Yascha Mounk: MAGNIACCIA-CRAZIA

Subject:
Re: Will Smith e’ morto
Date:
Tue, 24 Nov 2009 14:59:59 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv
References:
1

Chenickname wrote:
>
> Non e’ vero. E’ una bufala.
>
> Intanto la notizia ha fatto il giro del mondo.
> E’ anche cosi’ che nascono i miti. Le notizie hanno una gran voglia di
> circolare, hanno una forza propria a diffondersi. Una notizia un po’
> originale/ non ha bisogno di alcun giornale/ come una freccia
> dall’arco scocca/ vola veloce di bocca in bocca.
>
> Oggi non e’ difficile smentirla, se e’ falsa, perche’ ci sono i mezzi
> di massa che sono molto potenti e possono soverchiare il passa-parola.
> Ma una volta? Una volta, quando il canale che forniva la smentita era
> lo stesso che forniva la falsa notizia ed era attenuato da un
> interesse piu’ basso? Si formava il mito. Il profeta e’ resuscitato!
> Si’, l’hanno visto due vecchie al mercato! Ha parlato al suo amico!
> L’han visto in cima al monte che pregava!
> Ma dai, son tutte balle! Zitto tu, miscredente!
>
> Qualche volta potrebbero smentirla, ma perche’ farlo? Il mito a volte
> e’ meglio. Paul McCartney avrebbe potuto fare il test del DNA con suo
> padre e cosi’ oggi noi non staremmo qua ad alimentare la leggenda che
> Paul Is Dead. Qualcuno avrebbe potuto mostrare la salma del profeta,
> ma perche farlo? Meglio farla sparire.
>
> Ciao
> Livio

No non ho detto che “Will Smith è morto”

Io penso che l’arte di dire qualcosa e negare di averla detta non vada
presa sottogamba.

Si sbaglia -a mio avviso- se si pensa che sia solo una questione di
memoria.

E’ l’attitudine -questo modo di fare- a usare l’esternazione di una
realtà deformata per apparire in senso pubblicitario: il paese dei
balocchi, poiché al popolo bue si è convinti che bisogna mentire, poiché
non capirebbe, ergo, la verità non è utile, anzi è dannosa -anzi
(meglio)- facoltativa!, a secondo delle conveninenze di che immagine si
vuole offrire.

E del resto:
Chi potrebbe dire una verità perfetta?

Non certo alcun pover uomo.

Anche solo affermare che si voleva essere ironici, come nel discorso di
Berlusconi a Schulz, -quindi- introdurre il concetto che “il tono era
ironico”, cambia -evidentemente- il senso di ciò che si afferma:

1/2
http://www.youtube.com/watch?v=v-uVN-2bbwM

2/2
http://www.youtube.com/watch?v=iIEQcfhAov4

C’è però un particolare che sembra un dettaglio -ma non lo è- che non
possiamo trascurare nell’attuale esame:

La comunicazione può essere

-servizio

-magniacciacrazia

La “MAGNIACCIA-CRAZIA”, non è un errore di battitura, magari a favore di
chi sfrutta le battone (il magnaccia), ma un nuovo termine di un
politologo di Harvard:

http://www.unita.it/news/italia/91671..

++
cit on
++

«I processi? Saranno gli alleati a far cadere Berlusconi»
di Federica Fantozzitutti gli articoli dell’autore

Yascha Mounk, giornalista e politologo di Harvard, direttore della
rivista politica The Utopian, analizza la situazione italiana
: «Un
centrodestra irresponsabile che non difende i valori democratici e un
centrosinistra inefficiente». Berlusconi? «Il pericolo maggiore per lui
non sono i processi ma i suoi alleati. Bisogna guardare con attenzione a
Fini».

La politica italiana vive il paradosso di un esecutivo sulla carta
solido e con un’ampia maggioranza parlamentare che si sta
autodistruggendo: liti tra ministri, gelo tra Berlusconi e Fini, insulti
tra Fini e Bossi. Crisi di governo o crisi di sistema?
«Per il sistema politico italiano Paolo Guzzanti ha parlato di
“mignottocrazia” evocando la serata dei Telegatti, le belle ragazze che
diventano ministro.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
A mio avviso è piuttosto una “magniacciacrazia”,
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
dove magnaccia è qualcuno interessato solo a se stesso e che utilizza il
potere per i propri scopi. È chiaro che se in una squadra ognuno ha il
proprio traguardo personale, è difficile lavorare insieme in modo
collaborativo. Questa è la situazione del governo».

