Archivio per dicembre 2009

de Magistris: messaggio 31/12/2009

Buon Anno

Ira in Iran & partito dell’amore in Italia?

Iran: repressione dicembre 2009

Subject:
Ira in Iran & partito dell’amore in Italia?
Date:
Mon, 28 Dec 2009 10:44:47 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.politica, it.cultura.filosofia, it.media.tv

Ci si sta chiedendo -in specie su it.politica- in queste ore quale sarà
l’esito delle prossime regionali ..

Alcuni si sono lanciati anche in pronostici di un 50% delle regioni al
centro sinistra e un 50% delle regioni al centro destra.

La domanda che ci potrebbe porre, a mio avviso, è la seguente:

“Ma perché in un regime teocratico e che controlla i media come quello
iraniano ci sono -in queste ore- 15 morti per rivendicare il diritto
alla libertà di espressione e -invece- in Italia .. l’analisi politica
verte sul supposto odio a Papi?”

Veramente si è riusciti a plagiare al “culto del capo” grazie al
controllo dei media?

Nel mio piccolo io avevo previsto che Mr B & soci sarebbero crollati ben
sotto il supposto 70% dei consensi vantati prima delle europee (io
dicevo sotto il 50%) ed infatti, se andate a rivedere le percentuali
alle europee troviamo i seguenti dati:

http://www.repubblica.it/speciale/2009/elezioni/europee/index.html

centro destra:

PDL = 35,3% = 29 seggi

Lega = 10,2 % = 9 seggi

tot = 45,5 %

29+9 seggi = 38 seggi

centro sinistra

PD = 26,1% = 21 seggi

IDV = 8% = 7 seggi

UDC = 6,5% = 5 seggi

tot = 40,6%

21+7+5 seggi = 33 seggi

Ora il perché il centro destra vanti percentuali bulgare -del 70%- fino
agli ultimi interventi pubblici (per telefono) di Papi è semplice:

“Correre in soccorso al vincitore”

La cosa -in tempi normali- potrebbe anche funzionare: poiché c’è una
sola voce nei media: Papi è santo e martire .. ed è il partito
dell’amore!

E’ amore costruire centrali nucleari fra dieci anni e lasciare oggi lo
sviluppo a culo per terra?

E’ amore costruire il ponte sullo stretto nel 2017 e lasciare le regioni
meridionali ed il territorio a rischio frane e dissesto idrogeologico?

E’ amore non avere un piano di rilancio dell’economia nazionale grazie
alla ricerca e agli investimenti sulle energie ecocompatibili mentre il
clima ci dice che se non lo faremo NON avremo futuro?

E’ amore consentire l’aumento della disoccupazione?

E’ amore consentire che le forze dell’ordine non abbiano pagata neanche la benzina per uscire con le volanti?

E’ amore togliere soldi alla scuola, alla assistenza sanitaria, alla
macchina della amministrazione pubblica e a quella giudiziaria anziché
informatizzare tutti i servizi NEGANDO GLI 800 MILIONI DI EURO PER LA
BANDA LARGA e dando 5 miliardi di euro a Gheddafi?

E’ amore impedire un dibattito -in parlamento- perché ci si confronti
-da qualunque parte vengano- su proposte per risolvere la crisi ed usare solo la decretazione di emergenza come se fossimo in stato di assedio?

E’ amore “non fare prigionieri” nel servizio della RAI che avrebbe
dovuto essere pubblico?

E’ amore criminalizzare l’opposizione e dire che è stato a causa della
pacifica e democratica opposizione italiana che gli psicolabili
attaccano le autorità?

LA GENTE NON E’ STUPIDA -> NON E’ AMORE, ma il collasso del sistema
Italia.

Vi racconto un ultimo fatto: i militari -in genere- tendono ad essere di
destra.

Leggete -se volete- questo articolo su un fatto allucinante:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/forze-armate-e-privatizzate/2117172//0

.. stanno privatizzando e cartolarizzando tutti i beni pubblici
intestati alla difesa italiana ..

(e perché no .. hanno messo a ipoteca anche il tfr dei lavoratori nei
fondi dell’INPS!)

OK, qual’è la novità?

Che molte persone che vota_vano_ per Berlusconi si troveranno senza casa da qui a 120 giorni dal decreto di conversione!

Perché la “Servizi Difesa spa” metterà all’asta le loro case!

Sembra un film .. ma è vero!

Cosa pensate che succederà quando scenderanno gli operai dai tetti di
termini Imerese, e delle fabbriche che (come in Sardegna) si era
promesso di NON chiudere?

“Il vincitore sarà visto nudo lo vedranno -> come un tiranno”

Non vorrei essere nudo davanti ad un popolo arrabbiato che aveva sperato -per esempio- con Mussolini che “avremmo spezzato le reni alla Grecia!

Ma l’Italia ha un metodo pacifico, che è la mia idea, per dare un
segnale a Mr B e soci:

NON ASTENETEVI DAL VOTO!

ANDATE A VOTARE.

C’è gente che è morta -come partigiani- per darvi la possibilità della
democrazia.

La democrazia che in Iran non hanno.

Noi abbiamo la democrazia.

Non serve dire “governo ladro”

Non serve dire “sono tutti ladri”

Serve scegliere persone che NON siano del centro destra (che -per ora- è inguardabile: specie con una lega che perseguita i poveri e i negri e gli extracomunitari)

Votate chi vi pare .. ma non votate il centro destra.

Se scegliete persone oneste è anche meglio.

Vedrete che l’Italia è viola di voglia di cambiare.

http://ondaviolatv.wordpress.com/2009/12/27/noi-villan-siam-sempre-allegri/

Nel link ci sono due “Viole” che intervistate al NO B DAY inneggiano
all’amore ..

Ciao,

L

Arrivano i Nostri? No .. Arrivano i Mostri!

