La guerra o la battaglia dell’acqua?

Subject:
La guerra o la battaglia dell’acqua?
Date:
Wed, 18 Nov 2009 11:02:58 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.economia, it.cultura.filosofia, it.politica

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/salva-infrazioni..

++
cit on
++

IL COMMENTO
La battaglia dell’acqua
di PAOLO RUMIZ

Dunque oggi alla Camera si va alla fiducia sull’acqua. Che bisogno aveva
il governo di questo mezzo estremo per trasformare in legge un decreto,
avendo i numeri di una larga maggioranza? Che fretta c’è su un tema di
simile portata? È abbastanza intuibile. Se si affronta un iter normale,
le cose vanno per le lunghe visto che il Pd è intenzionato a dar
battaglia con l’Italia dei valori.

Entrambi i partiti hanno annunciato un fuoco di sbarramento a suon di
emendamenti. Ma se accade, la storia comincia a far rumore; e se fa
rumore

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
c’è il rischio che gli italiani mangino la foglia.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Cadrebbe la cortina di silenzio che negli ultimi anni ha avvolto il
business legato alla distribuzione del più universale e strategico dei
beni nazionali.

Il nodo è semplice. Lo Stato è in bolletta, da vent’anni non investe più
come si deve sulla rete e oggi meno che mai ha soldi per un’azione di
ammodernamento che costerebbe come otto ponti sullo stretto di Messina.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Meglio dunque lasciare la patata calda ai privati, che con meno remore
politiche potrebbero scaricare sulle tariffe il costo di un’operazione
indilazionabile, e che per la mano pubblica è una delle ultime ghiotte
occasioni di far cassa.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Da qui un decreto che, caso unico in Europa, obbliga a mettere in gara
tutti i servizi legati all’acqua e accelerarne la trasformazione in Spa,

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dimenticando che, quasi ovunque le grandi società sono entrate nel
gioco, le tariffe sono aumentate in assenza di investimenti sulla rete.

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Ovvio che meno se ne parla, meglio è. Se in Parlamento scatta la
bagarre, c’è il rischio che i Comuni virtuosi (inclusi quelli con i
colori della maggioranza), che hanno tenuto duro nel non cedere i loro
servizi alle società di Milano, Genova, Bologna e Roma, creino
un’alleanza per proteggere “l’acqua del sindaco”, cioè il loro ultimo
territorio di autogoverno e autonomia dopo la perdita dell’Ici.

Se se ne parla, può succedere che gli utenti apprendano che, laddove le
grandi società sono entrate in campo, le perdite della rete sono rimaste
le stesse, i controlli di qualità sono spesso diminuiti e magari le
tariffe sono aumentate . Magari si capisce che vi sono servizi che non
possono essere privatizzati oltre un certo limite, perché allora l’acqua
passa al mercato finanziario, diventa quotazione in borsa, e il
cittadino non ha più un sindaco con cui protestare dei disservizi, ma
solo un sordo “call center” piazzato magari a Sydney, Pechino o New
York. No, non si deve sapere che siamo di fronte a un passaggio epocale,
di quelli che cambiano tutto, come la recinzione dei pascoli liberi
nell’Inghilterra del Settecento.

Non è un caso che si sia tentato di buttare una riforma simile nel
pentolone di un decreto omnibus riguardante tutti i pubblici servizi, e
non è un caso che – durante la discussione – si sia scorporato dal
decreto medesimo il discorso il gas, i trasporti e il nodo delle
farmacie. Gas, trasporti e farmacie erano la foglia di fico. Se oggi nel
decreto su cui si pone la fiducia rimane solo l’acqua con i rifiuti,
significa che l’acqua e i rifiuti sono il grande affare indilazionabile,
l’accoppiata perfetta su cui si reggono i profitti delle multi-utility,
e parallelamente le ingordigie della criminalità organizzata. Non è un
caso che si parli tanto di “oro blu”.

La storia dell’umanità lo dice chiaro. Chi governa l’acqua, comanda. Le
prime forme di compartecipazione democratica dal basso sono nate in
Italia attorno all’uso delle sorgenti, quando i paesi e le frazioni
hanno pensato ad affrancarsi grazie all’acqua. Lo scontro non è tra
pubblico e privato, ma tra controllo delle risorse dal basso e delega
totale dei servizi, con conseguente, lucroso monopolio di alcuni. Oggi
potremmo dover rinunciare a un pezzo della nostra sovranità.

(18 novembre 2009)

++
cit off
++

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog

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