Un gruppo di persone in ordine sparso?
«Berlusconi pensa ai suoi processi, Bossi al Nord. L’instabilità è
causata dall’assenza di un programma politico con obiettivi e valori
condivisi. Per forza si creano tensioni».

Cosa vede dietro l’angolo?
«Ovviamente non so se il governo cadrà. Gli italiani guardano a
Berlusconi con una certa paura per il suo potere. Ma dimenticano che non
ha la grandezza di idee nè la personalità per essere davvero pericoloso
per la democrazia. Il premier non è ideologico: si limita a perseguire i
suoi interessi».

Impegnare le Camere, i consigli dei ministri, il suo partito, per
escogitare uno scudo giudiziario efficace non è dannoso per la
governabilità del Paese, e quindi per la democrazia?
«Certo, l’accanimento a prescrivere i processi crea danni terribili. Ma
il vero rischio non è lui, che non ha nè l’immaginazione nè un programma
con valori pericolosi, è che dopo di lui arrivi qualcuno con obiettivi
più vasti. Noi diciamo: “dietro ogni zero può esserci un Nerone”.

Il peggior nemico di Berlusconi sono i giudici o i suoi alleati?
«I guai giudiziari non lo faranno cadere: può sempre varare l’ennesima
versione del processo breve. In un altro Paese sarebbe oltraggioso e
inaccettabile, ma in Italia Berlusconi resta popolare, anche grazie ai
media che possiede. Il pericolo viene dai partner di coalizione, che
però forse decideranno di liberarsi di lui perché c’è una sentenza. Le
due questioni, come vede, sono legate».

Chi potrebbe osare tagliare il cordone ombelicale? Fini?
«È il personaggio da seguire con attenzione. La sua azione è guidata
dall’ossessione di dimostrare che è un uomo diverso dal passato. Non so
se ci credo, ma è un fatto rilevante. Continuando a evocare la
Costituzione, a un certo punto potrebbe trovarsi al punto di rottura».

Quindi al Pd tocca sperare nel co-fondatore del PdL?
«L’Italia ha bisogno di un grande partito di centrodestra che difenda i
principi democratici e di un grande partito di centrosinistra. Al
momento invece ha una destra irresponsabile e una sinistra
inefficiente».

Perché il Pd non decolla?
«Vede, l’Italia non è un Paese di destra ma la maggioranza dei politici
di sinistra ritiene che lo sia. Hanno uno spettro politico lineare e
monodimensionale. Ma persone come Schroeder, Blair, Jospin e poi
Zapatero hanno capito che si può cambiare l’agenda inventando altri temi
che rendano inutile la domanda se siano di destra o di sinistra. Anzichè
preoccuparsi dei voti dei cattolici di centro, il Pd potrebbe creare una
nuova visione dell’Italia e degli italiani, come è stata la Cool
Britannia di Blair, affascinando e mobilitando così gli apolitici e gli
astenuti».

E questa «Cool Italia» che lineamenti avrebbe?
«Una concezione più laica e più moderna nei rapporti sociali. Mi ha
rattristato che Bersani, pochi giorni dopo l’insediamento, si sia detto
contro la sentenza europea che ha tolto i crocifissi dalle aule. Poi
sarebbe molto importante un movimento popolare di giovani contro il
nepotismo che vi affligge. È scandaloso che l’opposizione non faccia
nulla contro questa riedizione delle corporazioni medievali».

Lei vede una società più avanti dei suoi politici di riferimento.
«Ascoltando i politici l’Italia sembra un Paese tradizionalista e
conservatore, ma se la visiti ti rendi conto che non è così. C’è grande
spazio per un leader di sinistra carismatico».

23 novembre 2009

++
cit off
++

Forse bastava dire “potere come massimo desiderio”.

Solo il potere come massimo desiderio può portare tali deformazioni.

Il concetto che il naso lungo e le orecchie d’asino possano venire solo
nelle fiabe come a Pinocchio, ma non nel reale.

In fondo una utopia che lotta contro l’accorgersi che la vita ha un
termine per tutti e ciò che lasceremo non sono le barzellette, ma ciò
che siamo stati in grado di dire per cambiare il futuro da un incubo a
che sia un sogno di felicità ..

Will Smith non morirà mai, a secondo di ciò che -veramente- è stato.

Saluti felicità,

L

IdV Ciampino Blog

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