Precarizzazione:

Vendita di ogni ché:

Subject:
Arrivano i Nostri? No .. Arrivano i Mostri! [Difesa Servizi Spa: da l’espresso]
Date:
Sun, 27 Dec 2009 22:58:19 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.economia

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/forze-armate-e-privatizzate/2117172//0

++
cit on
++

Forze armate e privatizzate
di Gianluca Di Feo

Tutta la gestione della Difesa passa in mano a una società per azioni.
Che spenderà oltre 3 miliardi l’anno agli ordini di La Russa. Così un
ministero smette di essere pubblico

Le forze armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e
diventano una società per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No: è una
legge, che diventerà esecutiva nel giro di poche settimane. La
rivoluzione è nascosta tra i cavilli della Finanziaria, che marcia
veloce a colpi di fiducia soffocando qualunque dibattito parlamentare.
Così, in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa
diventeranno un affare privato, nelle mani di un consiglio
d’amministrazione e di dirigenti scelti soltanto dal ministro in carica,
senza controllo del Parlamento, senza trasparenza. La privatizzazione di
un intero ministero passa inosservata mentre introduce un principio
senza precedenti. Che pochi parlamentari dell’opposizione leggono
chiaramente come la prova generale di un disegno molto più ampio: lo
smantellamento dello Stato. “Ora si comincia dalla Difesa, poi si
potranno applicare le stesse regole alla Sanità, all’Istruzione, alla
Giustizia: non saranno più amministrazione pubblica, ma società
d’affari”, chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu.

Stiamo parlando di Difesa Servizi Spa, una creatura fortissimamente
voluta da Ignazio La Russa e dal sottosegretario Guido Crosetto: una
società per azioni, con le quote interamente in mano al ministero e otto
consiglieri d’amministrazione scelti dal ministro, che avrà anche
l’ultima parola sulla nomina dei dirigenti. Questa holding potrà
spendere ogni anno tra i 3 e i 5 miliardi di euro senza rispondere al
Parlamento o ad organismi neutrali. In più si metterà nel portafogli un
patrimonio di immobili ‘da valorizzare’ pari a 4 miliardi. Sono cifre
imponenti, un fatturato da multinazionale che passa di colpo dalle
regole della pubblica amministrazione a quelle del mondo privato. Ma
questa Spa avrà altre prerogative abbastanza singolari. Ed
elettrizzanti. Potrà costruire centrali energetiche d’ogni tipo
sfuggendo alle autorizzazioni degli enti locali: dal nucleare ai
termovalorizzatori, nelle basi e nelle caserme privatizzate sarà
possibile piazzare di tutto. Bruciare spazzatura o installare reattori
atomici? Signorsì! Segreto militare e interesse economico si sposeranno,
cancellando ogni parere delle comunità e ogni ruolo degli enti locali.
Comuni, province e regioni resteranno fuori dai reticolati con la
scritta ‘zona militare’, utilizzati in futuro per difendere ricchi
business. Infine, la Spa si occuperà di ‘sponsorizzazioni’. Altro
termine vago. Si useranno caccia, incrociatori e carri armati per fare
pubblicità? Qualunque ditta è pronta a investire per comparire sulle ali
delle Frecce Tricolori, che finora hanno solo propagandato l’immagine
della Nazione. Ma ci saranno consigli per gli acquisti sulle fiancate
della nuova portaerei Cavour o sugli stendardi dei reparti che sfilano
il 2 giugno in diretta tv?

Lo scippo. Quali saranno i reali poteri della Spa non è chiaro: le
regole verranno stabilite da un decreto di La Russa. Perché dopo oltre
un anno di dibattiti, il parto è avvenuto con un raid notturno che ha
inserito cinque articoletti nella Finanziaria. “In diciotto mesi la
maggioranza non ha mai voluto confrontarsi. Noi abbiamo tentato il
dialogo fino all’ultimo, loro hanno fatto un blitz per imporre la
riforma”, spiega Rosa Villecco Calipari, capogruppo Pd in commissione
Difesa: “I tagli alla Difesa sono un dato oggettivo, dovevano essere la
premessa per cercare punti di convergenza. La tutela dello Stato non può
avere differenze politiche, invece la destra ha tenuto una posizione di
scontro fino a questo scippo inserito nella Finanziaria”.

Non si capisce nemmeno quanti soldi verranno manovrati dalla holding.
Difesa Servizi gestirà tutte le forniture tranne gli armamenti, che
rimarranno nelle competenze degli Stati maggiori. Ma cosa si intende per
armamenti? Di sicuro cannoni, missili, caccia e incrociatori. E gli
elicotteri? E i camion? E i radar e i sistemi elettronici? Quest’ultima
voce ormai rappresenta la fetta più consistente dei bilanci, perché
anche il singolo paracadutista si porta addosso una serie di congegni
costosissimi. La definizione di questo confine permetterà anche di
capire se questa privatizzazione può configurare un futuro ancora più
inquietante: una sorta di duopolio bellico. Finmeccanica, holding a
controllo statale che ingaggia legioni di ex generali, oggi vende circa
il 60 per cento dei sistemi delle forze armate. E a comprarli sarà
un’altra spa: due entità alimentate con soldi pubblici che fanno affari
privati. Con burattinai politici che ne scelgono gli amministratori.
All’orizzonte sembra incarnarsi un mostro a due teste che resuscita gli
slogan degli anni Settanta. Ricordate? ‘L’imperialismo del complesso
industriale-militare’. Un fantasma che improvvisamente si materializza
nell’opera del governo Berlusconi.

