Archivio per 12 novembre 2009

Salvate il soldato Papi?

Subject:
processo e prescrizione: “salvate il soldato Papi?”
Date:
Thu, 12 Nov 2009 17:55:47 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.economia, it.politica, it.cultura.filosofia

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-16/giustizia-16/giustizia-16.html

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cit on
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POLITICA

Il disegno di legge è composto da tre articoli e prevede la prescrizione
dei processi
in corso in primo grado “se sono trascorsi più di due anni” dalla
richiesta di rinvio a giudizio

Processo breve, il ddl arriva in Senato
Il Pd insorge, l’Anm attacca: “Devastante”

Bersani: “Provvedimento inaccettabile, daremo battaglia”. Di Pietro:
referendum
E la Bongiorno si dice: “Stupita per l’esclusione del reato di
clandestinità”

ROMA – E’ rivolta contro la riforma del processo breve. Il ddl è stato
depositato stamane dal gruppo Pdl al Senato; lo ha sottoscritto anche la
Lega. Composto da 3 articoli, prevede la prescrizione dei processi in
corso in primo grado per i reati “inferiori nel massimo ai dieci anni di
reclusione” se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta
di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa
la sentenza. Soddisfatto il ministro della Giustizia Angelino Alfano:
“Condivido lo spiriro e il senso della riforma, che va nella direzione
dell’accelerazione dei processi”.

Ma fuori dagli ambienti del centrodestra il progetto – che ha come
effetto quello di “tagliare” non solo i processi del Cavaliere, ma anche
molti altri dibattimenti – provoca una vera e propria rivolta. In
parlamento e tra le toghe, mentre anche costituzionalisti di area di
centrodestra, come Antonio Baldassarre, esprimono i propri dubbi.

I magistrati: “Devastante”. Durissima la reazione dell’Associazione
nazionale magistrati, che parla di “effetti devastanti sul funzionamento
della giustizia penale in Italia”. “Gli unici processi che potranno
essere portati a termine – spiegano i vertici del sindacato dei
magistrati – saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi
ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di
costituzionalità”.

“Depenalizzazione di reati gravi”. L’Anm preferisce non parlare di
“amnistia”, ma di una “sostanziale depenalizzazione di fatti di
rilevante e oggettiva gravità”. Ed elenca tutti i reati destinati ad
andare in prescrizione: “abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti
giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o
aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio,
bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici,
ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di
rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore,
sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di
documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali,
omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio,
aborto clandestino”.

Bongiorno: “Stupisce l’esclusione del reato di clandestinità”.
Perplessità anche da parte del presidente della commissione Giustizia
della Camera Giulia Bongiorno, “donna di fiducia” di Fini, che commenta:
“Suscita un certo stupore la scelta di includere nell’elenco dei reati
di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo,
l’immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro
punita con una banale ammenda”.

Baldassarre e la Carta. Ad alimentare i dubbi sui profili di
incostituzionalità del provvedimento, anche le parole del presidente
emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, ritenuto vicino
alla destra, che definisce il ddl sul processo breve “incostituzionale”
e “imbarazzante”. E spiega, dicendosi “desolato innanzitutto come
cittadino”, che il provvedimento viola il principio di uguaglianza
soprattutto perchè si applica a “reati gravissimi, come quelli di
corruzione e concussione” mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni
“lievi”.

Il Pd in trincea. Contro il provvedimento insorge anche il Pd. Anna
Finocchiaro, capogruppo dei senatori, dopo le interviste di rito con i
giornalisti, ha letteralmente sbattuto il testo del disegno di legge
contro il muro della sala stampa dicendo: “Il ddl non si applicherà per
il furto aggravato. Così per il rom che ruba il processo rimarrà, mentre
processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero”.

Il provvedimento, secondo il segretario del Pd Pierluigi Bersani,
potrebbe essere a rischio incostituzionalità. “Questo ddl è
inaccettabile – ha detto, a margine del congresso dei radicali – daremo
battaglia. Se arriveremo alla scontro non sarà responsabilità
dell’opposizione”. E sull’immunità parlamentare ha tagliato corto:
“Andiamo avanti così, come i gamberi”.

