Draghi: le mafie “si infiltrano negli enti”

Subject:
Draghi: le mafie “si infiltrano nelle amministrazioni locali” [domanda: è la mafia che cerca la politica, o l’opposto?]
Date:
Thu, 26 Nov 2009 12:41:16 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/crisi-44/draghi-26nov/draghi-26nov.html

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cit on
++

ECONOMIA

Il governatore a un convegno a Palazzo Koch sottolinea tutti i problemi

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e le carenze del Sud: le mafie “si infiltrano nelle amministrazioni
locali”
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Draghi, allarme Mezzogiorno
“Tanta criminalità e pil deludente”

Napolitano: “Anche il Nord ha bisogno del Meridione”
Draghi, allarme Mezzogiorno “Tanta criminalità e pil deludente”

ROMA – Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, lancia
l’allarme sulla situazione del Mezzogiorno: in un convegno sul Sud in
corso a Palazzo Koch spiega che nel nostro Meridione “la criminalità
infiltra le pubbliche amministrazioni”; che “da lungo tempo” ci sono
“risultati economici deludenti”, col “divario di Pil pro capite rispetto
al Centronord che è rimasto sostanzialmente immutato per trent’anni. Per
questo occorre cambiare prospettiva: “Investire in applicazione,
piuttosto che in sussidi”.

E al convegno partecipa anche il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Che all’uscita, dopo aver ascoltato l’intervento di Draghi,
dichiara: “Tutte le parti del paese, anche il Nord, hanno bisogno che il
Mezzogiorno si sviluppi se vogliamo un recupero e il rilancio
dell’economia italiana nel suo complesso. E’ una crescita che va
sostenuta nell’avvenire”.

Il divario economico.INel suo discorso il governatore non nasconde
l’arretratezza del Sud: “Ci vive un terzo degli italiani, produce un
quarto del prodotto nazionale lordo; rimane il territorio arretrato più
esteso e più popoloso dell’area euro”. “Il processo di cambiamento è
troppo lento – continua – mentre le altre regioni europee in ritardo di
sviluppo tendono a convergere verso la media dell’area, il Mezzogiorno
non recupera terreno”. E infatti, “nel 2008 la contrazione del Pil
meridionale è stata più severa di quella del Centro Nord: -1,4% contro
-0,9%”.

Il divario nei servizi. “Scarti allarmanti di qualità” tra Centronord e
Mezzogiorno nei servizi essenziali per i cittadini e le imprese: Draghi
cita, a questo proposito, istruzione, giustizia civile, sanità, asili,
assistenza sociale, trasporto locale, gestione dei rifuti, distribuzione
idrica.

I problemi con le banche. Su questo fronte, non c’è un divario
consistente: “Non ci sono marcate divergenze nell’andamento del credito
bancario tra il Centro Nord e il Mezzogiorno. Con al crisi i prestiti
alle famiglie hanno rallentato fortemente in entrambe le aree
territoriali, continuando tuttavia a crescere di più al Sud. I prestiti
alle imprese e il costo del credito hanno avuto, pur partendo da livelli
diversi, dinamiche simili nelle due aree”.

Allarme criminalità. Anche su questo, Draghi non nasconde la gravità
della situazione: “Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della
criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni,
inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero
mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.
Questo perché “alla radice dei problemi stanno la carenza di fiducia tra
cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione al rispetto delle norme,
l’insufficiente controllo degli elettori verso gli eletti, il debole
spirito di cooperazione: è carente il ‘capitale sociale'”.

La ricetta del governatore. Eccola: “Occorre investire in applicazione,
piuttosto che in sussidi. Tradurre questa impostazione in atti concreti
di governo non è facile”. Ma “i sussidi alle imprese sono stati
generalmente ‘inefficaci’, non è pertanto dai sussidi che può venire uno
sviluppo durevole delle attività produttive”.

(26 novembre 2009)

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cit off
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Commento:

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Ci si chiede almeno dopo che l’ex ministro della giustizia Martelli
rivela (2009) con qualche anno di ritardo che “ci fu trattativa tra lo
stato e la mafia” (ai tempi della eliminazione dei magistrati Falcone e
Borsellino) se vi furono e vi siano tuttora condizionamenti o
infiltrazioni tra attività criminali e la politica.

Ci siamo forse dimenticati che Forza Italia (una costola del psi, basta
vedere come ad esempio De Michelis sia ora consulente del governo, o
grazie a chi Mr B ebbe le frequenze) fu fondata grazie all’aiuto di
Marcello Dell’Utri ..

http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Dell%27Utri

cit dal link precedente:
“Ha subito una condanna in primo grado per concorso esterno in
associazione di tipo mafioso e in Cassazione per frode fiscale”.

Ci siamo forse dimenticati che Andreotti (storico rappresentante della
DC) ..

http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti

cit dal link precedente:

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cit on
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Rapporti con la mafia

Andreotti è stato sottoposto a giudizio a Palermo per concorso esterno
in associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23
ottobre 1999, lo aveva assolto perché il fatto non sussiste, la sentenza
di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio tra i
fatti fino al 1980 e quelli successivi, stabilì che Andreotti aveva
«commesso» il «reato di partecipazione all’associazione per delinquere»
(Cosa Nostra), «concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980»,
reato però «estinto per prescrizione».