Gli immobili. Questa Finanziaria in realtà realizza un altro dei sogni
rivoluzionari: l’assalto alle caserme. È una corsa agli immobili della
Difesa per fare cassa, sotto la protezione di una cortina fumogena. La
vera battaglia è quella per espugnare un patrimonio sterminato: edifici
che valgono oro nel centro di Roma, Milano, Bologna, Firenze, Torino,
Venezia. Un’altra catena di fortezze, poligoni, torri e isole in
località di grande fascino che va dalle Alpi alla Sicilia. Da dieci anni
si cerca di trovare acquirenti, con scarsi risultati: dei 345 beni ex
militari messi all’asta dal governo Prodi, il Demanio è riuscito a
piazzarne solo otto. Adesso, dopo un lungo braccio di ferro tra La Russa
e Tremonti, si sta per scatenare l’attacco finale. Con una sola
certezza: i militari verranno sconfitti, mentre sono molti a pensare che
a vincere sarà solo la speculazione. All’inizio Difesa Servizi doveva
occuparsi anche della vendita degli edifici: la nascente spa a giugno si
è presentata alla Borsa immobiliare di Cannes con tanto di brochure per
magnificare il suo catalogo. Qualche perla? L’isola di Palmaria, di
fronte a Portovenere, gioiello del Golfo dei Poeti affacciato sulle
scogliere delle Cinque Terre. L’arsenale di Venezia, con ampi volumi e
architetture suggestive, e un castello circondato dalla Laguna. La
roccaforte nell’angolo più bello di Siracusa, pronta a diventare albergo
e yacht club. La Macao, un complesso gigantesco con tanto di eliporto
nel cuore di Roma, palazzi a Prati e ai piedi dei Parioli. Aree senza
prezzo in via Monti incastonate nel centro di Milano. Ma il dicastero di
Tremonti ha puntato i piedi: proprietà e vendita restano al Tesoro, che
le affiderà a società esterne. Con un doppio benefit, secondo le
valutazioni del Pd, per renderle ancora più appetibili. Chi compra,
potrà aumentare la cubatura di un terzo. E avrà bisogno solo del
permesso del Comune: Provincia e Regione vengono tagliate fuori, aprendo
la strada a progetti lampo. Questo banchetto prevede che metà
dell’incasso vada allo Stato; ai municipi andrà dal 20 al 30 per cento;
il resto ai militari. Difesa Servizi però intanto può ‘valorizzare’ i
beni. Come? Non viene precisato. In attesa della cessione, potrà forse
affittarli o darli in concessione come alberghi, uffici o parcheggi.

Intanto però gli appetiti si stanno scatenando. E fette della torta
finiscono in pasto alle amministrazioni amiche. Con giochi di finanza
creativa. A Gianni Alemanno per Roma Capitale sono state concesse
caserme per oltre mezzo miliardo di euro. O meglio, il loro valore cash:
il Tesoro anticiperà i quattrini, da recuperare con la vendita degli
scrigni di viale Angelico, Castro Pretorio, via Guido Reni e di un paio
di fortezze ottocentesche ormai inglobate dalla metropoli. Qualcosa di
simile potrebbe essere regalato a Letizia Moratti, per lenire il vuoto
nelle casse dell’Expo: un bel pacco dono di camerate e magazzini con
vista sul Duomo. “Così le logiche diventano altre: non c’è più tutela
del bene pubblico ma l’esternalizzare fondi e beni pubblici attraverso
norme privatistiche”, dichiara Rosa Calipari Villecco, sottolineando
l’assenza di magistrati della Corte dei conti o altre figure di garanzia
nella nuova spa. Un anno fa i militari avevano manifestato insofferenza
per questa disfatta edizilia. Il capo di Stato maggiore Vincenzo
Camporini aveva fatto presente che era stato ceduto un tesoro da un
miliardo e mezzo di euro senza “adeguato contraccambio”. Oggi, come
spiega l’onorevole Calipari, “non si sa nemmeno tra quanti anni le forze
armate riceveranno i profitti delle vendite”. Eppure i generali
tacciono. Una volta ai soldati veniva insegnato ‘Credere, obbedire,
combattere’; adesso il motto della Difesa privatizzata è ‘economicità,
efficienza, produttività’. La regola dell’obbedienza è rimasta però
salda. E con i tagli al bilancio imposti da Tremonti – in un trennio
oltre 2,5 miliardi in meno – anche gli spiccioli della nuova holding
diventano vitali per tirare avanti e garantire l’efficienza di missioni
ad alto rischio, Afghanistan in testa.

Business con logo. Di sicuro, Difesa Servizi Spa sfrutterà le royalties
sui marchi delle forze armate. Un business ghiotto. Il brand di maggiore
successo è quello dell’Aeronautica. Felpe, t-shirt, giubbotti e persino
caschi con il simbolo delle Frecce Tricolori spopolano con un mercato
che non conosce distinzioni d’età e di orientamento politico. Anche
l’Esercito si è mosso sulla scia: sono stati aperti persino negozi
monomarca, con zaini e tute che sfoggiano i simboli dei corpi d’élite.
Finora gli Stati maggiori barattavano l’uso degli stemmi con
compensazioni in servizi: restauri di caserme, costruzione di palestre.
D’ora in poi, invece, i loghi saranno venduti a vantaggio della Spa.
Questo è l’unico punto chiaro della legge, che introduce sanzioni per le
mimetiche senza licenza commerciale: anche 5 mila euro di multa. “La
questione delle sponsorizzazioni è una foglia di fico per coprire altre
vergogne. Tanto più che alla difesa vanno solo briciole”, taglia corto
il senatore Scanu. E trasformare il prestigio delle bandiere in denaro,
però, non richiedeva la privatizzazione. La Marina ha appena pubblicato
sui giornali un bando per mettere all’asta lo sfruttamento della sua
insegna: si parte da 150 mila euro l’anno. Con molta trasparenza e senza
foraggiare il cda scelto dal ministro di turno.

(15 dicembre 2009)

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cit off
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Saluti,

L


IDV Ciampino Blog

Termometro Politico Intervista de Magistris (12/12/09)

Luigi de Magistris

http://www.termometropolitico.it/index.php/Politica-Interna/tp-intervista-luigi-de-magistris.html

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cit on
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Sabato 12 dicembre abbiamo intervistato Luigi De Magistris, ex magistrato ed europarlamentare dell’Italia dei valori

eletto presidente della commissione Controllo di bilancio al Parlamento europeo.

Con lui abbiamo parlato, oltre che della sua attività in Europa, di No B. Day, del congresso di Idv, del rapporto tra magistratura e politica e dei rapporti tra mafia e politica. A BREVE IL VIDEO INTEGRALE DELL’INTERVISTA

D:

Onorevole De Magistris, come valuta il No B. Day, quale ruolo può avere il “popolo viola” ed è d’accordo con chi dice che simili manifestazioni possono aiutare Berlusconi? E se no, perché?

