddizioni e le debolezze dell’attuale centrodestra, che certo non
nascono dal malanimo di un piccolo gruppo di guastatori. Sbaglia quando
pensa di poter indirizzare la politica attraverso le colonne di un
giornale, quasi che voglia replicare a destra l’esperienza di
Repubblica, che per la sinistra, come si è visto, si è rivelata a dir
poco deleteria.

Il fatto è che Feltri, lui sì, sta combattendo – in solitaria o per
conto terzi, ma non ha importanza a questo punto – una battaglia
politica davvero eccentrica e pericolosa. Ha deciso di proteggere
Berlusconi da tutti i suoi avversari, interni ed esterni, di dare voce a
quelli che ritiene i sentimenti autentici dell’elettorato che negli anni
hanno sostenuto il Cavaliere. Ma lo sta facendo con uno stile e con
metodi, con argomenti e prese di posizione, che sin qui sono serviti
soltanto a esacerbare gli animi e ad aumentare la confusione, a porre le
premesse di una totale deflagrazione, che rischia di travolgere tutto il
centrodestra e il medesimo Berlusconi. A meno che non sia proprio questo
il suo obiettivo, coerente peraltro con la sua natura anarchica: il caos
generalizzato, un cumulo di rovine da osservare, quando si produrrà, con
cinico e divertito compiacimento.

6 novembre 2009

++
cit off
++

Commento:

Per Mr B tira una brutta aria ..

Se per attaccare Fini si pensa di potere usare il “metodo Boffo” si è
sottovalutato Fini.

Fini si è strutturato non per i tempi brevi -> ma per fare futuro!

: – )

Mr B ha senzaltro molti mezzi per giocare a mettere merda dentro i
ventilatori (i giornali) in cui risulti un indistinto “è tutto un mondo
di merda .. almeno a me piacciono le donne!”

Ma il problema -caro Papi- non è che a te piacciono le donne, anche se
pagate da altri a tua insaputa, poiché tu -secondo il tuo avvocato- sei
solo un utilizzatore finale ..

Non è questo il problema, ci mancherebbe altro.

Il problema è che con te a capo del governo si riesce solo a parlare di
froci, transessuali e mignotte e via così (favole di ponti sullo stretto
di Messina, centrali nucleari in territorio sismico, etc) .. mentre
l’Italia affonda lentamente ma inesorabilmente, tranne che tu non ti
faccia da parte e possa gioire -tu- (ma anche noi vedendoti a fare il
nonno come Prodi) di raccontare barzellette non dallo scranno di dove si dovrebbe progettare il futuro, come direbbe il compagno Fini.

Saluti felicità,

L

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