Antonio Di Pietro annuncia che l’Italia dei valori è pronta a chiedere
il referendum contro la legge sul processo breve targata Pdl. “Il 5
dicembre con la manifestazione a piazza Navona annunceremo l’impegno a
raccogliere le firme per un referendum contro una legge
incostituzionale, immorale e contro gli interessi degli italiani. – dice
Di Pietro – La legge proposta dice che dopo 2 anni il processo non si
deve fare più. Per questo migliaia di processi, tra cui quelli sui
maggiori scandali italiani da Parmalat ai bond argentini, andranno tutti
estinti: è la più grande amnistia mascherata della storia”.

Il Pdl vuole anche il ritorno dell’immunità. Il presidente dei deputati
del Pdl Fabrizio Cicchitto fa sua l’iniziativa di riforma costituzionale
per il ripristino dell’immunità parlamentare presentata ieri da
Margherita Boniver. “Nel quadro della riforma della giustizia, che
comprenderà anche interventi costituzionali – sostiene il capogruppo Pdl
– a nostro avviso va anche aperta una riflessione sul tema dell’immunità
parlamentare”.

L’immunità parlamentare, ricorda Cicchitto, “era un tassello di un
sistema concepito per regolare in modo equilibrato i rapporti fra
politica e magistratura. Aver fatto saltare nel 1993 dalla Costituzione
quel tassello ha contribuito a mettere in crisi il delicato equilibrio
fra politica e magistratura. Oggi quell’equilibrio va ricostruito,
meglio se nell’ambito di una grande riforma costituzionale e di una
globale riforma della giustizia”.

(12 novembre 2009)

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cit off
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Commento:

Ma questa profusione di leggi palesemente incostituzionali è normale?

Non ebbe più dignità Craxi a fare fagotto?

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog

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Tremonti: “Tagli alle pensioni? mai!”

Subject:
Mr Tremonti: “finché ci sono io nessun taglio alle pensioni” .. [uhmm .. gatta ci cova .. escusatio non petita ..]
Date:
Thu, 12 Nov 2009 08:57:23 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.politica, it.cultura.filosofia, it.economia

http://it.wikipedia.org/wiki/Excusatio_non_petita,_accusatio_manifesta

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/economia/pensioni/tassa

sempre di più nell’iperspazio:

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cit on
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ECONOMIA

Da gennaio scatta la riduzione degli assegni futuri dovuta alla
circostanza
che si vive più a lungo. Tagli da 150 euro solo in parte evitabili
lavorando più anni

La “tassa” sulla speranza di vita
che ridurrà la pensione dei giovani

di MARCO RUFFOLO

ROMA – Si potrebbe chiamare “tassa sulla speranza di vita”. Il fatto che
gli italiani vivano più a lungo rispetto a quindici anni fa nasconde una
contropartita che in pochi conoscono: la pensione sarà più bassa. Con
buona pace di chi annuncia che il sistema previdenziale non sarà
toccato. Tutto nasce da un semplice problema: vivere di più significa, a
parità di condizioni, ricevere la pensione per un numero maggiore di
anni, con un costo che lo Stato ritiene fin d’ora insostenibile. La
soluzione trovata è aritmeticamente ineccepibile: l’assegno mensile non
potrà più essere quello di prima, ma necessariamente più leggero.

Lo Stato, invece di pagare poniamo 1.000 euro al mese per 19 anni (era
la speranza di vita dei maschi ultrasessantenni una quindicina di anni
fa), darà 905 euro al mese per 21 anni (speranza di vita attuale). E non
è finita qui, perché ogni ulteriore aumento della vita media in futuro
farà scattare di tre anni in tre anni un taglio della pensione. Insomma,
campare di più non è un regalo ma ha un prezzo da pagare alla
collettività. Non stiamo ovviamente parlando di quanti vanno in pensione
adesso o ci stanno per andare: per loro l’assegno più o meno resta
quello previsto. Stiamo parlando di tutti gli altri: i cinquantenni cui
manca ancora una decina di anni, e soprattutto i giovani appena assunti
o destinati ad esserlo. Che si porranno subito una domanda: scegliendo
di andare in pensione più tardi, si eviterà la decurtazione
dell’assegno? Per i cinquantenni la risposta è “sì”, almeno in parte.
Per i giovani “no”.