R:

Io sono un grande fautore del No B. Day, sono stato tra i primi anche all’interno di IdV, e non solo. Quest’estate ho scritto di questo; sono convinto che noi sconfiggeremo Berlusconi, ma anche il berlusconismo e il disegno autoritario che è in atto nel Paese se mettiamo insieme un patto forte tra chi assume un ruolo di rappresentanza politica istituzionale e la democrazia partecipativa, il popolo, le masse. Questi movimenti sono fondamentali, non solo perché esercitano una pressione positiva sul mondo della politica, ma perché sono il luogo principale della politica. Quando in passato accusavano le manifestazioni di Grillo di essere l’antipolitica, cioè una manifestazione che riempì una piazza come quella di Torino che era stracolma (nessun partito oggi riesce a riempirne una così), quella è politica. Ovviamente la politica non si fa solo così, perché poi si deve incanalare nei luoghi istituzionali e di rappresentanza: ma è così che nasce. Il No B. Day è stata una grande manifestazione pacifica, di resistenza, di opposizione; credo abbia un futuro politico non nel senso che il No B. Day sarà un nuovo partito, perché lì c’erano non solo persone senza una particolare idea politica e non appartenenti a partiti, ma anche molte persone di partito, c’eravamo noi di Idv, c’era il popolo di Rifondazione, il popolo di Sinistra e libertà, i movimenti cattolici e laici, quelli nati in rete; secondo me quello è un grande laboratorio politico che io vedo non come punto di partenza perché su quello noi stiamo già lavorando, ma come uno dei passaggi attraverso cui passa la costruzione di un’alternativa di governo. Secondo me il Pd ha fatto un errore politico – o meglio, la nomenklatura del Pd, perché poi una parte del Pd c’era, il popolo ed alcuni dirigenti. Ma non un errore politico involontario; cioè non hanno partecipato non perché siano “sprovveduti”; ma un errore voluto, nel senso che hanno un’idea diversa di intendere l’alternativa di governo; però anche là vedo che c’è un dibattito aperto perché ho visto anche esponenti del Pd presenti.

D:

Anche l’Idv è in una fase “evolutiva” molto importante, e tra non molto si celebrerà un congresso. Non pensa che sia necessario un congresso “vero”, magari preceduto da delle primarie, e con più di due candidati (visto che attualmente contro Di Pietro si è candidato il solo Barbato, ed è quasi scontata la vittoria dell’attuale presidente di IdV)?

R:

Io credo che Italia dei valori si trovi effettivamente in un momento molto delicato, perché con le elezioni europee ha avuto un balzo in avanti enorme; Idv cresceva da tempo però è indubbiamente con le europee che raddoppia i voti, che sono soprattutto voti di opinione, cioè non sono voti strutturati o voti di partito. Sono voti soprattutto di opinione per la scelta coraggiosa, direi unica nel panorama politico, di Antonio Di Pietro di voler aprire moltissimo alla società civile, addirittura credo in una percentuale del 90%, cioè introducendo persone che avessero dimostrato, nella loro storia di vita, da che parte stavano, anche provenienti da impostazioni culturali e sensibilità politiche diverse. A me questo è piaciuto molto perché mi ricorda la Costituzione repubblicana, visto che ritengo che il periodo che stiamo vivendo sia il peggiore a partire dal 1948. La Costituzione repubblicana fu messa in piedi e fu realizzata da forze e personalità che venivano da realtà diverse e che però avevano a cuore la democrazia e lo stato di diritto. Adesso l’Idv si trova a dover trasformare il voto di opinione in classe dirigente, cioè deve formare una classe dirigente che rappresenti l’8%, laddove aveva una classe dirigente del 3-4%. Tra l’altro c’è anche da dire che la stessa Idv ha subito una trasformazione: nasce come una componente politica di estrazione moderata e invece ultimamente ha un’apertura molto maggiore proprio perché credo che abbia l’ambizione – soprattutto se continuiamo così con i nostri principali interlocutori del centrosinistra, in particolare col PD – di crescere ed allargarsi sempre di più, e per essere forte deve avere una classe dirigente altrettanto adeguata. Quindi è chiaro che bisogna far sì che ci siano quante più persone è possibile che si candidano ad essere classe dirigente del partito. Poi c’è il congresso, e nel congresso chiunque si vorrà candidare potrà farlo

D:

Quindi il congresso è più aperto di come viene percepito?

R:

È aperto, io personalmente non mi candido perché non intendo ricoprire ruoli di partito, ho un ruolo istituzionale in questo momento molto importante, che sto facendo con grande entusiasmo; e cercherò di dare un grande contributo alla crescita di Idv, ovviamente nella direzione che stavo dicendo adesso, cioè di forte rottura col sistema castale, niente a che vedere col consociativismo di potere e assolutamente indefettibili per quanto riguarda l’alternativa culturale e morale a questo sistema. Anche perché credo che Di Pietro possa rappresentare in questo momento in modo perfettamente ottimale questo percorso di crescita di Idv. Certo però, come dicevo prima, c’è bisogno di immissione di molta gente nuova, che non si metta una zavorra a questo progetto, dall’esterno come dall’interno.

D:

Lei ha contestato duramente il Csm che l’ha trasferita dopo un procedimento disciplinare e ha attaccato il Presidente della Repubblica, oltre naturalmente al vicepresidente del Csm Mancino: qual è la differenza tra le sue affermazioni e quelle di Berlusconi che attacca anche lui la magistratura e il Capo dello Stato? Non c’è il rischio che magari passi un messaggio di somiglianza tra voi due?

