Napoli: L’assessore al bilancio Realfonzo(PD) si dimette!

Subject:
News sul sistema medievale a Napoli: L’assessore al bilancio Realfonzo(PD) si dimette!
Date:
Sat, 26 Dec 2009 10:21:00 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.economia

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2009/10-dicembre-2009/assessore-realfonzo-si-dimette-accusa–1602133195096.shtml

++
cit on
++

crisi al comune di napoli
L’assessore Realfonzo si dimette. E accusa

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«Frange del Pd utilizzano le partecipate per il consenso»
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

di MARCO DEMARCO

NAPOLI — Entrato nella giunta dei professori formata dalla sinda­ca nel
gennaio 2009, dopo meno di un anno ne è fuori. La sua lette­ra di
dimissioni è già sulla scriva­nia di Rosa Russo Iervolino. As­sessore
Riccardo Realfonzo, per­ché?
«Posso dire di avere raggiunto il principale risultato che mi ero
pre­fisso: evitare il dissesto comunale salvaguardando le fasce sociali
più deboli. Sono molto soddisfatto per questo, ma al tempo stesso devo
constatare che negli ultimi tempi gli spazi per una vera azione di
rin­novamento della pratica politica cit­tadina si sono ridotti, fino a
scom­parire. Per questo ieri ho rassegna­to le mie dimissioni. È stata
una de­cisione meditata e sofferta, necessa­ria per rimanere coerente
con gli obiettivi di rigore, trasparenza e tu­tela dell’interesse
collettivo che ho sempre perseguito».

Quando si insediò sulla sua pol­trona di assessore al Bilancio, lei
sembrò animato dalle migliori in­tenzioni. Ci spiega che cosa è
suc­cesso dopo?
«Quando assunsi l’incarico, da un lato c’era il disastro finanziario
ereditato dalla precedente gestio­ne, e dall’altro incombeva una
gra­vissima crisi economica. Dichiarai quindi che avrei portato avanti
l’unica linea razionale possibile, fondata sul contenimento dei costi
della macchina amministrativa, sul­l’abolizione degli sprechi e delle
consulenze, sulla messa in efficien­za delle aziende comunali. Precisai
che avrei declinato tale politica in senso progressista, in difesa dei
cit­tadini colpiti dalla crisi e contra­stando le linea delle
privatizzazioni che in genere portano vantaggi per pochi e incrementi
tariffari per tut­ti. Per queste ragioni ho a più ripre­se parlato di
un’azione di rigore nel pubblico per la difesa del pubbli­co» .

E alla fine come è andata?
«Dopo undici mesi posso dire che sul versante del bilancio abbia­mo
ottenuto dei risultati rilevanti. Un esempio lampante è quello dei
debiti fuori bilancio, che nel 2008 avevano raggiunto il valore record
di cento milioni di euro. Ebbene, do­po i provvedimenti del maggio
scor­so, si è determinata una fortissima contrazione dei debiti fuori
bilan­cio, che nell’ultima ricognizione hanno appena superato i 5
milioni, contro i 22 dello stesso periodo del 2008. Solo grazie a questa
politica di rigore è stato possibile incremen­tare i rimborsi per la
Tarsu, tampo­nando gli effetti del decreto Bertola­so, che ci ha
costretto ad aumentare la tassa. Sulla gestione del bilancio credo
dunque di avere dimostrato che a Napoli si può fare buona
am­ministrazione. Diverso però è il ca­so delle società partecipate del
Co­mune. A questo riguardo, sussiste un nodo politico che è duro a
scio­gliersi, e che mi ha impedito di av­viare un’azione di
rinnovamento».