Rapporti con Michele Sindona

Secondo la Corte di Perugia ed il Tribunale di Palermo «Andreotti aveva
rapporti di antica data con molte delle persone che a vario titolo si
erano interessate della vicenda del banchiere della Banca Privata
Italiana ed esponente della loggia massonica P2 Michele Sindona, oltre
che con lo stesso Sindona.»[1]

Tali rapporti si intensificarono nel 1976, al momento del crac delle
banche di Sindona: Licio Gelli, capo della loggia P2, propose un piano
per salvare la Banca Privata Italiana all’allora Ministro della Difesa
Andreotti. Quest’ultimo, nonostante le dichiarazioni pubbliche di stima
verso Sindona, definito “il salvatore della lira”, non riuscì a fare
accettare il piano di salvataggio al Ministro del Tesoro Ugo La Malfa.
In seguito, Andreotti negò ogni suo coinvolgimento, sostenendo che il
suo interessamento per il salvataggio della Banca Privata Italiana era
solo di natura istituzionale. Tuttavia, anche durante la lunga latitanza
di Sindona all’hotel Pierre di New York, Andreotti continuò a mantenere
contatti con il banchiere, pur rivestendo il ruolo di Presidente del
Consiglio.

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cit off
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Con uno strano sincronismo Schifani è sotto attacco delle rivelazioni di
alcuni pentiti (*) e arrivano a Schifani delle intimidazioni(**) per cui i
giornali di oggi sono liberi di scegliere la linea politica: dire che lo
stato -nella persona del presidente del senato- è sotto attacco della
mafia, oppure che c’è la possibilità che Schifani avesse contatti con la
mafia cercati e non respinti (se ciò sarà provato).

(*)
link-1

(**)
link-2

Intanto Schifani, è già assodato, ebbe contatti con la mafia, ecco la
citazione:

http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Schifani

++
cit on
++

Biografia

Schifani, figlio di impiegati[1], si laureò in giurisprudenza con 110 e
lode. Nel 1979, praticante legale nello studio del deputato Giuseppe La
Loggia, fu inserito da quest’ultimo nella società di brokeraggio
assicurativo Sicula Brokers, di cui facevano parte Enrico La Loggia,
figlio di Giuseppe e futuro politico di spicco di Forza Italia, ed
alcuni soci che negli anni 1990 furono incriminati per associazione
mafiosa o concorso esterno in associazione mafiosa[2] [3]; Schifani
lasciò la società nel 1980[4], riprendendo l’attività di avvocato. Nel
1992 fondò, assieme a due soci tra cui Antonino Garofalo, rinviato a
giudizio nel 1997 per usura ed estorsione, la società di recupero
crediti GSM[3]; a causa di tale attività fu successivamente definito in
una battuta del ministro della giustizia Filippo Mancuso il “principe
del recupero crediti”[1].

Schifani, già iscritto alla Democrazia Cristiana, aderì a Forza Italia
nel febbraio 1995 e, dopo un incarico da consigliere comunale a Palermo,
fu eletto al Senato della Repubblica alle elezioni politiche italiane
del 1996 nel collegio palermitano di Altofonte-Corleone, in
rappresentanza della coalizione di centrodestra. Nella sua prima
legislatura è stato capogruppo di Forza Italia nella commissione Affari
costituzionali ed ha fatto parte della Commissione parlamentare per le
riforme costituzionali, la cosiddetta “Bicamerale”.

++
cit off
++

Infine Draghi, il governatore della Banca di Italia, ci dice che (guarda
un po’): le mafie “si infiltrano nelle amministrazioni locali”

Ma queste persone vivono sulla luna?

O pensano che la gente sia il “popolo bue”?

A mio avviso stiamo assistendo alla tecnica del “capro espiatorio”.

Sarà Mr B il capo espiatorio?

Sarà Tremonti?

Non sappiamo a chi toccherà di pagare per tutti, ma a me pare che il
problema non sia “a chi buttare addosso la croce”.

Il problema, se volessimo sforzarci di essere onesti, è “quale dovrebbe
essere il metodo di gestire una democrazia” -> chiunque sia al governo
del paese.

Provo a dire una cosa semplice:

“trasparenza, rende conto del proprio operare”

perché il proprio operare sia un servizio allo stato e non una egemonia
che cerchi immunità e protezioni.

Sul treno -giusto ieri- andavo a Roma e mi trovo ad attaccare discorso
con due sconosciuti (un uomo ed una donna).

Dopo avere commentato le notizie del giorno:

-privatizzazione dell’acqua e della protezione civile (il fatto
quotidiano del 25/11/2009)

-chi ha ucciso il trans di Marrazzo? .. siamo sicuri che i “servizi” non
ne sappiano nulla?

-operazione “bianco natale” della lega (prendere a pretesto la festa in
cui una donna non trovò posto neanche dove partorire per cacciare i
poveri e gli indifesi .. e ostentare xeno-fobia)

-cosa ha causato la crisi mondiale?

-il capitalismo ha dei problemi? e se sì .. quali?

.. la conclusione è stato un disgusto e l’affermazione che -in specie la
signora- difficilmente andranno a votare ..

Gli ho detto la mia solita tiritera:

Cercate di informarvi e votate persone valide, di qualunque partito
siano.

Falcone e Borsellino -allora- (e con loro molti altri) non saranno morti
inutilmente.

Saluti felicità,

L

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