R:

No, è molto diverso. Innanzitutto il tipo di critica: Berlusconi attaca sostanzialmente i magistrati che lo vogliono processare per fatti di mafia, di corruzione, o che vogliono processare gli amici suoi, per fare semplicemente il loro dovere; io ho criticato il Csm perché non mi faceva fare il mio dovere, che è esattamente l’opposto di Berlusconi: cioè io attacco il Csm perché mi trasferisce non consentendomi di indagare. Il Csm non è la magistratura, il Csm è l’organo di autogoverno di cui fanno parte per un terzo rappresentanti politici e per due terzi rappresentanti delle correnti dei magistrati. Il Csm l’ho criticato perché ritengo che in quelle vicende abbia fortemente attentato all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, non solo nella mia vicenda ma anche in quella dei magistrati di Salerno [Apicella, Nuzzi e Verasani, ndr], si sia scritta una pagina buia della magistratura. Io da sempre, da quando sono entrato in magistratura, non difendo le patologie della magistratura, difendo l’indipendenza dei magistrati, che vanno difesi non solo dall’esterno, cioè dal potere politico, ma anche dall’interno. Io posso dire per esperienza che non è una categoria tutta rose e fiori, è una categoria come un’altra, e forse le peggiori interferenze al mio lavoro sono venute da opere di magistrati. Quindi io credo che sia questa la differenza: le critiche di Berlusconi a Napolitano sono le critiche di chi è abituato a criticare tutti, io faccio una critica che è più profonda, alla quale io non ho avuto risposta, cioè sulla vicenda giudiziaria, sul fatto che lui non abbia ritenuto di fare nulla in favore di servitori dello Stato che constrastavano il crimine organizzato. Anche le sue dichiarazioni sul protagonismo dei giudici: che cosa intendesse dire con quelle parole non l’ha mai specificato, e io sono intervenuto su queste cose. Poi credo che in democrazia la critica, purché sia fatta con continenza, si debba fare nei confronti di tutti.

D:

Lei ha parlato di “mafiosi di Stato” usando una parola molto forte che è stata poi riportata dalle agenzie di stampa: a chi si riferiva?

R:

Io faccio questo ragionamento: la mafia, dopo la stagione delle bombe – in particolare le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 e quelle di Roma, Firenze e Milano del 1993 – ha cambiato completamente strategia politica. Ha abbandonato l’attacco militiare alle istituzioni ed ha cominciato a penetrare all’interno di queste, non solo nel sistema finanziario, attraverso il rciclaggio di ingenti profitti derivanti dal traffico internazionale di droga, ma è penetrata nei meccanismi costituzionali e politici, perché si era rotto un certo modo di intendere il rapporto tra mafia e politica. […] Questo “patto” saltò a mio avviso nel gennaio del 1992, quando la Corte di Cassazione confermò la sentenza del maxiprocesso di Palermo. Come in tutte le guerre si opera con le bombe e con la diplomazia, così in quel periodo la mafia operò con le bombe e con la trattativa: le bombe servono perché la mafia dimostrò che poteva mettere in ginocchio il Paese, e quindi alzò un prezzo altissimo. Chiusa la stagione delle bombe, si chiuse secondo me la trattativa, e la mafia cominciò ad istituzionalizzarsi, e a diventare in parte governo, in parte Stato. La mafia del terzo millennio è la mafia del colletto bianco, non è la mafia dei Riina, dei Provenzano e dei Bagarella, ed è la mafia che si siede insieme alla politica, alla borghesia mafiosa nei consigli di amministrazione delle società, in Parlamento, dappertutto, e quindi ha inquinato completamente la nostra democrazia, il nostro Paese, diventando un cancro. Ovvero non c’è più Stato e anti-Stato, ma per i magistrati e per le forze dell’ordine, quelli che ancora sono rimasti che intendono indagare in questa direzione, secondo l’obbligo previsto dalla Costituzione, i principali nemici non ce li hanno tanto dalla mafia “esterna”, militare, ma ce li hanno dall’interno, cioè da quella prosecuzione della mafia che è diventata Stato, è diventata governo, è entrata nelle istituzioni e ha anche rapporti molto stretti con magistrati, con forze dell’ordine. Io oltre ad appurarlo in diverse indagini ho anche testimoniato fin dove arrivavano queste propaggini della criminalità organizzata, fino a quanto soprattutto magistrati in calabria erano collusi con ambienti della criminalità organizzata.

D:

Passiamo adesso all’Europa: con l’approvazione del Trattato di Lisbona la politica europea diventa in qualche modo più forte, anche nelle scelte dei singoli paesi: a livello di Parlamento europeo, quali margini sussistono per un’attività di controllo sull’attività legislativa dei singoli stati? E come si sta svolgendo il suo lavoro nella commissione di controllo di bilancio comunitario?

R:

La commissione di controllo sul bilancio sta lavorando alacremente, in un’ottica di trasparenza, di correttezza e di legalità nella gestione dei fondi pubblici. Noi abbiamo diverse competenze: la principale è quella di verificare come i soldi vengono spesi non solo dalle istituzioni europee, quindi i bilanci dei vari organi (Consiglio, Commissione, agenzie varie, eccetera) ma poi verificare come gli stati spendono i soldi, in particolare i Fondi Strutturali che vengono inviati in quantità enormi, miliardi di euro. Verificare se ci sono state frodi, verificare le irregolarità, il tipo di irregolrità, se si tratta di errori, di colpa, di incapacità o di dolo. E facciamo anche un altro tipo di valutazione politica, cioè il rapporto costo/benefici di un’opera pubblica: cioè un’opera pubblica finanziata dall’UE potrebbe anche essere realizzata ma risultare poi inutile. Puoi anche finanziare un’autostrada e farla veramente, però magari la fai in una campagna dove passano al massimo cinque automobili, se vai a vedere quanto hai speso non ti conviene. Questo è, dal punto di vista politico, il discorso dei fondi pubblici, perché i fondi pubblici dovrebbero soprattuto creare svuluppo economico, tutelare l’ambiente, creare lavoro, e non invece clientele, “imprenditori di fondi pubblici” e quant’altro. Su questo noi possiamo avere un ruolo non solo ex post, cioè di intervenire sul momento patologico, ma dando contezza del fatto che noi possiamo avere una funzione preventiva. Il Trattato di Lisbona, sul quale si potrebbe discutere a lungo a proposito delle luci e delle ombre, dal punto di vista del ruolo del Parlamento lo accresce notevolmente. Questo è importante perché fino ad adesso il peso fortissimo l’hanno avuto i governi in Europa, perché il Parlamento europeo aveva solo poteri molto limitati. Invece adesso passiamo in una fase di codecisione col Consiglio in materie fondamentali come il bilancio, giustizia e sicurezza, quindi il Parlamento, espressione del popolo e della sovranità popolare, diventa legislatore. Quindi io ritengo che ci sarà un tasso di democraticità in Europa considerevole. Poi è prevista anche un’altra cosa importante: noi abbiamo lanciato proprio l’altro giorno, al dibattito sulla corruzione che facevo, una campagna che faremo nel 2010 per raccogliere un milione di firme in Europa per una legislazione più forte contro la mafia e la corruzione; perché adesso col Trattato di Lisbona è prevista la possibilità di iniziativa legislativa popolare, se nei 27 stati dell’Unione si raccolgono un milione di firme, quindi è una cosa importante perché è una spinta dal basso per legiferare.
Written by :