Appunto. La mancata privatiz­zazione ha fatto sì che tutti i car­rozzoni
pubblici o semi-pubblici rimanessero lì dov’erano.
«Se è per questo abbiamo avuto svariati esempi di privatizzazioni
disastrose, persino dentro il Comu­ne di Napoli, come dirò tra poco. I
problemi non si risolvono certo affi­dando ai privati il mercato
struttu­ralmente protetto dei servizi pub­blici. Basta chiedere ai
cittadini che oggi si trovano a fare i conti con le società private
dell’acqua se sono contenti dell’innalzamento delle ta­riffe. Il
problema è un altro, e verte sulla volontà o meno di far funzio­nare la
cosa pubblica. Purtroppo, salvo rare eccezioni, la realtà delle società
partecipate del Comune di Napoli resta figlia di un modo di fa­re
politica che ha avuto la meglio in questi anni, che si è annidato
so­prattutto tra le frange egemoni del Partito democratico e che sta
evi­denziando i suoi limiti e le sue de­generazioni. Mi riferisco a un
com­plesso scoordinato di strategie che puntano a proteggere interessi
par­ticolari, e che tendono a usare le partecipate come macchine per il
consenso , legate a prebende e a pri­vilegi. Sono criteri di gestione
che finiscono col mortificare i cittadini e gli stessi lavoratori delle
aziende comunali, in larghissima parte one­sti e volenterosi».

Lei fa affermazioni molto pesan­ti e, del resto, è proprio perché questa
realtà era ed è arcinota che da più parti si è indicata la via del­le
privatizzazioni.
«Pensa ancora che la vecchia lita­nia delle privatizzazioni rappresen­ti
la manna dal cielo? Ma si tratta di una ricetta chiaramente superata dai
fatti! Se il futuro ci riserva una scelta tra capitalisti imbolsiti a
cac­cia di rendite facili e politici che trat­tano la cosa pubblica come
un affa­re privato, stiamo proprio freschi. La verità è che quando è
nata la giunta dei professori , in uno scena­rio politico di emergenza,
i rapporti tra i vertici del governo comunale e i vecchi apparati erano
tesi, e que­sto apriva spazi al rinnovamento. Per una breve fase è
apparso possi­bile applicare anche alle partecipate la cultura del fare
bene . In questo senso ho spinto per una riduzione del numero dei
consiglieri di ammi­nistrazione e per contenere le remu­nerazioni dei
dirigenti, alcuni dei quali si comportano come vera e propria casta
delle partecipate. Ho evitato di avanzare mie proposte, ma mi sono
operato per chiarire che non sarebbero state prese in nessuna
considerazione figure pro­fessionali non realmente adeguate agli
incarichi. Ho anche impostato un osservatorio sui servizi pubblici
locali nell’ambito del quale i sinda­cati e le associazioni dei
consumato­ri avrebbero avuto un potere di con­trollo sulla qualità dei
servizi».

Ecco, fin qui le buone intenzio­ni. E poi?
«Per la verità non ero affatto con­siderato un portatore di buone
in­tenzioni , nell’apparato… Tutt’altro. Ad ogni modo, col passare dei
mesi la situazione politica si è normaliz­zata , i margini d’azione si
sono via via ristretti, fino ad annullarsi. È di­ventato difficile per
l’assessorato persino acquisire informazioni. Per ottenere
dall’amministratore dele­gato di Napoli Servizi alcuni sempli­ci notizie
su curriculum e incarichi dirigenziali è stata necessaria la vo­stra
campagna di stampa e la solle­vazione del Consiglio comunale. Un caso
simile è quello dell’ex as­sessore Cardillo, che fu assunto in tempi
record come direttore gene­rale dalla società Stoà, nel dicem­bre
scorso, tre giorni dopo le sue di­missioni dalla giunta e due settima­ne
prima di essere arrestato. Ebbe­ne, anche in questo caso non sono
riuscito ad avere informazioni su­gli incarichi. L’unica cosa che ho
ca­pito è che quella società non ha ri­spettato il codice etico per le
assun­zioni approvato dal Comune».