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Tutto questo non è un progetto, è già deciso e scatterà dal primo
gennaio 2010.
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Lo ha disposto la riforma Dini del ’95, lo ha tradotto in cifre una
legge del 2007, lo ha confermato l’attuale governo. Dunque, decisione
assolutamente bipartisan. Il fatto che non se ne parli tanto è almeno in
parte dovuto all’astruso titolo di questa norma, incomprensibile per i
non addetti ai lavori: “Revisione dei coefficienti di trasformazione”.
Si tratta di quei numeretti che moltiplicati per la totalità dei
contributi versati danno come risultato la pensione dovuta a ciascun
lavoratore. Ogni tre anni questi numeri andranno rivisti al ribasso man
mano che crescerà la speranza di vita. Primo taglio a gennaio, dopo un
lungo rimpallo tra i governi succedutisi dopo Dini.

Ma lasciamo parlare i dati, cominciando dalla situazione del lavoratore
dipendente cinquantenne (diciamo 52), assunto nel 1985. Immaginiamo che
voglia andare in pensione nel 2020 all’età minima consentita: 62 anni e
35 di contributi. Se non fosse introdotta la nuova “tassa sulla speranza
di vita”, prenderebbe il 62 per cento dello stipendio. Con la
penalizzazione avrà invece il 58,5%. Per continuare a prendere il 62%,
dovrà aspettare tre anni, fino al sessantacinquesimo anno di età. Se
invece il lavoratore aveva deciso in ogni caso di andare in pensione a
65 anni, perderà quattro punti percentuali del proprio stipendio: circa
80 euro al mese su uno stipendio di 2.000 euro.

Prendiamo ora un giovane ventisettenne che dopo un lungo precariato sta
finalmente per essere assunto all’inizio del prossimo anno. Nel 2045
avrà 62 anni e 35 anni di contributi (di più non è riuscito ad
accumularne). Lasciando il lavoro a quell’età, se non venisse introdotta
la nuova “tassa sulla speranza di vita”, avrebbe un assegno pari al 60
per cento del proprio stipendio. Con la tassa, otterrà solo poco più del
52%. Se invece decidesse di rinviare il pensionamento fino al
sessantacinquesimo compleanno, otterrebbe il 57 per cento, ossia
recupererebbe qualcosa ma perderebbe comunque tre punti percentuali del
proprio stipendio. Una stangata anche maggiore subirebbe chi avesse fin
dall’inizio progettato di andare in pensione a 65 anni: perdita secca di
nove punti, che per uno stipendio di 2.000 euro equivale a quasi 200
euro al mese in meno.

Tutto chiaro. Ma resta un dubbio, anzi due. Finora ci hanno ripetuto
fino alla nausea che per salvare il sistema previdenziale è necessario
innalzare l’età pensionistica, anche più di quanto già previsto. E ora
scopriamo che per tutti i giovani lavoratori e i futuri assunti,
rinviare l’addio al lavoro non servirà affatto a evitare un taglio
dell’assegno. Ci si aspetterebbe che il sacrificio richiesto andasse in
una sola direzione, e invece non solo si dovrà andare in pensione più
tardi, ma si riceveranno meno soldi.

Un doppio onere che per molti critici del nuovo sistema non sembra avere
alcuna logica. Secondo dubbio: il taglio dei coefficienti si applica a
tutta la massa dei contributi versati nel corso della propria vita
lavorativa e non – come sarebbe più giusto per evitare la retroattività
– solo a quelli successivi all’introduzione del nuovo sacrificio.

Alla fine, tirate le somme, il baratro che divide giovani e meno giovani
non fa che allargarsi ulteriormente, con i primi costretti a pagare,
oltre alle conseguenze della propria precarietà lavorativa, anche quelle
della crescente speranza di vita. Su cui sta per abbattersi, silenziosa
e implacabile, la nuova tassa occulta.

(12 novembre 2009)

++
cit off
++

Francesco De Gregori – Adelante Adelante

http://www.youtube.com/watch?v=iuC-_NLGvhI

Saluti felicità,

L


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