Gianluca Borrelli

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cit off
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IDV Ciampino Blog

La politica dell’inciucio: come il PCI barattò Rai3 con le TV di Berlusconi (1984)

Subject:
La politica dell’inciucio: come il PCI barattò Rai3 con le TV di Berlusconi (1984)
Date:
Sun, 27 Dec 2009 14:41:53 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

Il Baratto:
di Michele De Lucia

1984:
Veltroni ed il PCI fanno passare il decreto Craxi “salva tv” di Mr B.
Il capogruppo alla Camera era Giorgio Napolitano.

Walter Veltroni era responsabile delle comunicazioni del PCI:
more info:

http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Veltroni

dal video:

“mancavano poche ore alla mezzanotte del 60 giorno oltre il quale
sarebbe decaduto il decreto legge che andava convertito ..

1) prima il PCI assicurò il numero legale

2) escono dall’aula non opponendo nessun ostruzionismo e il decreto
viene convertito in legge.”

Nello stesso video:

Travaglio (7:49):
“Io penso che Veltroni voleva fare carriera e per fare carriera è stato
disposto a certi compromessi .. io non ho alcun dubbio che certi finti
oppositori divenuti quinte colonne del Berlusconismo lo facciano per
soldi .. non credo (però) che questo sia il caso di Veltroni .. credo
che l’abbia fatto perché quando si aspira a far parte di una certa casta
.. si capisce che *cane non morde cane* […]”

Saluti felicità,

L

IDV Ciampino Blog

Napoli: L’assessore al bilancio Realfonzo(PD) si dimette!

Subject:
News sul sistema medievale a Napoli: L’assessore al bilancio Realfonzo(PD) si dimette!
Date:
Sat, 26 Dec 2009 10:21:00 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.economia

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2009/10-dicembre-2009/assessore-realfonzo-si-dimette-accusa–1602133195096.shtml

++
cit on
++

crisi al comune di napoli
L’assessore Realfonzo si dimette. E accusa

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
«Frange del Pd utilizzano le partecipate per il consenso»
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

di MARCO DEMARCO

NAPOLI — Entrato nella giunta dei professori formata dalla sinda­ca nel
gennaio 2009, dopo meno di un anno ne è fuori. La sua lette­ra di
dimissioni è già sulla scriva­nia di Rosa Russo Iervolino. As­sessore
Riccardo Realfonzo, per­ché?
«Posso dire di avere raggiunto il principale risultato che mi ero
pre­fisso: evitare il dissesto comunale salvaguardando le fasce sociali
più deboli. Sono molto soddisfatto per questo, ma al tempo stesso devo
constatare che negli ultimi tempi gli spazi per una vera azione di
rin­novamento della pratica politica cit­tadina si sono ridotti, fino a
scom­parire. Per questo ieri ho rassegna­to le mie dimissioni. È stata
una de­cisione meditata e sofferta, necessa­ria per rimanere coerente
con gli obiettivi di rigore, trasparenza e tu­tela dell’interesse
collettivo che ho sempre perseguito».

Quando si insediò sulla sua pol­trona di assessore al Bilancio, lei
sembrò animato dalle migliori in­tenzioni. Ci spiega che cosa è
suc­cesso dopo?
«Quando assunsi l’incarico, da un lato c’era il disastro finanziario
ereditato dalla precedente gestio­ne, e dall’altro incombeva una
gra­vissima crisi economica. Dichiarai quindi che avrei portato avanti
l’unica linea razionale possibile, fondata sul contenimento dei costi
della macchina amministrativa, sul­l’abolizione degli sprechi e delle
consulenze, sulla messa in efficien­za delle aziende comunali. Precisai
che avrei declinato tale politica in senso progressista, in difesa dei
cit­tadini colpiti dalla crisi e contra­stando le linea delle
privatizzazioni che in genere portano vantaggi per pochi e incrementi
tariffari per tut­ti. Per queste ragioni ho a più ripre­se parlato di
un’azione di rigore nel pubblico per la difesa del pubbli­co» .

E alla fine come è andata?
«Dopo undici mesi posso dire che sul versante del bilancio abbia­mo
ottenuto dei risultati rilevanti. Un esempio lampante è quello dei
debiti fuori bilancio, che nel 2008 avevano raggiunto il valore record
di cento milioni di euro. Ebbene, do­po i provvedimenti del maggio
scor­so, si è determinata una fortissima contrazione dei debiti fuori
bilan­cio, che nell’ultima ricognizione hanno appena superato i 5
milioni, contro i 22 dello stesso periodo del 2008. Solo grazie a questa
politica di rigore è stato possibile incremen­tare i rimborsi per la
Tarsu, tampo­nando gli effetti del decreto Bertola­so, che ci ha
costretto ad aumentare la tassa. Sulla gestione del bilancio credo
dunque di avere dimostrato che a Napoli si può fare buona
am­ministrazione. Diverso però è il ca­so delle società partecipate del
Co­mune. A questo riguardo, sussiste un nodo politico che è duro a
scio­gliersi, e che mi ha impedito di av­viare un’azione di
rinnovamento».