Non credo siano gli unici casi.
«Un ulteriore esempio è dato dal­la Elpis, una società mista — al 51%
del Comune e al 49% della srl mila­nese Aip — che si occupa di
affis­sioni e pubblicità. La Elpis è una specie di buco nero. E desta
stupo­re il fatto che si sia reso necessario ricorrere a privati, dal
momento che i grandi Comuni, come Milano e Roma, gestiscono direttamente
il servizio ottenendo proventi che su­perano i 14 euro per abitante,
con­tro i 2 euro di Napoli. Come dire che il Comune incassa ogni anno
circa 12 milioni in meno di quanto potrebbe. E gli abusi sono fuori da
ogni controllo. Tutto ciò la dice lun­ga sulla vulgata secondo cui i
priva­ti aumenterebbero l’efficienza. La verità è che la pretesa di
risolvere i problemi con le privatizzazioni è priva di senso, se non
quello di as­secondare gli interessi di capitali privati senza idee, a
caccia di merca­ti protetti».

Lei dice che per le pubblicizza­zioni c’è un modo giusto e uno sbagliato
per farle. Potrei dirle che lo stesso criterio vale per le
privatizzazioni: dipende tutto da come si fanno.
«Potrei ribattere che i decenni Ot­tanta e Novanta sono stati domina­ti
dalle privatizzazioni e che non è andata affatto bene. Ecco perché so­no
in tanti a ritenere che sia tempo di sperimentare politiche pubbli­che
rigorose, feroci coi parassiti, ma pubbliche. Il problema è che, con le
nefande strette di bilancio governative che incombono, pro­prio le
resistenze al cambio di men­talità nelle partecipate crea un otti­mo
alibi per le privatizzazioni. Si tratta di un pericolo che corrono tutti
i pubblici servizi, inclusa l’ac­qua. La recente decisione della giunta
regionale della Campania di privatizzare la gestione di due ac­quedotti
costituisce un preoccupan­te indizio, in questo senso. Così co­me la
volontà del cda dell’Ato 2 di continuare a ostacolare la linea
del­l’acqua pubblica rappresenta un fat­to gravissimo, che io non posso
ac­cettare dal momento che contrasta con la linea indicata in questi
mesi dal mio assessorato e soprattutto dal Consiglio comunale. Le
reticen­ze e i continui rinvii del consiglio di amministrazione dell’Ato
2 ri­schiano di portarci diritti alla priva­tizzazione dell’acqua. È
anche per lanciare un allarme su questo peri­colo che mi dimetto».

Ha valutato che le sue dimissio­ni potrebbero compromettere
ul­teriormente la tenuta del centrosi­nistra a Napoli?
«I problemi che pongo vanno ben al di là dell’esperienza specifi­ca mia
o del Comune di Napoli. A me pare infatti che in questi anni le forze di
centro-sinistra, soprattut­to nel Mezzogiorno, abbiano asse­condato uno
scivolamento verso un uso particolaristico dei servizi pubblici, forse
anche in base al­l’idea che le politiche di effettivo in­teresse
collettivo non avrebbero re­so, in termini di voti, quanto le ge­stioni
piegate a fini specifici, e al li­mite clientelari. Ecco, io credo che
questa logica sia stata disastrosa, per motivi non solo etici ma anche
strettamente politici. Il motivo è semplice: sul terreno degli
interes­si particolari le destre riescono mol­to meglio, e quindi
inseguendole o si finisce per diventare esattamen­te uguali a loro,
oppure si perde. Te­mo fortemente che possa essere proprio questo il
triste bivio della politica prossima ventura. Eppure le forze vive e
oneste in questa città ci sono e mi sono state vicine, in questi mesi.
La loro voglia di riscat­to è tanta. Mi dimetto anche per da­re una
chance futura alle loro istan­ze. Dopotutto gli uomini possono passare,
ma le idee se sono buone restano in gioco, e se riescono a dif­fondersi
alla fine si impongono».

10 dicembre 2009

++
cit off
++

Commento di de Magistris:

Chi è Realfonzo?

su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Realfonzo

sul suo blog:
http://www.riccardorealfonzo.com/

Saluti felicità,

L

IDV Ciampino Blog

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