Appunto. La mancata privatiz­zazione ha fatto sì che tutti i car­rozzoni
pubblici o semi-pubblici rimanessero lì dov’erano.
«Se è per questo abbiamo avuto svariati esempi di privatizzazioni
disastrose, persino dentro il Comu­ne di Napoli, come dirò tra poco. I
problemi non si risolvono certo affi­dando ai privati il mercato
struttu­ralmente protetto dei servizi pub­blici. Basta chiedere ai
cittadini che oggi si trovano a fare i conti con le società private
dell’acqua se sono contenti dell’innalzamento delle ta­riffe. Il
problema è un altro, e verte sulla volontà o meno di far funzio­nare la
cosa pubblica. Purtroppo, salvo rare eccezioni, la realtà delle società
partecipate del Comune di Napoli resta figlia di un modo di fa­re
politica che ha avuto la meglio in questi anni, che si è annidato
so­prattutto tra le frange egemoni del Partito democratico e che sta
evi­denziando i suoi limiti e le sue de­generazioni. Mi riferisco a un
com­plesso scoordinato di strategie che puntano a proteggere interessi
par­ticolari, e che tendono a usare le partecipate come macchine per il
consenso , legate a prebende e a pri­vilegi. Sono criteri di gestione
che finiscono col mortificare i cittadini e gli stessi lavoratori delle
aziende comunali, in larghissima parte one­sti e volenterosi».

Lei fa affermazioni molto pesan­ti e, del resto, è proprio perché questa
realtà era ed è arcinota che da più parti si è indicata la via del­le
privatizzazioni.
«Pensa ancora che la vecchia lita­nia delle privatizzazioni rappresen­ti
la manna dal cielo? Ma si tratta di una ricetta chiaramente superata dai
fatti! Se il futuro ci riserva una scelta tra capitalisti imbolsiti a
cac­cia di rendite facili e politici che trat­tano la cosa pubblica come
un affa­re privato, stiamo proprio freschi. La verità è che quando è
nata la giunta dei professori , in uno scena­rio politico di emergenza,
i rapporti tra i vertici del governo comunale e i vecchi apparati erano
tesi, e que­sto apriva spazi al rinnovamento. Per una breve fase è
apparso possi­bile applicare anche alle partecipate la cultura del fare
bene . In questo senso ho spinto per una riduzione del numero dei
consiglieri di ammi­nistrazione e per contenere le remu­nerazioni dei
dirigenti, alcuni dei quali si comportano come vera e propria casta
delle partecipate. Ho evitato di avanzare mie proposte, ma mi sono
operato per chiarire che non sarebbero state prese in nessuna
considerazione figure pro­fessionali non realmente adeguate agli
incarichi. Ho anche impostato un osservatorio sui servizi pubblici
locali nell’ambito del quale i sinda­cati e le associazioni dei
consumato­ri avrebbero avuto un potere di con­trollo sulla qualità dei
servizi».

Ecco, fin qui le buone intenzio­ni. E poi?
«Per la verità non ero affatto con­siderato un portatore di buone
in­tenzioni , nell’apparato… Tutt’altro. Ad ogni modo, col passare dei
mesi la situazione politica si è normaliz­zata , i margini d’azione si
sono via via ristretti, fino ad annullarsi. È di­ventato difficile per
l’assessorato persino acquisire informazioni. Per ottenere
dall’amministratore dele­gato di Napoli Servizi alcuni sempli­ci notizie
su curriculum e incarichi dirigenziali è stata necessaria la vo­stra
campagna di stampa e la solle­vazione del Consiglio comunale. Un caso
simile è quello dell’ex as­sessore Cardillo, che fu assunto in tempi
record come direttore gene­rale dalla società Stoà, nel dicem­bre
scorso, tre giorni dopo le sue di­missioni dalla giunta e due settima­ne
prima di essere arrestato. Ebbe­ne, anche in questo caso non sono
riuscito ad avere informazioni su­gli incarichi. L’unica cosa che ho
ca­pito è che quella società non ha ri­spettato il codice etico per le
assun­zioni approvato dal Comune».

Non credo siano gli unici casi.
«Un ulteriore esempio è dato dal­la Elpis, una società mista — al 51%
del Comune e al 49% della srl mila­nese Aip — che si occupa di
affis­sioni e pubblicità. La Elpis è una specie di buco nero. E desta
stupo­re il fatto che si sia reso necessario ricorrere a privati, dal
momento che i grandi Comuni, come Milano e Roma, gestiscono direttamente
il servizio ottenendo proventi che su­perano i 14 euro per abitante,
con­tro i 2 euro di Napoli. Come dire che il Comune incassa ogni anno
circa 12 milioni in meno di quanto potrebbe. E gli abusi sono fuori da
ogni controllo. Tutto ciò la dice lun­ga sulla vulgata secondo cui i
priva­ti aumenterebbero l’efficienza. La verità è che la pretesa di
risolvere i problemi con le privatizzazioni è priva di senso, se non
quello di as­secondare gli interessi di capitali privati senza idee, a
caccia di merca­ti protetti».

Lei dice che per le pubblicizza­zioni c’è un modo giusto e uno sbagliato
per farle. Potrei dirle che lo stesso criterio vale per le
privatizzazioni: dipende tutto da come si fanno.
«Potrei ribattere che i decenni Ot­tanta e Novanta sono stati domina­ti
dalle privatizzazioni e che non è andata affatto bene. Ecco perché so­no
in tanti a ritenere che sia tempo di sperimentare politiche pubbli­che
rigorose, feroci coi parassiti, ma pubbliche. Il problema è che, con le
nefande strette di bilancio governative che incombono, pro­prio le
resistenze al cambio di men­talità nelle partecipate crea un otti­mo
alibi per le privatizzazioni. Si tratta di un pericolo che corrono tutti
i pubblici servizi, inclusa l’ac­qua. La recente decisione della giunta
regionale della Campania di privatizzare la gestione di due ac­quedotti
costituisce un preoccupan­te indizio, in questo senso. Così co­me la
volontà del cda dell’Ato 2 di continuare a ostacolare la linea
del­l’acqua pubblica rappresenta un fat­to gravissimo, che io non posso
ac­cettare dal momento che contrasta con la linea indicata in questi
mesi dal mio assessorato e soprattutto dal Consiglio comunale. Le
reticen­ze e i continui rinvii del consiglio di amministrazione dell’Ato
2 ri­schiano di portarci diritti alla priva­tizzazione dell’acqua. È
anche per lanciare un allarme su questo peri­colo che mi dimetto».

Ha valutato che le sue dimissio­ni potrebbero compromettere
ul­teriormente la tenuta del centrosi­nistra a Napoli?
«I problemi che pongo vanno ben al di là dell’esperienza specifi­ca mia
o del Comune di Napoli. A me pare infatti che in questi anni le forze di
centro-sinistra, soprattut­to nel Mezzogiorno, abbiano asse­condato uno
scivolamento verso un uso particolaristico dei servizi pubblici, forse
anche in base al­l’idea che le politiche di effettivo in­teresse
collettivo non avrebbero re­so, in termini di voti, quanto le ge­stioni
piegate a fini specifici, e al li­mite clientelari. Ecco, io credo che
questa logica sia stata disastrosa, per motivi non solo etici ma anche
strettamente politici. Il motivo è semplice: sul terreno degli
interes­si particolari le destre riescono mol­to meglio, e quindi
inseguendole o si finisce per diventare esattamen­te uguali a loro,
oppure si perde. Te­mo fortemente che possa essere proprio questo il
triste bivio della politica prossima ventura. Eppure le forze vive e
oneste in questa città ci sono e mi sono state vicine, in questi mesi.
La loro voglia di riscat­to è tanta. Mi dimetto anche per da­re una
chance futura alle loro istan­ze. Dopotutto gli uomini possono passare,
ma le idee se sono buone restano in gioco, e se riescono a dif­fondersi
alla fine si impongono».

10 dicembre 2009

++
cit off
++

Commento di de Magistris:

Chi è Realfonzo?

su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Realfonzo

sul suo blog:
http://www.riccardorealfonzo.com/

Saluti felicità,

L

IDV Ciampino Blog

Inaugurato il ponte sul nulla .. il 23/12/2009

Subject:
Finalmente il ponte sul nulla [23 dic 2009 inaugurati i lavori per il ponte sullo stretto][da ilgiornale.it]
Date:
Fri, 25 Dec 2009 16:01:21 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.media.tv, it.politica

Ficarra e Picone sul ponte:

http://www.ilgiornale.it/interni/il_ponte_stretto_nasce_in_calabria_via_primo_cantiere/24-12-2009/articolo-id=409288-page=0-comments=1

++
cit on
++

Il Ponte sullo Stretto nasce in Calabria: via al primo cantiere

Taglio del nastro a Cannitello, in provincia di Reggio. Il ministro
Matteoli: “Abbiamo mantenuto l’impegno”

di Natale Bruno

La prima pietra c’è, il cantiere pure. Ma le polemiche non mancano.
Nasce con strascichi al vetriolo il ponte sullo Stretto di Messina.
Ieri, 23 dicembre data storica: è stato avviato il primo cantiere per la
realizzazione della grande opera, la deviazione della linea ferroviaria
tirrenica in corrispondenza di «Cannitello». Un atto propedeutico che
servirà a risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre
del ponte, dal lato Calabria, costerà 26 milioni di euro, e rappresenta
la prima fase del progetto di spostamento a monte della linea
ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria. Ma se da una parte c’è chi
canta vittoria, per l’inizio del lavori ai quali avrebbe dovuto
partecipare il premier Silvio Berlusconi, prima dei fatti di Milano,
dall’altra non mancano gli oppositori.
Ieri mattina, a «tagliare il nastro» il ministro delle Infrastruttrure e
dei trasporti, Altero Matteoli che ha subito voluto fugare ogni dubbio
attorno alla realizzazione della mega struttura: «Abbiamo mantenuto
l’impegno e non intendiamo edificare una cattedrale nel deserto»,
spiegando poi come questi lavori siano «propedeutici per costruire il
ponte, ma indispensabili per mettere in sicurezza una parte del
territorio in Calabria e in Sicilia». Secondo il capo del dicastero ai
Trasporti il «ponte è un’infrastruttura di livello europeo essendo un
segmento cruciale del corridoio Berlino-Palermo». Un’opera che dovrebbe
«rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno».
I lavori, affidati al contraente generale Eurolink, aggiudicatario della
gara internazionale per la realizzazione del ponte, riguarderanno nella
prima fase tutte le attività preliminari relative all’autorizzazione per
l’occupazione delle aree, alle attività di bonifica da ordigni bellici,
alla messa in sicurezza e disboscamento dell’area di cantiere e alle
attività di indagine per l’individuazione di eventuali aree da
bonificare. I lavori per la nuova linea ferroviaria dureranno 18 mesi e
vi parteciperanno principalmente imprese locali.
Soddisfatto l’amministratore delegato della società «Stretto di
Messina», Pietro Ciucci che ha ricordato che il 2009 è stato un anno
decisivo per la ripartenza del ponte. «Quest’anno, ha spiegato
l’amministratore delegato della Stretto di Messina – abbiamo superato,
con il costante sostegno del Governo e in particolare del ministro delle
Infrastrutture tutte le problematiche dovute al blocco dell’opera del
2006. Abbiamo firmato gli accordi con le imprese, aggiornato e
stipulato, con il concedente ministero delle Infrastrutture la
convenzione con allegato il nuovo Piano finanziario, due giorni fa è
stato approvato l’aumento di capitale della Società Stretto di Messina
per 900 milioni di euro».
Duro, invece, il Wwf Italia, da sempre contrario alla realizzazione
della campata che unirà Sicilia e Calabria, secondo cui non vengono
fatti gli interessi dei cittadini e dello Stato, ma quelli dei
costruttori: «A Cannitello il Governo ha deciso di mantenere la falsa
inaugurazione del ponte, fingendo di ignorare i tempi delle procedure
autorizzative, che saranno ottimisticamente perfezionate nel
febbraio-marzo 2010, e l’esistenza del contenzioso con la Regione
Calabria».
Tremilaseicentonovanta metri la lunghezza della campata sospesa, 60,4
metri la larghezza dell’impalcato, 382,60 metri l’altezza delle torri,
5.300 metri la lunghezza complessiva dei cavi, 44.352 fili di acciaio
per cavo. Sono solo alcuni dei numeri del progetto tecnico.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Apertura al traffico prevista per il primo gennaio 2017.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
(ndr: +/- quando saranno pronte le centrali nucleari ..)

++
cit off
++

5:45 del video ..

“Grazie di avere scelto noi”,

Saluti,

L

P.S.
Un ponte talmente bello che ci verranno tutti .. dovessero prendere il
traghetto!

: – )

IDV Ciampino Blog


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